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Nazimalisti al potere

I Nazimalisti erano gente apparentemente normale, ma accomunata da un sentimento prevalente: la delusione verso il genere umano.

LA DELUSIONE – Divorzi, licenziamenti, rapine, stupri, soprusi vari, esperienze belliche e maltrattamenti famigliari erano spesso alla base di questa delusione che li portava a proiettare i propri bisogni di protezione, accudimento e amore unicamente sugli animali. Molti di loro vivevano in compagnia di decine di gatti, cani, criceti, pappagalli, etc. Amavano così tanto gli animali che se un povero cristo investiva un capriolo e sbatteva la testa sul parabrezza, perdendo i sensi, il passante nazimalista avrebbe soccorso di sicuro prima l’animale del conducente. Potevi incontrarli in treno e farci due chiacchere del più e del meno, parlando di calcio, politica, viaggi e sembravano persone affabili e simpatiche. Se però malauguratamente incappavi sull’argomento dei diritti animali poteva essere la tua fine, se non la pensavi come loro.

IDEE E ALTRO – Le idee in tal senso raggiungevano toni quasi deliranti: perché le balene non possono votare, se un cane somalo arriva in Italia illegalmente bisogna dargli la cittadinanza, anche i gatti devono poter scegliere di abortire, i porcellini d’India non hanno ancora accesso all’eutanasia, e altre questioni spinose. Dopo un bestiale colpo di stato, il primo provvedimento del generale dei Nazimalisti, fu di inserire nel parlamento una rappresentanza di ratti e maiali (sostituendo quelli metaforici con quelli veri). Dopo un mese vennero internati nei campi di concentramento medici, veterinari, macellai, allevatori di galline e amministratori delegati delle case farmaceutiche.

DELLA REALTA’ E D’ALTRE COSE – La pet-therapy divenne l’unica forma di terapia accettata per tutte le malattie, dai tumori alle fratture. Ci si accorse dopo pochi mesi che un sacco di gente moriva a causa delle malattie dei reni, su cui la pet-therapy non funzionava tanto bene, così il ministero della Salute, presieduto da un cavallo da corsa, propose di riprendere la ricerca sui farmaci, usando come cavie gli esseri umani anziani. A quel punto un elefante, che conosceva le miserie della terza età, insorse empaticamente a difesa dei vecchi uomini-cavia e iniziò uno sciopero della fame. Questa volta avete davvero esagerato, barrì il quadrupede.