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Beppe Grillo e la lettera dell’avvocato contro gli attivisti che volevano la democrazia

Ancora aria di epurazione e veti in casa del Movimento 5 Stelle. Sulle pagine pentastellate di Facebook è spuntata infatti una lettera datata 28 maggio proveniente dallo studio legale Squassi e Montefusco (del quale si serve Beppe Grillo) che accusa agli amministratori del MeetUp Parlamento 5 Stelle di utilizzare in maniera impropria il nome e il marchio del partito fondato dal comico genovese.

 

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LA LETTERA DEI LEGALI DI GRILLO – La lettera firmata dall’avvocato Michelangelo Montefusco spiega ai gestori delle pagine web che nel loro forum «vengono spesi nomi e segni riproduttivi del marchio registrato ‘Movimento 5 Stelle’ di proprietà esclusiva, quest’ultimo, del mio cliente». Dunque, il legale di Grillo ricorda che nessuno può porsi come interlocutore tra i parlamentari e i simpatizzanti del partito. «Vi invito – conclude Montefusco – a voler cessare immediatamente l’uso e il riferimento diretto, indiretto o anche solo per allusione al nome od ai marchi di proprietà del sig. Grillo, uniformandoVi alle regole comportamentali e procedurali osservate da quanti si rispecchino nelle attività del Movimento 5 Stelle».

LA PIATTAFORMA CHE MANCA – Le parole diffuse sul web hanno ovviamente innescato un’ondata di accuse nei confronti del partito da parte degli stessi sostenitori. O, meglio, dai sostenitori interessati alla creazione di una vera piattaforma tecnologica per l’attuazione della democrazia diretta, un luogo virtuale dove tutti i cittadini ed elettori del Movimento possono democraticamente votare ed esprimersi sulle decisioni e sui provvedimenti che poi dovrebbero in seguito essere promossi o bocciati dai rappresentanti in Parlamento. Il MeetUp Parlamento 5 Stelle era nato proprio per questo, «per lo sviluppo e la presentazione delle proposte di legge ai parlamentari M5S». Scrivevano i fondatori nella pagina di presentazione: «Nell’attesa sia creata la piattaforma ufficiale per votare le proposte di legge, sentivamo la necessità di uno strumento per cominciare a lavorare in questo senso. Con questo scopo è nato il Gruppo: Parlamento a 5 Stelle, con il preciso intento di convogliare le idee degli Attivisti del Movimento e permettere agli Eletti del 5 stelle di attingere a questa enorme risorsa che sono le idee proveniente da migliaia di cittadini attivi e presentare queste idee come leggi in parlamento».

 

 

LE REAZIONI – Il progetto sembra insomma essere svanito. E l’attuazione della democrazia diretta sempre meno probabile. Michele Morini, che ha pubblicato su Facebook gli stamp della missiva dello studio Squassi e Montefusco, sulla bacheca della pagina Solo 5 Stelle, denuncia:

Alcuni contatti dell’m5s mi fanno sapere or ora che le epurazioni stanno continuando nel silenzio mediatico… girano scan di lettere della Squassi & Montefusco (i legali di Grillo) con gli indirizzi dei destinatari cancellati. Si mormora nei pvt del web, ci si chiede a chi sia toccata questa volta.

Secondo quanto fa sapere Morini, la lettera dei legali di Grillo e del Movimento 5 Stelle è indirizzata ad una quindicina di persone, ma solo uno dei nomi (quello di tale Fausto Mura) sarebbe visibile. Sarebbero invece oscurati i dati relativi a 14 destinarari. Il simpatizzante grillino, tra le righe, aggiunge:

Non so quanto possa valere ma fra gli organizer di quel gruppo spiccano Davide barillari nonchè Davide Bono.

Non sembrano entusiasti nemmeno gli altri commentatori di Facebook. Un utente di nome Lorenzo commenta così l’ennesima minaccia alla libertà di azione legata soprattutto alla titolarità del marchio 5 Stelle e ai veti calati dall’alto: «Il silenzio non è affatto mediatico, il silenzio è di tutti quelli che stanno attorno agli espulsi e si bagnano i pantaloni dalla paura di dire quello che pensano… un problema vecchio come il totalitarismo». E ancora: «Un film già visto tante volte …meetup che dissentono, si smuove un piccolo terremoto, cadono poche teste (le migliori), dopo due mesi nessuno ne parla più …e non perchè se ne siano dimenticati». Rossano scrive: «Hanno osato porsi il problema di come scegliere i candidati per le europee…..non sapendo che c’è gente che si e’ tirata indietro alle parlamentarie aspettando questo momento. E Grillo deve accontentare piu’ di un grillino della prima ora. Senza fare nomi». Qualche altro, infine, si limita alle battute: «Iperdemocrazia!».

LA DEMOCRAZIA PENTASTELLATA – Il caso di Parlamento 5 Stelle non è certamente l’unico caso di conflitto tra leader nazionale e attivisti relativa alla democrazia diretta interna. Poche settimane fa, ad esempio, Beppe Grillo ha sconfessato una parte del MoVimento 5 Stelle sardo che si era riunito per la presentazione delle proposte di candidatura alla carica di governatore regionale. Ma soprattutto, nei mesi scorsi, ha smentito l’esistenza di luoghi decisionali diversi dal proprio blog, sul web. «Si ricorda che non esistono applicazioni certificate al di fuori di quelle del blog», ha ricordato il comico con un post scriptum quando si sono diffusi malumori per la linea politica calata dall’alto. Il Parlamento 5 Stelle, progetto nato per iniziativa di una costola laziale del Movimento 5 Stelle curato da Davide Barillari, era nato proprio per mettere finalmente in pratica la democrazia diretta. Il suo oscuramento può ridurre ancora il margine di libertà decisionale più volte annunciato. Anche in virtù della rinuncia alla piattaforma Airesis, dove i gruppi grillini possono vantare mediamente poche decine di iscritti. E pensare che era stato proprio Grillo, a marzo, ad annunciare la rivoluzione.

(Fonte foto: LaPresse / Facebook / Parlamento 5 Stelle)

Edit: Michele Morini era stato erroneamente indicato come attivista M5S nell’articolo. Ci scusiamo per l’errore.