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Professione biscazziere: come ti metto in mutande politici e ricconi

«Perché il gioco d’azzardo è un mondo a parte. Io lo chiamo un microcosmo che ha le sue leggi ripetto alla società. Se per esempio Marilyn Monroe entrasse nuda dentro una bisca non la guarderebbe nessuno. Sono più importanti le carte che escono non il suo sedere». Un pittore sa ben dipingere le sfumature della realtà, un biscazziere sa quanto può valere un banco e quanto possano valere le persone che vi si siedono intorno. Giovanni Bruzzi, toscano, classe ’36, ha fatto entrambe le cose. Pittore affermato con oltre cento mostre alle spalle ed una professione che nel 2006 lo ha portato al titolo di Cavaliere della Repubblica. «Non vendo solo in Italia – spiega – Ho anche un corridoio con gli Stati Uniti dal 2004». Eppure per vent’anni della sua vita (dal ’62 all ’81) fu il banco di ragionieri ed industriali da metter tutti “in mutande”. Il Professore, questo era il suo soprannome (perché incensurato) è stato solo da una parte durante gli anni del boom ’70: «Dalla parte del banco, non dalla parte dei fessi. Dalla parte di quelli che vincono sempre». Ha visto il gioco d’azzardo nell’Italia in crescita, nella Roma bene. Bruzzi racconta tutto in suo libro (nel 2010 alla terza ripubblicazione) “Professione biscazziere”. Lui, i tavoli, le irruzzioni della polizia e poi Albert il Marsigliese e Chianciano Terme con il «tout-va al baccarà». Bruzzi narra di un mondo che ora non c’è più: «Negli anni miei la situazione era diversa. La gang per la quale ho appartenuto ha approfittato del boom economico italiano, dei momenti di grande euforia. Quando nella società aumenta il denaro in circolazione non aumenta la cultura ma aumentano i vizi, tra cui anche il gioco d’azzardo. Noi appartevamo ad una gang a 5 stelle. Le 5 stelle negli alberghi sono sinonimo di lusso no? Ecco, noi offrivamo qualcosa di lusso».

Giovanni Bruschi (1972) Photocredits: www.giovannibruschi.it
Giovanni Bruzzi (1972) Photocredits: www.giovannibruzzi.it

Ovvero?

Clientela ristretta con grandi portafogli. Concedevamo l’ingresso solo a persone molto in alto nella società civile. Persone che potevano far fronte a perdite ingenti, anche se a volte si accettavano assegni postdatati. C’era la roulette, c’era differenza tra noi e la piccola bisca dove si giocava a zecchinetta. I nostri erano circoli culturali dove bisognava dimostrare di esser ad un certo livello di liquidità. Un tavolo da poker milionario non lo fai per esempio solo a Firenze. E’ il biscazziere che garantisce la liquidità a ciascuno dei partecipanti. Le faccio un esempio: se la partita di poker partiva da posta iniziale di 5 milioni (le parlo di lire) ed ho un tavolo di 5 giocatori, che non si conoscono, di diverse città. Io garantisco nel momento in cui prendo gli assegni al momento del via, decido di dare la fiducia fino alla richiesta di 20 posti. Cosa significa? Che fino a 100 milioni il giocatore garantisce la carta da gioco. L’organizzazione non è molto semplice. Lei di dov’è?

Di Roma

Ah vede a Roma ho lavorato all’ippodromo come bookmaker a Tor di Valle. Era il 76 al vertice c’era Franco Nicolini detto er criminale.

Con Franchino Er Criminale? (Franco Nicolini gestiva le scommesse clandestine all’ippodromo romano di Tor di Valle, freddato da alcuni componenti della Banda della Magliana nel ’78 ndr)

Sì, sembrava Humprey Bogart di Casablanca. Quando lo conobbi gli feci questa osservazione, con quell’impermeabile sembrava proprio lui. Una persona molto tranquilla e riservata. Il vertice era il suo, poi aveva altre situazioni che poi lo portarono alla morte. Lo uccisero nel luglio del ’78. Cose che però non avevano nulla a che vedere con la sua posizione di bookmaker agli ippodromi. C’erano altre situazioni che io non conoscevo e non potevo conoscere.

Un suo aneddotto?

Ho cenato alcune volte con lui durante i cosidetti turni estivi. Lui ordinava da mangiare, ma quando il piatto arrivava non lo assaggiava nemmeno. Lo rimandava indietro con lauta mancia e dicendo sempre “Complimenti allo chef”.

Perché?

Lui occupava un tavolo ma la sera non mangiava mai, beveva solo caffè. Non voleva però esser considerato un ospite sgradito. Stando lì tutte le sere dava questa indicazione anche così di non chalance riguardo ai soldi con questo atteggiamento. I rapporti con Franco erano tranquilli anche perché lavoravo con un bookamaker clandestino romano: Er Marinaretto.

E come era Er Marinaretto?

Quando entrai lì volevo solo la garanzia assoluta di esser al corrente di tutto quello che doveva esser deciso nelle scuderie, ovvero tutte le cose che avrebbero poi influenzato la corsa. Io ero informato da Er Marinaretto.

Lei come dice fa parte degli “extrasvegli” ma dall’altra?

Il giocare d’azzardo comporta il dissesto finanziario, per molte persone che credono di poter dominare nel gioco il proprio istinto. E non è una questione culturale. Il dissesto ce l’ha il macellaio come il notaio, il negoziante, l’imprenditore, il primario del Gemelli o l’ingegnere. Al tavolo da gioco ognuno sceglie la propria linea vincente ma alla fine nessuno riuscirà a vincere realmente. Il banco non lo batte nessuno. Ha il “cuore nero”, non gli interessa chi c’è dall’altra parte. Il giocatore invece è condizionato da una strategia che magari qualche volta gli ha permesso di vincere ma che più avanti lo porterà comunque a perdere. Finirà con l’attaccare i suoi capitali per avere liquidità.

Ma Roma?

L’organizzazione non è una cosa molto semplice. Lì a Roma non ci sono mai state grande situazioni. Il modo di gestire romano la famosa stecca para… Ecco… A Roma c’è una organizzazione modesta. Sono zecchinetta e chemin de fer, giochi da cagnotta, dove la cassa da gioco non deve rimettere banco. Roba che fa già il casinò con lo chemin de fer. Io ero abituato ad un livello decisamente più superiore.

Ora però è cambiato tutto? Ci sono i Bingo, le slot…

Sono cambiamenti epocali che praticamente non hanno niente a che vedere col nostro periodo. Tra l’altro questo modo di far giocare la gente somiglia un po’ ai casinò di Las Vegas. Chunque può entrare e con 50 cent può iniziare a giocare. Noi avevamo una stretta cerchia di persone con grandi portafogli. Ora invece si incita il pensionato a giocare, a noi in passato invece ci davano la caccia. L’uomo rimarrà un fesso, è il mammifero più fesso sulla Terra. Qualche maniera di spillargli i soldi la trovi sempre. Ma questo è un mondo che non c’entra niente con noi. Noi puntavamo alla società del più “alto livello”. Qui si tratta invece di dare il gettone a tutti. Oggi è lo Stato che ha deciso così. Se il fesso davanti alla luminosa delle slot si chiedesse “Chi paga?”… Ecco tornerebbe a casa. Ma è fesso, varca la soglia e ci lascia il quattrino.

Perché la gang si sciolse nel 1981?

Le epoche cambiano. Ci furono infiltrazioni legate a situazioni esterne al gioco d’azzardo, situazioni in cui non volevamo entrare e con casi territoriali differenti. Avendo guadagnato quello che la gang già si era prefissato abbiamo optato ognuno per la sua strada. Io intanto non ho mai smesso di dipingere. Certo se aspettavo i critici prezzolati a quest’ora avevo già fallito. Oggi come oggi sono un artista di successo. Ho contribuito alle sceneggiature per Pupi Avati sulle partite di poker e ho un mio film autobiografico.

Lei ha contribuito alla scena madre del tavolo da poker nel film “Regalo di Natale”, poi ha sceneggiato La rivincita di Natale sempre di Pupi Avati. Ma è così difficile riproporre il poker in modo autentico nei cinema?

E’ difficile nel senso che molte volte il gioco è visto dalla parte lamentosa della situazione: uella del giocatore. Oppure c’è l’iperbole con “La stangata”. Ecco perchè il film che uscirà e che riguarda la mia storia sarà differente. Se uno non ha vissuto quella storia non può capire. Il giocatore è dalla parte sbagliata del tavolo da gioco. Ho preso soldi a persone stimatissime nella csocietà ma al tavolo erano dei superpolli. Gli uomini quando sono ricchi (anche voi donne) sono presuntuosi. Pensano di esser vicnenti non solo nella società ma anche davanti al gioco. Più il giocatore è ricco più il pollo è farcito più la bisca è interessata ad averlo seduto al tavolo

I nomi?

Non li ho messi neanche nel libro. Certo se glieli dicessi lei riponderebbe con un “Nooo”. Ho avuto attori, attrici, uomini politici, finanza. Se citati smentirebbero. Sarebbe per loro una condanna alla qualifica di fessi.

Alla fine lo sapete solo voi?

(Ride) Una gang che lavora per 15 anni tra Montecatini, Chianciano Terme, Firenze e Roma è invincibile. E il giocatore più spennato tornerà da te. Sai perché? Perché pensa di potersi rifare. Più il tavolo è importante più vuole tornare: perché solo a quel livello avrà la possibilità di potersi rifare.