A volte per risolvere un delitto basta poco, davvero poco. Una traccia di sangue. Un’impronta digitale. Un filo di un vestito. L’orma di una scarpa. Poco, pochissimo. Un colpo di fortuna. O di sfortuna.
Dipende da quale parte ci si trovi. Se si è cacciatori o cacciati. Poliziotti o criminali. A volte tutto questo non basta. Serve tenacia, pazienza, cura. A volte tutto è già scritto, tutto chiaro dall’inizio: un libro la cui fine è già nota. Eppure. Eppure a volte le cose sono davvero
strane. E’ il 15 giugno del 2003, quando in un casolare della provincia di Arezzo risuonano i colpi secchi di un fucile. Uno, due, tre. I vicini non sentono nulla. Beh, sì, qualche rumore, ma siamo in aperta campagna, nessuno ci fa caso. A fare invece caso che qualcosa non va è un’automobilista che passa di lì alle 4 e 20 del mattino. Non fosse che la casa va a fuoco magari non si preoccuperebbe più di tanto. Ma arde. I vigili del fuoco vengono allertati. Entrano e avviene la tragica scoperta. Lei, Brigitte Wanderer, 55 anni, insegnante tedesca residente in Baviera, è in bagno. La testa attraversata da un unico colpo mortale. Lui, Pasquale Nasini, 54 anni, facoltoso agricoltore del casentino, soprannominato il “Poeta” data la sua passione per la Divina Commedia, giace in un’altra stanza. Il corpo attraversato da più colpi, ma solo quello al cuore ha causato la morte.
I carabinieri giungono sul posto e iniziano gli accertamenti. Le piste da seguire sono diverse. Brigitte e Nasini infatti non è che fossero proprio marito e moglie. Lei sì era sposata, ma col marito. Era giunta a Croce Sarna di Chitignano cinque anni prima. L’acquisto di un bel casolare per sfuggire al freddo della Baviera e poi l’incontro con lui, Pasquale. La fine del matrimonio. Ma ci sono i figli, tre, e così i coniugi non si separano. Lei rimane a vivere in Germania ma come può torna giù. All’altro, al marito, come scriveranno i giornali, non è che la cosa pesasse troppo. Almeno, stando ai giornali. Gli investigatori, però, non è che si fidino troppo di questo. In casi del genere il primo indiziato è proprio il marito. La pista della rapina poi è da escludere del tutto: gioielli e soldi dalla casa non sono spariti. Eppure. Eppure sulla traccia del bagno c’è l’orma di una scarpa. L’omicida deve averla buttata giù con un calcio per andare a uccidere Brigitte. Non è una scarpa qualsiasi quella. E’ una scarpa rumena. Lo dice l’impronta. Forse c’è un’altra pista da seguire. Una pista sempre più importante visto che la macchina della donna, una Mazda verde con targa tede
sca, viene ritrovata il giorno dopo a dieci km dal casolare. Proprio vicino all’abitazione di un bracciante che lavorava per Pasquale. Un bracciante rumeno. Un bracciante rumeno con un nipote, Julian Viziantanu, di appena vent’anni. Un bracciante rumeno con un nipote che era stato visto in casa del Nasini proprio in quella giornata. Un bracciante rumeno con un nipote a cui viene effettuata subito la prova dello stub, il tampone per vedere se qualcuno ha sparato di recente. E sì, dice il campione, la sua mano ha sparato. Ora la pista da seguire per gli inquirenti è finita. Le indagini concluse, il colpevole assicurato alla giustizia. Eppure.


