Il mondo bancario italiano si sta preparando al salvataggio di uno degli istituti principali, e il candidato designato sembra essere l’istituto guidato da Fabio Innocenzi.
(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore).
Non ci sarà mai una Lehman italiana, cioè un “vero” fallimento, ma il mondo bancario sta preparandosi alla necessità di un salvataggio di uno degli istituti maggiori. Sarà una manovra congiunta dello Stato e delle
banche che se lo possono permettere (su tutte, Generali e Mediobanca). Il candidato numero uno ad essere salvato dal fallimento è il Banco Popolare guidato da Fabio Innocenzi, le cui difficoltà in borsa si sono acuite dopo che la banca tedesca Dz ha rinunciato ad aiutarla nel salvataggio di Italease. Oltre ad avere uno dei core tier one tra i più bassi, il suo bilancio potrebbe ancora peggiorare a causa del rifinanziamento da 1,5 miliardi di euro necessario a salvare Banca Italease di cui è azionista al 30%.
L’EX-TALENTO INNOCENZI - È quasi un decennio che attorno alla ex popolare di Verona si aggregano istituti ad un passo dal crack, ha iniziato nel 2002 con la popolare di Novara, ha ereditato nel 2007 il disastrato impero creato da Fiorani intorno alla popolare di Lodi e ha responsabilità dirette nelle rapida ascesa e successivo collasso di Banca Italease. Il povero Innocenzi, che fino a 5-6 anni fa era considerato un talento alla pari di quello di Alessandro Profumo, sembra ormai soverchiato dalle sfide di cui si è fatto carico. La crisi è arrivata ad acuire tutte le debolezze e nell’ambiente si teme che altre svalutazioni, magari nel settore immobiliare, potrebbero rendersi necessarie costringendo la banca ad alzare bandiera bianca. Nello scorso fine settimana tutti i grandi banchieri si sono occupati delle sorti del Banco popolare: si teme l’effetto valanga che la crisi del quinto gruppo nazionale possa avere sugli altri, specie quelli più in difficoltà al momento come Mps, Intesa e Banca popolare Milano.
SOLUZIONI - La soluzione più ovvia è che il ministero del Tesoro sottoscriva un aumento di capitale sotto forma di azioni privilegiate e metta “sotto tutela” la banca, come previsto dal primo decreto già approvato.
Ma l’establishment non vuole concedere a Tremonti il pieno controllo della vicenda, anche per evitare che Verona diventi l’occasione di altre leggi dirigistiche sul credito. Si cerca dunque chi abbia il capitale per sottoscrivere una quota. Ma su questo punto siamo in alto mare: Intesa e Unicredito sono ai ferri corti. La condotta di Alessandro Profumo sulla questione Zaleski (è stato l’unico a chiedere e ottenere un parziale rimborso dei prestiti fatti all’alleato storico di Giovanni Bazoli), ha ribadito la sua volontà di non aiutare in nessun modo i concorrenti. Di fronte all’argomentazione che la crisi è sistemica e che tutti devono fare la loro parte, lui ribatte che nel momento in cui la speculazione ha colpito Unicredito (e la sua gestione in particolare) il “sistema” è stato tutt’altro che collaborativo. Intesa ha le mani legate dai contrasti interni e da un patrimonio al limite. Quindi l’unica che potrebbe muoversi è la Mediobanca di Cesare Geronzi.




In che senso Unicredit e Ubi sono banche non protette dallo Stato? Perchè hanno un core tier alto?
Grazie
@roberto
Esatto. Nel caso la richiesta per i bond sottoscritti dallo Stato fosse più alta della disponibilità, è possibile che si faccia una ripartizione secondo le necessità di ognuno. L’obiettivo è di portare tutti ad un core tier one del 7% e superiore, è chiaro che chi è già oltre questa soglia (UBI) o la dovrebbe superare con l’aumento di capitale già deliberato (Unicredit) potrebbero non aver diritto allo strumento di sostegno, ma lo chiederanno ugualmente per non apparire scoperti.
Caro Conforti,e pensi che se il povero Innocenzi sarà aiutato,potrà avere un bonus d’oro,dato che nell’art.12 del decreto anticrisi non è previsto comunque un tetto ai bonus dei manager.
Ce ne siamo accorti spulciandolo,sono 2 righine piccole.
E noi alla semifame dovremmo appassionarci delle coltellate fra grandi banche e dovremmo dare i nostri soldi statali/pubblici alle banche per poi ingrassare i manager quando in mezzo mondo hanno messo i tetti??
Facciamo così,se Innocenzi dichiara che lavorerà gratis per un anno lo sosterremo,ok?
Saluti
Altromedia, anche se e’ un po’ vago si parla di un codice etico che contenga “previsioni in materia di politiche di remunerazione dei vertici aziendali”.
Saviotti al posto di Inocenzi.
Saviotti è stato per due anni DG di Comit, dove aveva fatto carriera(per 38 anni) ed è poi stato brevemente capo dei crediti a Banca Intesa.
Era senior partner di Merrill Lynch.
Qualcuno ha richiesto un cambio in corsa pur di aiutare la banca dell’Obra?
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Questo che ho letto oggi 24/01/2011 è la prova che questi giornalisti guru della finanza ne capiscano quanto noi “parco buoi” .Un saluto e buone cartomanzie.