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Cos’è l’assegno universale di Matteo Renzi

Non chiamatelo reddito minimo garantito ma “assegno universale”. Così il segretario del Pd Matteo Renzi nel suo Job Act ha ipotizzato una forma di sostegno in caso di perdita del posto di lavoro. Una somma che però prevede degli “obblighi” da seguire in caso di recepimento: seguire un corso professionale e non rifiutare più di una proposta di impiego. «Qui c’è un sommario, con le prime azioni concrete, formulato insieme ai ragazzi della segreteria a partire da Marianna, che si occupa di lavoro, e di Filippo, che è responsabile economia. Nella prossima settimana lo arricchiremo con le osservazioni ricevute e lo discuteremo nella direzione del Pd del 16 gennaio. Nessuno si senta escluso – ha invitato Renzi nella sua newsletter – è un documento aperto, politico, che diventerà entro un mese un vero e proprio documento tecnico». Ma cosa è l’assegno universale?

Matteo Renzi assegno universale (3)

L’ASSEGNO UNIVERSALE SUI QUOTIDIANI – Come figura l’idea sui giornali italiani? Sostanzialmente attennendosi a quello che ha proposto rigo per rigo il segretario Pd. Sul Corriere Dino Martirano parla delle cinque cartelle di Renzi che rivoluzionerebbero il mercato del lavoro:

Le pillole ora sono diventate un sommario lungo 5 cartelle che introduce anche «l’assegno universale» per chi perde il lavoro ed è disposto a seguire un corso di formazione e a non rifiutare una nuova proposta di impiego. Tra le regole da cambiare c’è infine anche la legge sulla rappresentanza sindacale mentre nel documento non c’è traccia dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L’accelerazione del segretario ha obbligato i fedelissimi del sindaco cui è stato affidato il dossier lavoro, la deputata Marianna Madia e l’economista Filippo Taddei, ad una vera e propria rincorsa.

Sempre sul Corriere l’analisi di Enrico Marro punta sul nodo “irrisolto” dell’articolo 18:

E questo nonostante la bozza diffusa ieri sera stia per esempio ben attenta a non citare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che regola i licenziamenti individuali. La norma non viene tirata direttamente in ballo, ma si conferma che il Pd vuole attivare un «processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti». Un percorso tutto da costruire, ma il cui approdo sarebbe un contratto
che in una prima fase (da uno a tre anni, secondo alcune ipotesi) lascia alle aziende una libertà sostanziale di licenziamento, una sorta di periodo di prova allungato. Il tutto bilanciato da uno sfoltimento della giungla contrattuale, limitando quindi le forme flessibili, e dalla previsione di un «assegno universale per chi perde il posto di lavoro» esteso anche a chi «oggi non ne avrebbe diritto», con l’obbligo però di seguire un corso di formazione professionale.

Mentre Repubblica in un pezzo a firma di Giovanna Casadio spiega:

Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro. Agenzia unica federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.

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(Comitato elettorale per la segreteria Pd a Roma)

E IN EUROPA? – Si tratta di una sorta di indennità di disoccupazione? L’Europa ci stava già pensando su. Il commissario agli Affari Sociali László Andor diffuse quest’autunno una comunicazione agli altri organismi comunitari sulla dimensione sociale dell’unione economica e monetaria. Dentro era contenuta la proposta di un budget amministrato dall’eurozona, che sia dotato di risorse fiscali per appoggiare gli stati membri nel ridurre l’impatto degli shock asimmetrici. L’idea di una assegno europeo lanciata dalla commissione europea non è stata però ben apprezzata da chi vive una disoccupazione molto bassa, come l’Austria (4,9%) e la Germania (5,2%). Il quotidiano Die Welt per esempio prese nettamente una posizione contraria. Nel Regno Unito per esempio il sussidio di disoccupazione viene chiamato unemployment benefit. Si tratta di circa 67 sterline (75 euro) a settimana per i maggiori di 25 anni e 53,45 sterline tra i 18 e i 24 anni: Cifre per chi ha già un reddito perché in caso contrario la cifra sale. Sotto il Big Ben c’è un tempo massimo di ricerca: 182 giorni. In Germania invece per richiedere l’assegno occorre essere stati assicurati per almeno 12 mesi negli ultimi due anni. Gran parte dei Paesi dell’Unione richiedono la dimostrazione attiva di una ricerca di impiego. Nella bozza di Job Act non è ancora indicato in che modo verrà finanziato l’assegno e sopratutto che fine faranno i nostri classici ammortizzatori sociali.

I CONTORNI – Con l’assegno universale (che dovrebbe esser percepito a prescindere dal livello di reddito) si aggiungono altre misure per l’impiego. Una di queste è la riduzione delle forme contrattuali «che ora sono oltre 40» e una sola «Agenzia unica federale» che coordini e indirizzi i vari centri per l’impiego, gestendo la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali. Non solo, secondo Renzi si dovrà creare una legge sulla rappresentatività sindacale con presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori “nei Cda delle grandi aziende”. La discussione è aperta. Il segretario democratico sa già che non sarà cosa facile: «Ci saranno polemiche e resistenze però è il modo per vincere la paura e le incertezze». Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera invita alla prudenza su Repubblica: «Non vorrei si trattasse solo di buoni propositi. Il piano è ambizioso e va studiato attentamente. Ripeto: bene la semplificazione, a patto che non sia de-regolazione e diminuzione dei diritti».