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Matteo Messina Denaro e Cosa Nostra oggi

L’arresto dei fedelissimi di Matteo Messina Denaro restringe il cerchio intorno al boss considerato il principale esponente di Cosa Nostra siciliana e colpisce in maniera forte l’organizzazione criminale della provincia di Trapani spianando la strada verso ancor più incisive operazioni antimafia. Lo dicono chiaramente i protagonisti delle indagini: alcuni arresti sono stati evitati per seguire ancora i movimenti dei fiancheggiatori dell’ultimo capo dei capi. Ma parlano altrettanto chiaramente anche le relazioni che il Ministero dell’Interno ha stilato negli ultimi mesi relative all’attività e ai risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia.

 

Mafia, il nuovo identikit di Matteo Messina Denaro

 

TRAPANI, SICILIA, ITALIA – Chi sono Messina Denaro e la mafia siciliana oggi? Cosa Nostra, questo dicono i documenti dell’antimafia, vive una fase di ridimensionamento rispetto ai decenni scorsi. Cerca di lavorare sottotraccia evitando spargimenti di sangue. Ed è costretta a ridurre l’estensione della sua progettualità criminale. In poche parole, la mafia siciliana vola più basso che in passato. E le operazioni che sfiorano il numero uno delle famiglie e dei mandamenti non possono far altro che allargare i confini della vulnerabilità. L’ultimo rapporto del Viminale, presentato in Parlamento lo scorso luglio e relativo al secondo semestre del 2012 parla precisamente di un assetto organizzativo della mafia trapanese articolato ancora in quattro mandamenti e 17 famiglie con una struttura basata su un modello verticistico tale da consentire, pur nella «capillarità della sua articolazione», l’impostazione di «strategia unitarie».

 

ITALY MAFIA GRAFFITI

 

DALLE ESTORSIONI ALLE PALE EOLICHE – «Nel territorio trapanese – scriveva il Ministero dell’Interno pochi mesi fa – Cosa Nostra si presenta con un carattere di esclusività, non consentendo spazi di competizione. La perdurante stabilità, oltre che da fattori organizzativi, risulta determinata anche dalla incontrastata leadership del latitante Matteo Messina Denaro. La pratica estorsiva, principalmente in danno di imprenditori, e l’infiltrazione nel settore dei pubblici appalti costituiscono la metodologia prescelta da Cosa Nostra trapanese per l’approvigionamento di risorse necessarie al sostentamento dell’organizzazione criminale e alla sua impostazione sul territorio». Insomma, il numero uno della mafia siciliana si nutre principalmente di estorsioni. Ovviamente senza disdegnare i grandi affari. Gli interessi di Cosa Nostra trapanese risultano alla Dia, spiegano ancora le relazioni,  indirizzati verso «forme di compartecipazione nello sviluppo di iniziative imprenditoriali, nei lucrosi settori della grande distribuzione agroalimentare, degli investimenti turistico alberghieri, del trasporto merci su strada e soprattutto nelle energie alternative, eolica e fotovoltaica».

LA POLITICA COLLUSA – Dunque, gli affari criminali nella terra di Messina Denaro spaziano dalle esterosioni all’altrettanto lucroso business del vento e del solare. Sfiorando o coinvolgendo spesso anche il mondo della politica. Come emerso, ad esempio, nel 2012 a Campobello di Masara, un comune sciolto per infiltrazione mafiosa. O anche a Pantelleria, altro centro dove lo scorso anno è stato necessario nominare un Commissario straordinario. Cose che capitano, si direbbe, in terra di mafia. Ma rispetto alle quali è bene, e le operazioni come quella odierna sono lì a ricordarcelo, non abbassare mai la guardia. Senza perdere la speranza.

LA SPERANZA – Già, la speranza. In un’area del paese colpita da una mafia criminale che intimidisce anche i più indifesi degli imprenditori e ferita nello stesso tempo anche da un cancro mafioso del potere che saccheggia le risorse dei grandi interventi pubblici, anche solo avere la speranza può diventare un gesto eroico. Eppure un raggio di luce in fondo al tunnel lo lasciano intravedere gli stessi rapporti della Dia e del Ministero che elencano crimini e ruberie compiuti in ogni fetta del Paese. «L’analisi del contesto siciliano – spiega ancora il Viminale parlando dell’operato e dei risultati dell’antimafia – continua ad evidenziare una situazione di vulnerabilità di Cosa Nostra, contrassegnata da una ridotta estensione delle progettualità criminali. L’offensiva investigativo-giudiziaria ha determinato una destrutturazione del dispositivo, sottraendo risorse e modificando i rapporti tra consociati, ormai lontani dalle passate liturgie».

 

 

LA MAFIA E LA CRISI – Un indebolimento, insomma, c’è. Perché, spiegano gli esperti, anche Cosa Nostra paga la crisi. «Continua il graduale cedimento dell’unitarietà organizzativa e il progressivo superamento dei rigidi schemi organizzativi basati sui mandamenti e sulle famiglie», fanno sapere il Ministero e la Dia. «La crisi di liquidità, anche a seguito del successo delle strategie di aggressione ai patrimoni, sollecita Cosa Nostra a concretizzare profitto anche in settori meno consueti. La recessione economica ha colpito quasi tutti i settori imprenditoriali e commerciali che interessano la criminalità organizzata e Cosa Nostra si  rivolge con rinnovato interesse al mercato di sostanze stupefacenti, all’usura, al mondo delle scommesse clandestine, al gioco lecito ed illecito online, ed alle attività connesse al settore delle energie rinnovabili».