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Internidi Maddalena Balacco (loska)
pubblicato il 17 novembre 2008 alle 10:32 dallo stesso autore - torna alla home

Che è successo? La Sardegna, insieme alla Val d’Aosta, sarebbe dovuta essere una delle regioni d’Italia da cui far partire la sperimentazione della tv digitale ovvero il passaggio dall’analogico al digitale. Di fatto ciò è avvenuto con grande lentezza per via di alcune sacche d’opposizione dentro la maggioranza della Regione e a causa della mutevolezza del Governatore Soru il quale, dapprima ha presentato la sperimentazione come una tappa fondamentale della storia delle comunicazioni, per poi tergiversare non appena resosi conto che si trattava dell’ennesima fregatura del governo che nei fatti significava digitale di vecchia tecnologia e lotta per l’acquisizione delle frequenze. Di fatto il passaggio al digitale ha penalizzato le emittenti più deboli a vantaggio del gruppo Unione Sarda notoriamente avverso a Renato Soru. La sperimentazione è stata frammentata in aree territoriali: si è cominciato con Cagliari per poi allargarsi all’hinteland e solo con quest’ottobre tutto il territorio isolano ha dovuto staccare l’analogico. Il problema è che le emittenti si sono fatte trovare impreparate: per alcuni giorni sono scomparse prima le reti Mediaset e poi quelle Rai. Ma ciò che è peggio è che il segnale dei digitali è tremendo: salta sistematicamente, molti anziani sono impazziti perché non riuscivano a sintonizzare i canali per via del fatto che le emittenti cambiavano continuamente frequenze in digitale.

W IL LIBERO MERCATO - Insomma, un disastro. Che più che altro, rischia soltanto di portare in massa clienti a sky. E come se non bastasse, le accuse si fanno insinuanti: “in Valnerina abbiamo 37 canali: 2-3 di test, 3-4 reali, 2 per la vendita online (mediashopping e un altro) ed il resto PAY PER VIEW! Questo è il digitale terrestre GRATUITO? CHE SERVE A LIBERARE LE FREQUENZE PER AVERE LA LIBERIZZAZIONE?” si gasparri 4 La grande truffa del digitale terrestrechiedono giustamente in questo gruppo di Facebook. In sostanza, sembrerebbe che in alcune zone i canali gratuiti non sarebbero raggiungibili, mentre quelli a pagamento . Quindi o si guarda mediashopping tutto il giorno, oppure si sgancia. Un’altra perla è l‘insinuazione circa il costo dei ricevitori: “…ma perchè quando c’era il contributo statale di 100 euro i decoder costavano 120 euro, e ora che il contributo statale non c’è più, gli stessi decoder costano 20 euro…”. In effetti una veloce ricerca sembrerebbe avvalorare questa tesi: un decoder mediamente buono, in epoca contributi, veniva pagato una cinquantina di euro (a netto del controbuto statale di 150 euro). Dunque ne costava in tutto 200. Ora invece, i prezzi medi sono di 50 euro (senza incentivo). Un ricarico del 400% pagato da noi e dallo Stato. Quindi da noi due volte.

ALLA FINE DELLA FIERA - In 4 anni è avvenuto lo switch off - parziale – di una regione, i cui abitanti denunciano grandi problemi di ricezione dei canali, senza considerare tutte le micro tragedie a corollario (reti a pagamento, registrazione, etc). Si vocifera che nel 2010 lo switch off riguarderà il 70% della popolazione, ma cosa succederà se i risultati dovessero essere questi? L’unica cosa certa è l’ingente quantità di denaro sborsata a margine di questa operazione – poco felice – dal nostro paese. Che dal 2004 è costretto a stanziare fondi per l’acquisto di decoder semi inutili. I cui prezzi sono drasticamente calati una volta che il rubinetto statale si è chiuso. Ve bene che i prezzi dei settori tecnologici sono spesso soggetti a crolli, ma in questo caso la coincidenza è davvero impressionante. Considerato tutto questo, il primo bilancio del digitale terrestre è negativo. E se questo doveva essere il fiore all’occhiello della Legge Gasparri, allora è meglio non immaginarsi il resto.

(Ha collaborato Maria Teresa Allegretti)

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