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Le Iene ti dicono quanto guadagna Guglielmo Epifani

I sindacati dovrebbero difendere i diritti dei lavoratori, denunciano Le Iene. Eppure, secondo la trasmissione, in passato c’è stato anche chi, tra le maggiori cariche sindacali, non ha dimenticato di tutelare anche se stesso. Guglielmo Epifani, oggi parlamentare e segretario del Partito democratico, tra il 2002 e il 2010 è stato segretario generale della Cgil, la maggiore confederazione sindacale italiana: nel 2004, per il Fatto Quotidiano avrebbe ottenuto un aumento di stipendio del 18%. «Una grande vittoria, ottenuta soltanto per un lavoratore», riflette con sarcasmo l’inviato Filippo Roma. Ovvero, lo stesso Epifani.

Photocredit: Le Iene
Photocredit: Le Iene

LE IENE, EPIFANI E IL CASO STIPENDIO – A quanto equivale l’aumento? «Da 4399 a 5183 euro», si spiega. Ma oltre a questa “vittoria”, Le Iene rivendicano di averne scoperta un’altra. Dopo due anni Epifani è riuscito a ottenere un altro aumento, questa volta del 5%. Per chi? «Sempre per se stesso», ironizza Roma, che sottolinea come lo stipendio sia  così salito fino a 5443 euro. Nell’arco di due anni, l’attuale segretario del Pd è così riuscito a strappare un aumento del 23%. Tutto lecito, ma quanto meno poco etico, dato che se Epifani vedeva aumentare i propri guadagni, allo stesso tempo le retribuzioni dei lavoratori restavano ferme. A mostrare le incongruenze era già stato, come si spiegava, Salvatore Cannavò del Fatto, che aveva sottolineato:

«Il problema è che su Epifani, in Cgil si dice che sia costoso. Come tanti, del tutto legittimamente, non ha problemi, ad esempio, a sommare alla cospicua indennità parlamentare – 13.191 euro e rotti al mese – ai 5.037,38 euro lordi di pensione Inps frutto, come tiene a specificare lui stesso, “di 42 anni di contributi”. A questi, in realtà, aggiunge 428,34 euro mensili di pensione integrativa sottoscritta dalla stessa Cgil. Non c’è nulla di illecito. “Vuol dire che pagherà più tasse”, dicono i suoi collaboratori. Vantare un reddito così elevato è solo una questione di opportunità. Ad esempio potrebbe rendere più difficile proporre una legge per vietare il cumulo di redditi per chi svolge incarichi pubblici: un calcolo approssimativo parla di circa 2 miliardi di euro risparmiabili immediatamente».

Roma chiede conto allo stesso segretario democratico della questione. «Lei si ricorda quella grande vittoria sindacale che ottenne tempo fa?», scherza Roma. «Abbiamo fatto tante buone cose», rivendica l’ex segretario della Cgil, sorridente. Ma Roma insiste: «Ma lei ne ha fatta una che è la migliore in assoluto. Tempo fa lei riuscì a far aumentare del 18% lo stipendio di un solo lavoratore. Si ricorda chi era quel lavoratore?». Epifani mantiene il sorriso, ma prova a difendersi: «Ma dai. Parliamo di cose serie». Ma Roma, come al solito, non si arrende: «Quel lavoratore era lei, questa è una cosa serissima. Lei nel 2004 riuscì ad aumentare il suo stipendio del 18% ». Incalzato dalle domande dell’inviato, Epifani si difende spiegando di non aver aumentato alcuno stipendio, ma di aver usufruito soltanto delle regole presenti in Cgil, poi applicate. Roma chiede nuove spiegazioni, soprattutto su chi decidesse sugli aumenti degli stipendi interni: «Nel 2004 era il Direttivo – una sorta di Parlamentino – secondo il regolamento», sottolinea Roma nel servizio. Ma Epifani spiega come in quel caso fu la segreteria a decidere. «Quindi lei…La segreteria, se stesso», lo incalza Roma. Ma il segretario del Pd continua a ribattere: «No, in Cgil la segreteria è la segreteria. Il segretario è il segretario. Il direttivo è il direttivo. Si tratta di un’organizzazione».

 

CHI HA DECISO? – Roma torna a chiedere del regolamento interno: «Ma di solito l’aumento degli stipendi non viene stabilito in maniera democratica dal direttivo?». Epifani conferma, ma sottolinea come vi fosse una regola che prevedeva come fosse la segreteria a decidere per le questioni che la riguardavano. «Come vede una regola è stata rispettata». Ma è un vecchio componente della segreteria di allora a negare che fu la stessa ad aver avuto l’ultima parola su quell’aumento. «Non c’è stata alcuna delibera di segreteria su quell’argomento». Non è il solo ex dirigente a spiegarlo. Ma anche se fosse stata la segreteria a decidere, Epifani non sembra preoccuparsi dell’opportunità del provvedimento, proprio mentre gli altri lavoratori vedevano ferme le loro retribuzioni. «È stato opportuno, secondo lei, che il capo del più grande sindacato d’Italia, all’epoca, parliamo del 2004, si sia aumentato lo stipendio del 18%, mentre gli stipendi dei lavoratori, degli operai erano fermi, addirittura perdevano potere d’acquisto?». Per Epifani «non è questo il discorso, tutto rientra nelle regole». Ma anche dalla Cgil arriva la conferma sul fato che è compito del Direttivo decidere sugli stipendi (compreso quello del segretario). Allo stesso modo nel 2004 non ci fu alcun atto della segreteria, come spiegava Epifani alle Iene. Tornato direttamente a chiedere conto al segretario del Pd delle bugie sulle regole, Roma però non ottiene risposta.