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Economiadi Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
pubblicato il 7 novembre 2008 alle 12:25 dallo stesso autore - torna alla home

La Banca Centrale Europea ha tagliato di un ulteriore mezzo punto il Refi, e sembra ancora intenzionata a immettere liquidità per compensare quella bruciata dalla crisi. Ma la situazione stavolta sembra essere diversa, e i vecchi strumenti non bastano più.

tricheteo6 Che si fa oggi? Mah, tagliamo un po’, poi si starà a vedere…E vai! Trichet ha tagliato di un ulteriore mezzo punto il Refi, e ha pure ammesso che la BCE aveva pensato a tagliare di 75bp, manovra da cui si è astenuta solo perché un taglio del genere non era ancora mai stato fatto; un po’ come dire che tagliare di 75bp tutti insieme sarebbe stato pari a lanciare un “allarme rosso” al mercato… invece averli tagliati di un punto intero in meno di un mese, e suggerire pubblicamente che è ben possibile un taglio di ulteriori 50bp entro l’anno (praticamente a inizio dicembre) è più rassicurante, forse? E guardare che la Bank of England ha tagliato di un punto e mezzo tutto in una volta non crea qualche perplessità? Il punto essenziale, a parer mio, è che le autorità navigano a vista, e l’unico lume che possono avere è la salvezza delle banche private (obiettivo dichiarato da Trichet tra le motivazioni del taglio). Le revisioni sulla crescita europea vengono continuamente aggiornate (leggi: tagliate), con previsioni sulla crescita del 2009 prossime a passare da un +1,2% a praticamente zero. Le nuove proiezioni saranno disponibili giusto per la riunione della BCE di inizio dicembre, e in forza di nuovi dati e calcoli (e di quanto di nuovo potrà capitare sul mercato) verrà deciso di quanto tagliare ancora il Refi e magari quanta liquidità riversare ancora nel sistema.

LIQUIDITÀ - E a proposito di liquidità, gli aggregati monetari stanno rallentando la crescita, ma resta il fatto che a settembre M1 cresceva al +1,2% e M2 al +8,9% (lo scarto è dato dai depositi fino a due anni e quelli smobilizzabili a richiesta entro tre mesi, che sono cresciuti comunque al +17,7%), mentre il credito a residenti nell’area (esclusi i Governi) è comunque sopra al +10%. La “moneta” nel sistema aumenta, forse a tassi un poco inferiori a quelli di un anno fa, mabce751583bt4 Che si fa oggi? Mah, tagliamo un po’, poi si starà a vedere… aumenta comunque. Forse (anche senza forse) c’è un tentativo di compensare la liquidità che viene “bruciata” nei write-off dei crediti di banche e privati attraverso i pompaggi della Banca Centrale; ma deve esser chiaro che l’espansione monetaria si sta scontrando sempre più evidentemente con un eufemistico rallentamento economico (nonostante si vada verso l’allentamento del vincolo di deficit governativo al 3% per cause straordinarie). Se nel 2009 la crescita sarà zero, significherà che l’offerta di beni e servizi sarà la stessa di questo anno, e tutta la maggior liquidità finora creata non potrà che tramutarsi in maggior inflazione. Eppure la BCE ha dichiarato che nel 2009 l’inflazione scenderà sotto al 2% (il vecchio inflation target).

LA POSSIBILITÀ DI UN ABBAGLIO - La dichiarazione di Trichet non sta insieme con la mia deduzione, e chiaramente qualcuno sbaglia; è facile che sbagli io (in fondo è lui il Governatore, presumibilmente il massimo esperto in materia), ma è anche vero che la deduzione di Trichet discende dichiaratamente dall’osservazione del mercato degli inflation-swap, e questo è un po’ un cane che si morde la coda: la BCE deve operare per far da ancora alle aspettative di inflazione dei privati, e mentre fornisce liquidità al mercato distorcendo come ben si sa i valori nominali delle attività scambiate, si basa sui privati per dedurre le prospettive di inflazione, e in base a questo decide quanto lasca debba essere la propria politica. Comincio ad avere dubbi sulla solidità di certe affermazioni. In tal senso ricordo che il risk premium, la maggiorazione sul tasso di interesse che viene fatta pagare in relazione alla rischiosità della controparte e per traslato il maggior rendimento delle azioni rispetto alle obbligazioni proprio in relazione alla diversa rischiosità dei due strumenti, è stato distorto verso il basso dalle politiche monetarie altamente espansive del passato; l’abbaglio nella valutazione del rischio degli strumenti è, in linea di principio, possibile anche con l’inflazione: data la volontà di “aiuto” della Banca Centrale, si forzano i tassi verso il basso e si fa perdere la concezione del rischio di detenere liquidità invece che asset, e il rischio è di trovarsi un’inflazione tale da svalutare, a scadenza, la liquidità nel frattempo detenuta.

makingmoneyseointernetmvt6 Che si fa oggi? Mah, tagliamo un po’, poi si starà a vedere…UNA SITUAZIONE NUOVA - Parlando di tassi faccio notare che i tassi IRS, riferimento per scadenze oltre l’anno, sono già sotto ai livelli del settembre 2006, quando il Refi era al 3,00%; nel frattempo i tassi euribor stanno sopra ai precedenti livelli di più di un punto. Mettiamo che questo taglio si trasli sull’euribor: i tassi “a breve” resterebbero sopra di mezzo punto rispetto al settembre 2006, e quelli “a lunga” si troverebbero probabilmente ancora più sotto (salvo che comincino a scontare in modo coerente possibili fiammate di inflazione). La situazione, anche con questo rude esperimento mentale, appare per me chiara: la fase attuale non ha niente a che vedere con quella di qualsiasi passato periodo problematico. Oggi la BCE crea liquidità a secchiate, e questo liquido non va sull’interbancario, per cui la massa monetaria aumenta ma le tensioni sul “breve” restano; questa è una situazione nuova, a mio vedere legata a una definitiva fase negativa del ciclo economico non più ribaltabile, e i vecchi strumenti di tassi e offerta di moneta non sono più adatti. O ci inventiamo una nuova bolla dove parcheggiare il liquido, o lo bruciamo, o il conto dell’aiuto (forse inutile, oltre tutto) alle banche private sarà pagato da tutti attraverso l’inflazione.

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