di Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
postato alle 10:11 del 16 giugno 2008 in Esteri Torna alla home

La strategia tedesca di puntare sul continente africano, sulla globalizzazione e sugli scambi internazionali sta dando i suoi frutti. L’Italia saprà fare lo stesso?

La Germania punta all’Africa. Dopo aver creato un bacino lavorativo nell’Est Europa (moderno Drang nach Osten di medioevale memoria), i tedeschi hanno ben pensato di spingersi nel continente nero nella sua interezza e non solo sulle “gassose” sponde magrebine, insediando ovunque imprese e industrie come già accade in Sud Africa, Tunisia, Nigeria e Angola. La Germania al volger del millennio ha consapevolmente deciso per una dolorosa riforma della propria struttura produttiva, che nel breve termine ha portato disoccupazione e deficit pubblico; ma la sua strategia si è provata lungimirante e vincente. Il mondo è più piccolo, la globalizzazione è inevitabile, e la cosa più opportuna è giocare secondo le regole dell’economia internazionale: specializzarsi nelle proprie nicchie di eccellenza, cercare nuove aree dove sfruttare punti di forza altrui, e incrementare gli scambi internazionali per condividere i miglioramenti di tutti.

UN SUCCESSO ANNUNCIATO - Non c’è nessuna formula magica o nuova strabiliante teoria economica sotto alle ottime (soprattutto per la congiuntura odierna) performance teutoniche tra cui il continuo incremento del saldo commerciale con l’estero (€ 17,7 miliardi), l’ampliamento degli scambi extra UE (+18,4%), e il mantenimento di decenti tassi di crescita del PIL (+1,5% nel primo trimestre); c’è solo l’aver applicato la vecchia teoria dei “vantaggi comparati” che tanto terrorizza le lobby produttive occidentali (come quelle italiane con i loro scrittori-profeti-ministri anti-Cina). E così, assestata la presenza in Asia e in Est Europa, la Germania ha indirizzato il loro impeto verso l’Africa.

IL RUOLO DELLA BCE - E non deve stupire che proprio la Germania si sia presentata come il primo avvocato dell’annunciata stretta della BCE. Un controllo dei pericoli di inflazione per un paese che incamera moneta grazie alla crescente componente estera del PIL è più che opportuno; ricordare a imprenditori e consumatori che esistono limiti di indebitamento (cosa che farebbe da sé il mercato se non avesse una Banca Centrale) è anch’esso opportuno perché si bilancino risparmi e investimenti senza creare bolle speculative e fenomeni inflativi. Ed in questo contesto è bene che la BCE, se proprio deve esiMichael Steinerstere e imporre la propria politica monetaria, si muova con un’ottica più vicina a quella tedesca. Oltre al fatto che la Germania pesa moltissimo in termini di popolazione e PIL nella UEM, il che necessariamente “distorce” a suo pro le decisioni della BCE, è da ritenersi corretto assecondare la “locomotiva” invece dei pesi morti”.

UN’OCCASIONE DA COGLIERE - È infatti opportuno ricordare che le inefficienze di un paese sono particolarmente legate al suo assetto istituzionale-legale, e che quando le inefficienze “mordono” gli standard di vita si cercano soluzioni nell’intervento pubblico, che diventa debito pubblico, se non in un indebitamento privato che in qualche modo deve venir puntellato da altri interventi pubblici; tassi più alti sono la “punizione” per il lassismo fiscale e l’inedia riformatrice di vari paesi tra cui l’Italia. Accentrare la politica monetaria in un ente quanto più estraneo ai Governi nazionali (la BCE appunto) doveva essere uno stimolo alla “disciplina fiscale”; la Germania è arrivata a riformarsi per questo ed ora è alla conquista dell’Africa. L’ambasciatore tedesco in Italia Steiner, dal Sole24ore del 10/06/08, esorta l’Italia a riformarsi e unirsi ancora più strettamente all’economia tedesca. L’Italia sarebbe un ponte perfetto tra la Germania (che non ha sbocchi nel mediterraneo) e l’Africa, pare dire tra le righe l’ambasciatore. In quanti non capiranno nemmeno questo?

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