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La vergogna del caso Sahar Gul

I diritti delle donne afghane continuano ad essere calpestati e dimenticati, ancora una volta. A denunciarlo sono gruppi di attivisti e associazioni, dopo la liberazione anticipata decisa da alcuni giudici per i tre aggressori di Sahar Gul, la sposa bambina torturata per cinque mesi all’interno di una cantina, dove era stata richiusa dai suoceri. Era stata venduta nel maggio del 2011, a soli 12 anni, per un matrimonio forzato al prezzo di cinque mila dollari e, subito dopo, costretta a prostituirsi. Sul Guardian si denuncia anche come i conservatori del paese afghano stiano tentando di introdurre piccole modifiche nel codice penale che rischiano di fermare la gran parte dei casi di violenza, lasciando di fatto le donne senza alcuna forma di protezione legale.

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IL CASO DI SAHAR GUL E I DIRITTI DELLE DONNE AFGHANE -“Gli ultimi due mesi sono stati pesanti per la difesa dei diritti delle donne in Afghanistan”, ha spiegato Heather Barr,  dell’organizzazione Human Rights Watch “. L’attivista ha spiegato come le riforme che rischiano di essere introdotte nel codice penale del Paese lascerebbero di fatto impunite le violenze.  “Il matrimonio di minori, il matrimonio forzato, la violenza domestica, la vendita delle donne sono di solito reati commessi contro le donne da parte degli stessi familiari, sia quelli di nascita che quelli acquisiti attraverso il matrimonio”, sottolinea. Se la condanna a 10 anni dei torturatori di Sahar Gul era stato interpretato come un importante passo in avanti nella tutela dei diritti delle ragazze, tutto rischia di venire vanificato. Il caso della sposa bambina aveva inorridito l’opinione pubblica internazionale: venduta quando non aveva ancora 13 anni per un matrimonio forzato, era stato costretta dai suoceri a prostituirsi, incatenata in una cantina picchiata, bruciata con tubi di metallo rovente e graffiata con le unghie. Alla fine del suo calvario, la ragazzina non riusciva più a camminare. Dopo la condanna, la scorsa settimana un tribunale ha ordinato il rilascio dei tre responsabili dei suoi abusi. Il motivo? Secondo i giudici non c’era alcuna prova di abuso. Una sentenza emessa mentre l’aula era quasi vuota, apparentemente senza rappresentanza di ministeri governativi o della vittima, anche se entrambi avrebbero dovuto essere informati dalla legge afgana. Sahar Gul, che si trova in un rifugio per donne a Kabul, in Afghanistan, dallo scorso anno non è stata informata del rilascio dei suoi aggressori. “Credo che l’unica persona presente in tribunale era l’avvocato della difesa per l’accusato”, spiega l’avvocato di Gul. Due giorno dopo il verdetto è avvenuto il rilascio dei detenuti, nonostante di solito i tempi della burocrazia afghana siano molto lenti.

SENZA TUTELE – Per l’avvocato di Sahar Gul la liberazione rappresenta uno scandalo: “”In Afghanistan la giustizia è un fallimento sistematico. Al centro c’è soltanto la corruzione, non so come sia possibile giustificare quanto è stato fatto a questa bambina”, spiega. Ma a preoccupare sono anche le modifiche al codice penale: i sostenitori delle battaglia delle donne hanno spiegato come i cambiamenti possano avere come conseguenza l’annullamento di tutti i casi di violenza. A causa di una disposizione che modifica le norme sulla possibilità per i parenti di venire sentiti come testimoni. Per Hrw le modifiche potrebbero rendere “quasi impossibile” il perseguimento dei responsabili di violenze contro le donne. Ma non solo: alcune settimane fa i parlamentari non erano riusciti a far approvare una legge ad hoc, oltre ad aver eliminato le “quote rosa” previste nei consigli provinciali.