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“Vi racconto le torture nelle prigioni della Corea del Nord”

Il suo primo ricordo, all’età di soli 5 anni, è l’esecuzione pubblica di alcuni detenuti in un campo di prigionia nordcoreano. “Punizioni” che servivano come minaccia da parte del regime della Corea del Nord, per scoraggiare altri detenuti a compiere gesti che minassero la stabilità di Pyongyang ed evitare le proteste. A raccontarlo, di fronte alla commissione d’inchiesta dell’Onu (i cui lavori sono iniziati ieri nella capitale sudcoreana, Seul, ndr) è un ex prigioniero, Shin Dong Hyuk. Insieme ad altri, riusciti a fuggire, stanno svelando gli orrori degli abusi e delle torture nelle carceri del Paese asiatico, come riporta il New York Tymes.

NORD COREA ABUSI PRIGIONI 2

LE TORTURE NELLE CARCERI NORDCOREANE – Se il regime di Kim Jong-Un continua a negare eventuali abusi e violazioni commesse nelle proprie galere, negando allo stesso tempo l’ingresso agli ispettori internazionali, i detenuti ascoltati dalle Nazioni Unite stanno raccontando altre verità. Storie di diritti umani negati, ben lontane dal quadro idilliaco e democratico descritto dal senatore del Pdl Antonio Razzi, da non molto ritornato in Italia dopo un viaggio “politico” a Pyongyang. “Io non credo che nella Corea del Nord non siano rispettati i diritti umani. Ho visto che si può tranquillamente uscire e andare dove uno vuole apprezzare”, aveva azzardato il parlamentare azzurro, travolto dall’ironia in rete. Le verità che emergono dal racconto degli ex detenuti nordcoreani sono ben diverse: si racconta di prigionieri costretti a mangiare topi vivi e avanzi degli zoccoli delle capre, gettati via dalle guardie dopo le macellazioni degli animali, pur di sopravvivere. Ma non solo: c’è chi racconta di bambine bastonate per aver rubato qualche chicco di grano e di dita mozzate per aver danneggiato alcune attrezzature, utilizzate durante i lavori forzati. “Spesso non ci davano nulla da mangiare”, ha ricordato lo stesso Shin, un uomo di 31 anni, riuscito a fuggire da un campo di prigionia nel 2005. “Venivamo trattati come bestie, ci massacravano di lavoro e ci sfruttavano. Volevano ottenere il massimo da noi, prima di lasciarci morire”, ha denunciato.

Seul: ex prigionieri nordcoreani ascoltati dai commissari dell'Onu
Seul: ex prigionieri nordcoreani ascoltati dai commissari dell’Onu

LE STORIE DEI DISERTORI – Come ricorda il Nyt, il racconto di Shin, seppur drammatico, non svela particolari novità, considerato come le storie dei disertori fuggiti negli ultimi anni si assomiglino, per la crudeltà e il dramma dei dettagli. Quello che era insolito, questa volta, era invece il pubblico che ascoltava le storie: per la prima volta era una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, creata proprio per indagare sulle accuse di violazioni dei diritti umani da parte del governo della Corea del Nord.  Costituita da tre membri, il suo mandato durerà per un anno: dovrà analizzare le accuse di “sistematiche, diffuse e gravi violazioni”, tra cui possibili crimini contro l’umanità, commesse dalle autorità nordcoreane. Dopo le audizioni di martedì alla Yonsei University di Seoul, verranno ascoltati altri trenta ex detenuti, alcuni fuggiti di recente. Un altro programma di audizioni sarà tenuto in Giappone, dove resta il mistero su decine di cittadini nipponici rapiti e portati in Corea del Nord decenni fa. “Vogliamo contribuire ad aumentare la consapevolezza internazionale sulle condizioni presenti nel Paese, nonostante la contrarietà del governo di Pyongyang a farci entrare nel suo territorio”, ha spiegato Michael Donald Kirby, presidente della commissione. L’invito a partecipare alle udienze è stato mandato dall’Onu alla stessa Corea del Nord, che non ha però risposto, considerando l’iniziativa una sfida alla propria sovranità. Tanto che Pyongyang ha respinto le stesse risoluzioni delle Nazioni Unite a favore di un migliore trattamento della sua popolazione, bollandole come un “complotto politico” per destabilizzare il suo governo.

LE CONDIZIONI IN COREA DEL NORD – Per gli ex detenuti la preoccupazione internazionale per i missili del Nord e e per i programmi sulle armi nucleari non dovrebbe distogliere l’attenzione sulle condizioni di migliaia di persone che vivono sotto “uno dei sistemi più repressivi al mondo”. In una lettera congiunta inviata al collegio dei commissari, un gruppo di disertori nordcoreani ha spiegato come sia necessario, dopo l’inchiesta, incriminare “Kim Jong-un e la sua cricca” alla Corte penale internazionale. “Noi e nostri familiari siamo stati trascinati in carcere senza alcun processo, costretti a subire torture indicibili e umiliazioni e ad assistere a esecuzioni pubbliche quasi mensili”. C’è anche chi, come Jee Heon-un, una donna di 34 anni, ha svelato come, durante la carestia della fine del 1990, le donne nordcoreane fossero state vendute ai trafficanti cinesi. Chi veniva rintracciato dalla polizia, veniva poi rimpatriato a Pyongyang. La donna ha sottolineato, durante la propria audizione, come molte donne abbiano subito aborti forzati a causa delle percosse. Sono poi state costrette ad altre forme di tortura, commesse dalle guardie nordcoreane, all’interno delle strutture di detenzione: “Una donna che aveva partorito è stata costretta ad annegare il suo bambino”, ha aggiunto l’ex detenuta. La speranza è affidata al lavoro dei commissari delle Nazioni Unite: “Questo è l’unico modo per far pressione sul regime: il nostro popolo non può prendere le armi, così come è avvenuto in Libia e in Siria, voi siete l’ultima possibilità”, ha concluso Shin. Tutto mentre a Pyongyang è arrivato, nelle stesse ore, il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) Peter Maurer. E’ una missione storica, dato che sono passati 21 anni dall’ultimo viaggio della società nel territorio nordcoreano. Maurer sarà impegnato a discutere di una serie di questioni umanitarie: in particolare, verrà posto il problema della complicata situazione di migliaia di famiglie, separate ormai dalla guerra di Corea.