Un contadino

Una storia semplice, o forse no

Ormai sono rimasto uno dei pochi a capire quanto sia bello questo lavoro. Mi dicono che sono all’antica come se fossi un troglodita ma questo non può che essere un complimento per me che di questo lavoro ho vissuto e da questo lavoro ho avuto le soddisfazioni più grandi. Sono un contadino, uno di quelli che fa tutto da solo, non un impiegato di un grande azienda piena di macchinari e sofisticazione chimica né uno dei poveri braccianti, sempre più neri e rumeni, che lavorano alla giornata prestando braccia e sudore a chi siede in giacca e cravatta in qualche ufficio e di contadino ormai non ha più niente.Io sono uno di quelli che si emoziona ancora quando gli alberi fioriscono, quando cominciano a crescere i primi frutti o quando, il seme piantato con tanto amore e tanta precisione (due passi l’uno dall’altro, 30 centimetri profondo nel terreno, senza interrompere i solchi per l’irrigazione) diventa i due metri di pianta di granturco su cui si aggrapperanno le pannocchie gialle…Non credo ci siano altri lavori che possano vantare di vedere subito il frutto dei propri sforzi, di far soffrire il rimorso dei propri errori, di mostrare come tutti siamo, sempre e comunque, in balia della Natura. Negli altri lavori queste cose sono mascherate, se si costruisce è perché ci sono le tangenti, se si trovano i lavoranti è perché c’è troppa disoccupazione, se si arriva alla fine è perché il politico di turno deve essere rieletto…

No, qui non ci sono menzogne, la natura benigna mostra il suo predominio sugli uomini e la tecnologia che ci permette di andare nello spazio ma non di far piovere o di fermare le inondazioni…Eppure dopo una vita che ho passato così comincio ad essere stanco, i miei terreni sono sempre dei giardini ricchi di colori e di ordine, ma ormai non competono che con i terreni incolti che li circondano. Tutti i giovani, questa favolosa generazione di bamboccioni sfaticati, sono andati via a studiare e, quando hanno avuto successo, sono finiti per diventare degli annoiati impiegati, quando non ce l’hanno fatta hanno accettato dei lavori ben più umili di zappare la terra ma lontano da qui, lontano da chi gli potrebbe dire che non sono stati migliori dei genitori che, spaccandosi la schiena per farli studiare, avevano mille volte più dignità di loro…Il paese si sta svuotando ed è finita l’allegria di un tempo, di quando si andava in campagna a piedi e anche solo il tragitto era un festa perché ad ogni incrocio si aggiungeva gente con cui condividere il cammino, con cui scambiare due chiacchiere e due sfottò prima di andare a usare le mani come unici attrezzi di lavoro tra canti e risate… Sto diventando vecchio e faccio discorsi malinconici perché so che il mio tempo è scaduto: quelli come me li trovo ormai al cimitero e non la sera al bar a giocare complicatissimi scoponi scientifici. Il mio tempo è scaduto e non lascio eredi, non perché non abbia figli, ho una figlia bellissima, ma perché la mia mentalità (vedete da voi che non sto dicendo niente di così antiquato, cose banali che ognuno può condividere) non avrà seguito

Per questo motivo non parlo più con mia figlia Marianna da un anno. Da quando mi ha detto che era incinta di quel suo compagno marocchino. Capitemi, non è un fatto di razzismo, ma di possibilità effettiva che due persone così diverse, per storia, cultura e soprattutto religione, possano trascorrere una vita insieme come abbiamo fatto io e mia moglie. Marianna mi ha sempre detto che mi avrebbe dimostrato che la loro unione era possibile e che sarebbe durata a lungo e per questo, proprio per questo, ha continuato a stare con lui per tanto tempo. Ma farci un figlio è troppo, è ingiusto verso quella creatura innocente che dovrà affrontare, prima o poi, l’inferno della separazione se non, come si sente tante volte, l’essere conteso tra due nazioni, tra due culture, tra due religioni. No questo non glielo ho potuto perdonare: fin da piccola sa che ha potuto fare di tutto ma su alcune cose non si doveva transigere. Da grande ha dimenticato l’insegnamento e io non sono disposto a confonderla con mezzi ideali e mezze convinzioni. Capirà che ha sbagliato e crescerà. Le farà bene ancora una volta come da piccola. Eppure. Eppure mi guardo intorno e vedo questo terre deserte e penso che anche il mio cuore è sempre più solo. Per mia figlia ho bisticciato con mia moglie e da un anno siamo due estranei in casa. Lei, che non era mai stata una bizzoca, ha cominciato a frequentare la Chiesa, dice lei, pur di non vedermi. Quest’anno è andata 3 volte in pellegrinaggio con loro, una volta per due settimane mi ha lasciato solo… Vedo queste terre deserte e penso che la mia generazione alla fine ha perso. Non siamo stati in grado di insegnare ai giovani a lavorare con noi, siamo stati duri e testardi, convinti che toccasse a loro capire i sacrifici dei genitori e la bellezza del loro lavoro. Loro alla fine non erano d’accordo, noi non abbiamo voluto sentire ragioni, e quindi se ne sono andati via lasciandoci da soli. Le mie terre, come me, sono fiorenti e credono di essere vive ed invece sono condannate a diventare deserte come le altre: 2 anni, 5 anni e non si distingueranno dal resto. Vedo il mio cuore ed è deserto come queste terre: senza il supporto di mia moglie io non sono nessuno, senza l’allegria di mia figlia io sono solo un ramo secco. In fondo non mi ha dimostrato lei che io ho torto? Non è riuscita a stare con quel ragazzo per 5 anni quando tante sue amiche, con uomini della loro terra, razza, religione, sono già separate da tempo? E che cosa le sto insegnando con la mia testardaggine? Che una persona deve rinunciare a tutti gli affetti pur di avere ragione?

Dio mio quanti errori ho fatto, quanto mi sto perdendo di questo nipote neonato. Se ha preso un po’ della mamma sarà bellissimo come lo era lei da piccola. Ho privato me e mia moglie di momenti bellissimi e per questo mia moglie non mi parla e cerca di fuggirmi appena possibile. Che idiota! Ecco dove va con i viaggi, altro che pellegrinaggi. Che idiota! Le due settimane sono state proprio quando è nato il piccolo…altro che Lourdes. Almeno questo mi fa piacere, che anche se mi ha fregato è stata vicino alla figlia. Però c’è un insegnamento che la terra mi ha dato e che mi può dare ancora dei frutti importantissimi: per quanto grave sia stata la siccità, la pioggia o la grandine che rovina i raccolti c’è sempre la possibilità l’anno dopo di cominciare da capo. Si avvicina il Natale e non devo aspettare un altro anno per riprovarci. “Marianna, pronto sono papà. Che ne dici se a Natale venite tutti qui a casa? Penso che mamma sarebbe molto contenta e potrei conoscere finalmente questo nipotino.Non ti preoccupare, quest’anno non fa tanto freddo e nella vostra camera mettiamo la stufa già da adesso.Certo che fa piacere anche a me se no non ti chiamavo. Ok senti tuo marito e poi richiami me o tua madre. Senti ancora Marianna: scusami se vecchio e arrugginito ho impiegato un anno a chiamarti. Dai su non piangere, vedrai che recupereremo, da oggi, se ti fa piacere, ci sentiamo ogni sera. Ok vi aspetto” Si è messa a piangere. Anche quando era piccola piangeva poco ma quando succedeva era come una fiume. Adesso questo fiume, come pioggia per la terra arida, mi fa fiorire ad una nuova vita.

Ai miei nonni contadini da generazioni,
Ai miei genitori contadini per passione.
Anche io, e non per loro, sono andato via dalla campagna ma i loro insegnamenti e il loro costante ed incrollabile aiuto hanno prodotto e spero produrranno sempre, tanti soddisfacenti raccolti