Sin City – Sin Nation
19/06/2008 - In Messico i cartelli della droga hanno ricavi enormi e risorse praticamente illimitate. Come la War on Drugs e il proibizionismo stanno consegnando l’intero paese ai narcotrafficanti. La rivista Stratfor ha pubblicato un interessante articolo sul narcotraffico in Messico, in
In Messico i cartelli della droga hanno ricavi enormi e risorse praticamente illimitate. Come la War on Drugs e il proibizionismo stanno consegnando l’intero paese ai narcotrafficanti.
La rivista Stratfor ha pubblicato un interessante articolo sul narcotraffico in Messico, in cui afferma che il paese rischia di diventare un failed state. Parrebbe che la War on Drugs degli USA, e il proibizionismo in generale, siano la principale fonte del problema. Ma l’evoluzione recente della situazione messicana è tanto grave quanto interessante.
LA GUERRA - I cartelli della droga messicani sono in piena attività: fanno 40 miliardi di dollari di ricavi l’anno, soprattutto esportando negli USA, pari quasi al 5% del PIL messicano. I narcotrafficanti hanno deciso di alzare il tiro: alti funzionari della polizia sono stati uccisi proprio a Città del Messico, e non in una roccaforte dei narcos come la città di Sinaloa; nel mese di Maggio sono morte 420 persone, e 15 poliziotti sono morti soltanto nei giorni 25 e 27… praticamente una guerra civile, di intensità neanche tanto bassa. Gli USA temono che la violenza passi oltre in confine, arrivando fino in California e nel resto degli States, e hanno pronto un piano di aiuti militari, la “Merida Initiative“, che potrebbe costare agli USA un paio di miliardi di dollari nei prossimi anni: una cifra non trascurabile, anche se si considera che gli Stati Uniti già spendono 45 miliardi di dollari l’anno per combattere la “war on drugs“. Con in mano il 5% del PIL, i trafficanti possono fare concorrenza alle capacità militari del governo messicano, e potranno probabilmente ridere dei 500 milioni di dollari iniziali della iniziativa “Merida“.
PERCHE’ FAILED STATE? – Perchè i cartelli della droga, tra i quali quello di Sinaloa è solo il più forte, hanno tutti i mezzi per intimidire i funzionari statali, e per corromperli. E fin qui, nessuna novità: è così ovunque. Ciò che distingue un failed state da uno stato di successo è che i cartelli messicani possono fare concorrenza allo stato in termini di “potenza di fuoco”, e possono piegare lo stato (attraverso minacce e bustarelle per i funzionari) ai loro interessi. Mettiamola così: siete un criminale e in compagnia di altri criminali. Sul tavolo della stanza c’è una pistola (l’apparato coercitivo dello stato), che fate? Farete di tutto per arraffarla, visto che chiunque ne entrerà in possesso sarà un pericolo per tutti gli altri. Nessuna “soluzione cooperativa” può uscir fuori, senza fiducia reciproca, e dato il forte incentivo ad impiegare la diabolica macchina arraffa-soldi chiamata “stato” a proprio vantaggio. Forse sarebbe meglio se la pistola non ci fosse, ma entremmo nella fantapolitica. La meccanica del failed state è però chiara.
COME COL PROIBIZIONISMO - Stratfor fa un paragone interessante: non Sin City, ma la Chicago degli anni ’20. Paragone perfetto, se non fosse per la scala e l’oggetto del contendere. La mafia degli alcoolici, arricchitasi col Proibizionismo, era riuscita ad infiltrarsi nell’amministrazione cittadina a tutti i livelli, facendola diventare una “failed city“. Quello che rischia di succedere in Messico, su scala maggiore: due milioni di kmq di territorio, 110 milioni di abitanti, 900 miliardi di dollari di PIL. Che gli USA siano preoccupati è ovvio: con 3,100km di confini col Messico, e l’11% della popolazione di lingua spagnola, il rischio di contagio, di scene di guerra urbana, e di “chicaghizzazione” di intere città, contee o stati, non possono essere trascurati. Magari si tratta soltanto dell’isterica reazione di mafie messe in ginocchio dai 24,000 soldati in più mandati sul fronte da Calderon… ma, con 40 miliardi di fatturato annuo, ciò è improbabile. La soluzione migliore è probabilmente eliminare il Proibizionismo: negli anni ’20 l’alcool rappresentava un problema di ordine pubblico, e di tenuta delle istituzioni locali, oggi è un passatempo per le serate tra amici. Sarà così anche per le droghe, benpensanti permettendo. Una volta tanto bisognerebbe dar retta a Milton Friedman!













ammetto che le sue argomentazioni esercitano un certo fascino anche su di me
Grande Pietrooooooooooooooooooooooooooooooo
Comunque esistono diversi beni o servizi che hanno un valore come status symbol, e la cui esclusività è di per sé fatto di soddisfazione e ragione della domanda. Il prezzo elevato può diventare un fattore di discriminazione, per cui un locale diventa tanto più attraente quanto più costa l’ingresso in quanto sai che sarà frequentato solo da un certo ceto (questo si affianca a quanto esposto da LF, non lo sostituisce).
La mia era una battuta, però mi chiedo se alcune droghe non siano in effetti un bene di Giffen. Se la buttiamo sul sociale, posso pensare che il boom della cocaina, essendone sceso il prezzo, sia dovuto a un desiderio di imitazione dei ceti più bassi nell’uso della droga dei ricchi. Se è così dopo questo boom la tendenza dovrebbe sgonfiarsi, soprattutto se non ci sarà un effetto o sensazione di scarsità legata alla proibizione.
per Placido: ti concedo che la gente sia idiota, e si possa fare del male perché idiota e non esattamente per scelta autodistruttiva. La gente però impara dall’esperienza, e tende a trasmetterla; dopo un possibile boom di drogati e danneggiati per le strade, forse forse l’istinto di preservazione farà rientrare il fenomeno. Non è un meccanismo di mercato, è naturale istinto di sopravvivenza. Se poi il genere umano si estingue per abuso di droghe, forse non meritava la posizione che ha assunto.
Piuttosto lo Stato potrebbe farsi carico di una campagna informativa seria, rendere edotti tutti di quel che si sa sulle droghe, invece di fare dei cazzo di spot di venti secondi ogni tre anni. L’unica giustificazione che vedo nell’operare di un Governo è la possibilità di raccogliere qualità e quantità di informazioni che una persona a caso non potrebbe. Tutti possono fare un appalto, pochini possono accedere a basso costo a tutta la ricerca scientifica anche solo italiana. Che smetta di fare appalti per autostrade come la Salerno ReggioCalabria, che condivida questo tesoro informativo e faccia capire e faccia scegliere, invece di fare il buon padre di famiglia che decide o vieta e non spiega nulla ai suoi figli di trent’anni.
Poi magari si scopre che lo Stato ha calcolato che il costo sanitario del boom di drogati è superiore al costo della polizia per il proibizionismo… ma allora perché non sospendere l’assistenza sanitaria a chi HA SCELTO di distruggersi? Adesso stiamo pagando per le rinoplastiche dei cocainomani, ma vi pare normale?
INteressante la storia dello status symbol.
In poche parole:
1. La domanda del bene X è alta perchè è considerato uno status symbol.
2. Il prezzo del bene X cala.
3. La domanda sale perchè continua ad essere considerato uno status symbol e costa di meno.
4. La diffusione della merce X la toglie dal novero degli status symbol.
5. La domanda cala vistosamente.
Ok. In poche parole il mercato reagisce rapidamente al prezzo, ma lentamente nelle mode e negli status symbol, e quindi c’è un overshooting della domanda proprio come nel modello di Dornbusch del tasso di cambio!
Posso scriverci un paper per Topolino.
MITICO
ci ho fatto pure un esame su quel modello e non me lo sono ricordato.
cavolo, qui c’è puzza di nobel!
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