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Il ritorno della bufala dell’hamburger immortale

Come gli ormai mitici articoli su Silk Road, anche la storia dell’hamburger immortale torna periodicamente ad allietarci.

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ESSI RITORNANO – Il ritorno sui monitor italiani in gran pompa sembra merito di un articolo del 25 aprile sul Corriere della Sera nella sezione “Nutrizione”, intitolato “Se McDonald’s dura per sempre 14 anni dopo il panino è uguale”, che spiega:

Cosa accadrebbe se conservassimo un succulento panino farcito per qualche settimana nelle nostre tasche? Sicuramente ammuffirebbe ed emanerebbe un cattivo odore. Ciò non capita ai panini di McDonald’s. Lo sa bene David Whipple, un cittadino americano dello Utah che ha mostrato come un sandwich acquistato 14 anni fa in un ristorante della famosa catena di fast food sia rimasto intatto e abbia conservato lo stesso aspetto nonostante il trascorrere del tempo.

LA TRACCIA – Come sempre accade con questo genere di fenomeno a fornire l’impulso non sono stati tanto le fonti minori che hanno preceduto il Corriere proponendo la notizia in italiano, ma più probabilmente un articolo del Daily Mail del 23 aprile, in buona parte sovrapponibile. Una ricerca un attimo più approfondita avrebbe però permesso di scoprire l’opinione di McDonald‘s rilasciata al Los Angeles Times IL 24, ma anche quello che ha scoperto il giorno dopo FattoAlimentare.it, che il 26 aprile ha recuperato e riassunto la sbufalata più completa prodotta 3 anni fa e ricordato che l’hamburger immortale sarebbe immortale anche se fatto in casa, perché pane e carne cotti e poi conservati in un ambiente secco non offrono alle muffe un ambiente praticabile. Non è quindi per la presenza o meno di conservanti che la carne non si corrompe, è solo che è cotta, salata e disidratata e rimane mummificata, che sia di McDonald’s o no. Tanto più che una cosa è aggiungere conservanti per evitare che il prodotto fresco si deteriori, un’altra è spendere soldi per conservare panini una volta cotti, che finiscono gettati se non sono consumati entro pochi minuti dalla preparazione

IL MISTERO CHE NON C’È – Si tratta infatti in tutti i casi di alimenti cotti e a bassissimo contenuto d’acqua, anche nel caso delle patatine, coinvolte in altri esperimenti simili e non c’è nulla di strano nel fatto che si conservino così. C‘è da notare infatti come in nessuno di questi casi negli hamburger conservati ci siano salse o altri ingredienti che contengano acqua. Non è quindi che gli hamburger prodotti da McDonald’s si comportino in maniera diversa da altri hamburger, prodotti industrialmente o in casa, con carne di qualità o meno.

LA NOTIZIA FA IL SUO GIRO – C’è però un altro problema, che si tratta di una storia che gira da anni e vive sull’onda dell’ostilità al marchio simbolo della globalizzazione meno gradita, quella alimentare e non è difficile accorgersene.

Fino dal 2007 su YouTube gira un video, Bionic Burger di Len Foley, nel quale un giovane sostiene di avere collezionato hamburger vecchi di 18 anni. Anche Sally Davis un’artista di New York, ha fotografato un Happy Meal (panino e patatine) 145 volte, per dimostrare che i prodotti non ammuffiscono, mentre la blogger Keren Hanrahan nel suo Best of Mother Earth racconta di un hamburger acquistato nel 1996 e da lei usato 14 anni per spiegare a bambini e genitori quali sono i danni di una cattiva alimentazione.

L’EMERSIONE DEL 2010 – L’ultima volta che la “notizia del panino immortale è apparsa facendo rumore nel nostro paese è stato nel 2010, quando venne importata con tanto di sbufalate al seguito, destando l’ovvio interesse di Attivissimo e l’altrettanta ovvia eccitazione dei siti più propensi a passare questo genere di storie, che hanno il pregio di suscitare grande interesse e di viaggiare da sole sulle ali della condivisione in rete di allarmi o rivelazioni epocali. Ogni volta il ciclo si completa con il grande successo della “notizia” sui soliti siti per beccaccioni E le conseguenti prese in giro di quanti invece di grandi rivelazioni infondate preferiscono trarne un po’ di divertimento.

UN DIFETTO DI SISTEMA – L’hamburger immortale come si è visto in realtà non è neppure l’unico, e nemmeno il più vecchio si trova traccia di uno che nel 2008 aveva già 12 anni e quindi oggi è quasi maggiorenne, mentre quello del tizio dello Utah ha una lunga carriera d’apparizioni in TV, così come l’esperimento con l’Happy Meal. Con l’hamburgher mummificato qualche minuto in televisione si riempie sempre con poca spesa e David Whipple il suo panino ce lo porta volentieri. Figurarsi se lo vende su eBay per qualche centinaio di dollari, più facile che lo passi agli eredi che ammorberanno i nostri eredi, visto che difficilmente per allora la macchina dei media o l’intelligenza collettiva avranno trovato correttivi a questo genere di fenomeni, in fondo sono millenni che l’umanità rincorre miti e leggende e miliardi di persone conservano le credenze più bizzarre. Il perpetuarsi di questoin particolare danneggia solo la reputazione di McDonald’s e del junk food e qualcuno potrebbe persino eccepire che non esiste l’oggetto offeso o che il fine (la lotta ai cibi poco sani) giustifica il peccatuccio di esibire l’hamburger mummificato a fin di bene.

IL (RI)CICLO DELLE NOTIZIE – L’emergere periodico di storie del genere e il loro farsi largo fino a trovarsi validate dalle maggiori testate, nel nostro paese come in tutti quelli sviluppati, è invece una spia preoccupante di come la lavorazione delle notizie si risolva sempre di più nel rimbalzo acritico e senza alcuna elaborazione o contributo originale di materiale reperito in rete. Non lo sforzo di verificare la “notizia” oltre la fonte che offre lo spunto, non un link a una fonte, nemmeno l’ardire di buttare qualche parola chiave dentro a un motore di ricerca e vedere che esce, leggere qualcosa di più del minimo necessario a imbastirci una ribattitura dell’articolo originale. Tutto questo manca e manca troppo spesso, non solo nel caso in esame, anche se quasi sempre in casi del genere, basta veramente un attimo per poter tirare le somme con certezza ed evitare di diffondere notizie che non lo sono. E non manca ai blog o ai siti improvvisati, non è un deficit che alberga dalle parti del citizen journalism, perché a far girare vorticosamente questa giostra sono per prime le corazzate dell’informazione, l’hamburger immortale non spunta dalla rete, non è la fantasia dei complottisti, è il prodotto indigesto del mainstream.