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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 10 novembre 2008 alle 09:17 dallo stesso autore - torna alla home

Il reaganismo imperfetto colpisce ancora. O, nella migliore delle ipotesi, è di là da venire. Ieri i piloti e gli assistenti di volo di Alitalia hanno minacciato quattordici giorni di sciopero nei prossimi sei mesi. “Le 14 date verranno interessate da ulteriori azioni di sciopero che verranno opportunamente proclamate nel rispetto della normative vigente - dicono – Le organizzazioni di categoria denunciano l’adozione di «criteri di 20081108 artefatti Alitalia, lo sciopero inutileassunzione iniqui, socialmente inaccettabili e non rispettosi delle anzianità aziendali maturate dai lavoratori. Inoltre il rifiuto posto dalla Cai a utilizzare il part-time nelle assunzioni, senza oneri aggiuntivi per l’azienda, e l’inscindibilità dell’offerta fatta al commissario che di fatto esclude offerte già pervenute per Volare e per Alitalia Express ma senza fornire le medesime garanzie occupazionali per i lavoratori coinvolti, ingigantisce il numero delle eccedenze di personale generando ulteriori quanto evitabili disastri sociali oltre che costi aggiuntivi a carico della collettività. Il tutto mentre Cai beneficerà di enormi vantaggi in materia di decontribuzione previdenziale e defiscalizzazione”. L’operazione Cai, secondo le associazioni sindacali dei piloti, “genererà paradossalmente un costo per i contribuenti superiore a quello della vecchia Alitalia indebitata e inefficiente”. Stamattina alle 9 ci sarà un’altra assemblea dei lavoratori, che si preannuncia “ad alta intensità”, dice Fabrizio Tomaselli dello SdL, con i lavoratori invitati a raggiungere la mensa di Fiumicino in auto. A tutto questo per ora il governo ha risposto soltanto per bocca del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, il quale ha fatto sapere che l’esecutivo “non si farà intimidire”. Mentre già sabato scorso i voli in partenza avevano subito ritardi dai 15 ai 60 minuti, perché i piloti di Anpac e Up avevano avviato la rigida applicazione delle regole relative ai controlli che precedono il volo. Curiosamente, il giorno stesso Cai aveva mandato una velina alle agenzie dove affermava che invece nel contratto che proporrà agli ex lavoratori Alitalia erano presenti “Contratti a termine, part time, di apprendistato e di telelavoro, inserimento di portatori di handicap, rispetto delle tutele per i lavoratori a tempo indeterminato (esclusi i piloti) per i quali sia accertato lo stato di tossicodipendenza e che vogliano accedere ai programmi terapeutici e di riabilitazione”.

In poche parole, tutto quello che i sindacati avevano chiesto. Ma che, secondo Berti e compagnia, la Cai non aveva alcuna intenzione di mettere per iscritto. O meglio: “Il testo finale indica, tra i criteri di selezione dei 12.500 dipendenti della Nuova Alitalia, anche i carichi familiari, dando priorità al “genitore di minore con handicap grave, a nuclei monoreddito”, alla “presenza di minori in famiglia, comprese le situazioni di affido e adozioni”. Inoltre le limitazioni indicate da Cai nei criteri di assunzione non varranno per “le lavoratici in astensione obbligatoria” e per “i lavoratori o le lavoratrici inidonei al servizio per una durata massima di 365 giorni”. Secondo Andrea Cavola dello Sld, la discrezionalità consentirebbe a Cai di non assumere chi è gravato da condizioni sociali particolari o di evidente disagio (ad esempio le hostess con figli piccoli, che sono esonerate dal lavoro notturno in base alla legge 104): “Se si legge con attenzione quella parte del contratto, è vero che si concede la priorità a determinate categorie “svantaggiate”; ma solo dopo aver soddisfatto tutti i punti precedenti; in un secondo tempo e in seguito alle esigenze tecnico-organizzative dell’azienda”. E in effetti il Lodo Letta si dice che gli obiettivi A sono prioritari rispetto a quelli B, di cui fanno parte le disposizioni della legge 104. Ma l’impressione generale è che ormai siamo agli ultimi fuochi. Qualora davvero Colaninno mandasse il contratto a casa a piloti e hostess, difficilmente questi riusciranno a rispedirlo al mittente. E in ogni caso, l’arma dello sciopero sembra ormai spuntata, vista l’assuefazione e “l’accanimento terapeutico” che sembra costituire su un malato come Alitalia, soprattutto verso l’opinione pubblica. Oggi via della Magliana è avviata verso un periodo di gestione difficile, con un piano industriale ancora tutto da verificare, e un consuntivo che si farà solo tra un po’: se a Colaninno & Co. andrà bene, abbastanza da riuscire a raccontare una “case history” mediatica positiva, probabilmente si andrà avanti per qualche anno. Altrimenti, il partner estero se la prenderà anche prima dei 5 anni previsti dalla clausola di lock up. Alitalia andrà allo “straniero“, e state sicuri che quando succederà i tanti difensori dell’italianità avranno altro a cui pensare.

(Vignetta di Artefatti)

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