Giulia Corsini: l’”assassina” che voleva solo informare sulla sperimentazione

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Sui muri di Bologna la chiamano così. Il motivo?

“Assassina” con il suo nome e cognome. Giulia Corsini è vicepresidente di Pro-Test Italia, associazione non-profit che si occupadi corretta informazione scientifica sull’impiego degli animali a fini sperimentali. Un punto di luce e di chiarezza sulle ragioni sulla cura e sperimentazione animale, con pareri di esperti nazionali e convegni aperti al dibattito pubblico. E’ stata minacciata pubblicamente sui muri di Bologna. Studentessa al quinto anno di veterinaria, è finita sotto accusa da parte degli animalisti. E non è sola. Con lei, è stata minacciata anche una sua altra collega, referente emiliana della Pro test. Le scritte sono apparse 24 ore prima e dopo l’inizio di “Italia unita per una corretta informazione scientifica”, evento a cui ha partecipato la sua associazione. Scopo del dibattito affrontare i problemi che riguardano la cultura scientifica, come il caso staminali e l’occupazione dello stabulario di Milano. A partecipare al convegno personalità qualificate come Sergio Della Sala, direttore dell’unità di Human Cognitive Neuroscience dell’Università di Edimburgo, Piero Morandini, docente in Biotecnologie Ambientali e in Biotecnologie Industriali Vegetali e Ambientali all’Università Statale di Milano e Roberto Giovannoni, docente in Patologia Generale nel Corso di Laura in Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca. Giulia, contattata da Giornalettismo, è appena uscita dalla questura per denunciare le scritte che la riguardano.

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Giulia ci puoi raccontare cosa è successo?

Ho organizzato una conferenza a Bologna che riguarda la disinformazione scientifica. Uno dei temi caldi che abbiamo toccato riguarda la sperimentazione animale. Andando verso l’hotel dove c’era la sala conferenze abbiamo notato le scritte. Per ora ne ho avvistate cinque, alcune con minacce a mio nome altre con scritte più generali come “Boicotta la vivisezione”. Tra l’altro la conferenza era aperta a chiunque. Si poteva venire a discutere, avere un confronto. Non si è presentato nessuno. Nessuno vuole risolvere i propri dubbi o avere un dialogo personale esperto, presente in quell’occasione

guarda le scritte:

Avete denunciato tutto?

Le scritte non ci intimoriscono. Era ovvio che trattando di argomenti delicati c’è sempre una parte che insulta e denigra. Però era ovvio denunciare gli episodi. Hanno imbrattato i muri della città, è comunque un atto vandalico.

Di cosa si occupa la tua associazione?

Pro test è nata l’anno scorso e si occupa di diffondere una corretta informazione scientifica sia nel campo degli animali da laboratorio e non solo. Si parla di ricerca biomedica e ricerca scientifica. Spesso in Italia si lascia spazio all’emotività ma non vengono sentiti gli esperti. Si parla con i prof di filosofia di staminali, di sperimentazione con ex ministri del turismo. Chi lavora in questo settore non mai è interpellato e non ha lo spazio che si merita. Il problema in questo Paese è che spesso ci si informa via blog poco autorevoli e si pretende di insegnare il lavoro a persone che invece operano da una vita. Per esempio l’emendamento Brambilla è risultato restrittivo per la direttiva.

Un problema di informazione?

Le nostre iniziative sono sempre state difficili da curare. Spesso ci hanno raggiunto persone che ci hanno minacciato di morte o hanno disturbato durante i lavori. Non solo, una tecnica è quella di organizzare eventi paralleli. Azioni che poi prendono più importanza delle nostre sui media. Sui giornali finiamo così sempre menzionati a fine pagina. Il primo giugno abbiamo organizzato una manifestazione a Milano. E’ passata in secondo piano dopo la sfilata della Brambilla coi beagles a Lecco. Quello dell’8 giugno è stato un evento organizzato da aprile. Dal basso, coinvolgendo ben sedici città, contattando esperti internazionali. Ci siamo autofinanziati tutto, siamo nati da nemmeno un anno e non c’è nessuno dietro che ci sostiene economicamente. L’idea dell’8 giugno è partita dopo la protesta di Piazza Piola, ricevendo continue richieste di ragazzi che erano interessati a capire e dare una mano sul campo. Ci siamo interconnessi in rete via Facebook mentre Federico Baglioni (giovane biotecnologo) si è preoccupato di contattare gli esperti.

Qual’è l’umore che si respira nelle aule della tua facoltà, nel campo della sperimentazione?

Un po’ di sconforto c’è, ma il fatto però di aver creato eventi del genere ci ha dato forza. In rete riceviamo continui complimenti e richieste di contatto. Il discorso della medicina veterinaria è particolare. Ho compagni che non sono d’accordo con me. Credo sia un fattore di percorso studi, la parte di biotecnologia veterinaria per esempio ci sostiene di più. A Veterinaria non c’è un corso su sperimentazione animale. Esisteva anni fa, ma a causa delle contestazioni è stato eliminato.

Avete paura? 

Sì. Infatti è capitato diverse volte che arrivassero estremisti durante i nostri convegni o in facoltà. Tre anni fa si presentarono alcuni membri di ALF (Animal Liberation Front), tutti coperti in volto, a tirare letame durante una conferenza. Il mese scorso hanno gridato Assassini al megafono ai relatori presenti ad un seminario sulla sperimentazione.

L’incontro dell’8 giugno era aperto a tutti?

Sì, anzi speravamo che venisse qualcuno dell’opposizione ad interagire con noi e porci domande. L’unico modo per trovare un accordo è il dialogo. E’ capitato a volte di incontrare altre persone che hanno una visione diversa dalla mia. Spesso sono volate parole pesanti. Io sono per il dialogo ma se diventi violento contatto la sicurezza. Una volta una ragazza ad un banchetto informativo ci ha urlato “Vi dovete vergognare”. Le ho risposto che qui sul banco c’erano tutti gli opuscoli informativi e che poteva chiederci tutto quello che voleva. Nulla, ha continuato ad urlarci contro e non si è fermata a leggere.

Ami gli animali?

Studio veterinaria per quello. Se fossi una sadica prenderei i gatti per strada e li aprirei, non farei un percorso di studi fatto di sacrifici e libri. Gli animalisti perché non hanno optato per un corso di studi in merito, che li formasse? Dietro ogni cosa c’è estremo impegno e rispetto nel benessere dell’animale. Esser veterinari non vuol dire curare i cuccioli o pettinarli. Ci occupiamo di salute pubblica. Tuteliamo la salute dell’animale e quella dei cittadini, specie in caso di malattie trasmissibili all’uomo. Purtroppo io e la mia associazione passiamo per pro sperimentazione quando noi tocchiamo anche tutti i temi che soffrono di disinformazione generale nel nostro Paese. Gli esperti parlano ma non vengono ascoltati. Quella dell’8 giugno è stata una occasione sprecata.