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ShopInn center Brugnato, l’Outlet della discordia

Il levante ligure è in tumulto per colpa di un outlet. Parliamo del ShopInn center di Brugnato, in provincia di La Spezia, la cui realizzazione è osteggiata dalla politica locale e dai piccoli negozianti. L’obiettivo dell’investimento è quello di creare occasioni di business in un’area, quella dietro le Cinque Terre, che vive essenzialmente di turismo, sfruttando il passaggio dei turisti italiani e stranieri di passaggio.

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DI COSA SI TRATTA – Ma, come nella massima realizzazione di quello che potrebbe essere definito un “protezionismo al pesto”, sono molte le voci critiche, diffuse da coloro che ritengono come l’Outlet possa mettere in pericolo l’economia dell’intero levante ligure. Il progetto prevede la realizzazione a fianco dell’autostrada A12, in prossimità dell’uscita di Brugnato-Borghetto Vara, di un complesso di 22.000 metri quadrati che comprendono 105 esercizi commerciali, 1800 posti auto e 1800 metri quadri di piazza pubblica. I negozi andranno dall’abbigliamento alle calzature, dagli accessori per la casa agli articoli sportivi fino alla ristorazione, alla cosmesi ed alla valorizzazione dei prodotti a chilometro zero.

I PUNTI DI FORZA – Il punto di forza di questa struttura è data anche dalla posizione, situata in Val di Vara, tra il Tigullio e la Versilia, alle spalle delle Cinque Terre. Il capoluogo più vicino è La Spezia, distante 30 chilometri. A 55 si trovano Forte dei Marmi e Portofino, mentre Genova sta a 60 chilometri. Più lontane Pisa (90) e Firenze (170). E già da questi dati si capiscono molte cose. L’impianto si promette di attirare turisti anche danarosi che in poche decine di chilometri andrebbero in un’area da “tutto incluso” sacrificando le piccole boutiques di località rinomate come appunto Forte dei Marmi o Portofino. Del resto l’ingresso è previsto a 50 metri dall’uscita autostradale di Brugnato e saranno previste navette per i luoghi turistici più rinomati e per gli aeroporti di riferimento dell’area, ovvero Genova e Pisa. Più comodo di così.

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I NUMERI DELL’OUTLET – I titolari del progetto lo sanno bene ed hanno proposto, nell’analisi del bacino d’utenza, quelli che sarebbero i vantaggi dell’investimento. A 90 minuti di percorrenza in auto si possono raggiungere 12 capoluoghi di provincia. Se si scende a 60 minuti si arriva a sei. Il tasso di scolarizzazione nell’area è superiore alla media italiana con un 10 per cento di laureati. Alto anche il reddito medio della zona mentre il tasso di disoccupazione è basso, specie se si considera la distanza a 60 minuti. Morale: la clientela può essere variegata, di livello e disposta a spendere soldi. Per quanto riguarda il turismo, l’area che va dalla Versilia fino al Tigullio accoglie ogni anno 10 milioni di visitatori. Il 60 per cento dei turisti + italiano, con picchi provenenti da Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna mentre restante 40 per cento, straniero, è caratterizzato dalla presenza forte di persone in arrivo da Usa, Paesi Bassi e Francia.

UN BACIO TURISTICO RICCHISSIMO – Il potenziale turistico si dimostra eccellente: gli alberghi della Versilia, delle Cinque Terre, Portofino e della Riviera Ligure fino al Tigullio contano 10 milioni di presenze annuali e circa 45 milioni di persone sono presenti nell’area tra Tigullio e Versilia. Il 60% dei turisti sono italiani con provenienza da Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna e il 40% stranieri con percentuali maggiori di flussi provenienti da Usa, Paesi Bassi e Francia. Poi ci sono i numeri delle sole Cinque Terre che in 10 mesi accolgono 3 milioni di persone, di cui il 70 per cento straniere, mentre i porti di Genova, La Spezia e Livorno accolgono ogni anno 2,3 milioni di croceristi, a cui poi vanno aggiunti 2,7 milioni di persone che sfruttano i 18.500 posti barca dei 41 porticcioli nell’area che possono accogliere imbarcazioni superiori ai 12 metri, con una spesa di 1,8 milioni di euro l’anno.

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5000 DOMANDE PER 500 POSTI – Infine è necessario considerare i 2,6 milioni di euro generati all’anno dal turismo residenziale in Versilia, Tigullio e Val di Vara, oltre ai 55 milioni di automobili che ogni anno affollano le autostrade A12 ed A15. Visti i dati probabilmente sarebbero moltissimi gli imprenditori che si darebbero da fare in ogni modo pur di sfruttare un simile bacino d’utenza con un progetto in grado di generare un business forse sconosciuto in tutta la zona della Val di Vara. Ovviamente questi numeri e le dimensioni del progetto implicano la necessità di reclutare una forza lavoro adeguata a quelle che sono le ambizioni del nuovo outlet. Gazzetta della Spezia spiega che al 19 agosto le candidature spontanee per i 500 posti di lavoro erano più di 5000 mila.

LA SODDISFAZIONE DEL PROPRIETARIO – Le candidature provengono da tutta Italia e tale numero ha richiesto il coinvolgimento di un’agenzia specializzata che scremerà i curricula. Successivamente i fortunati verranno accettati ai corsi di formazione che saranno probabilmente gestiti dall’amministrazione provinciale di Spezia, che detiene la delega alla formazione e lavoro. Intanto, come riferisce al Secolo XIX Marina Acconci, imprenditrice di Sarzana a capo della San Mauro Spa, azienda che si sta occupando della realizzazione della struttura che aprirà ad aprile 2014: «Siamo entusiasti del lavoro fatto: sono stati già assegnati il 70% dei locali. Appena varcheranno l’ingresso, la gente si accorgerà subito che si tratta di qualcosa di diverso e non del classico outlet».

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I FINANZIATORI – «L’attrazione principale del centro -ha proseguito la Acconci- saranno i marchi di alta moda, su questo non ci sono dubbi. Ma saranno anche altre le caratteristiche dell’insediamento che potranno attirare potenziali clienti. Crediamo molto infatti al valore aggiunto che potrà dare la Val di Vara. Abbiamo creato un pool di eccellenze che renderà la nostra offerta unica». La gente del posto ha mostrato entusiasmo sia per le possibilità occupazionali sia per i margini di crescita del territorio, visto che si stima nel primo anno la presenza di 1,3 milioni di persone e di 3 milioni negli anni a venire. Una speranza che giustifica un impegno concreto. La San Mauro Spa ci ha messo 25 milioni di euro mentre il resto della cifra, 40 milioni di euro, verrà garantito da un project finance al quale parteciperanno Carispezia – Credit Agricole, Iccrea Banca Impresa, Popolare di Vicenza e Banco di Sardegna.