Silvio fa rimettere i peni alle statue
18/11/2010 - Succede a Palazzo Chigi: le strane pretese di Berlusconi costano allo Stato 70mila euro e vanno contro ogni regola del restauro, danneggiando irrimediabilmente il valore delle opere. Il gruppo marmoreo di Marte e Venere proviene dal Museo delle terme di
Succede a Palazzo Chigi: le strane pretese di Berlusconi costano allo Stato 70mila euro e vanno contro ogni regola del restauro, danneggiando irrimediabilmente il valore delle opere.
Il gruppo marmoreo di Marte e Venere proviene dal Museo delle terme di Diocleziano a Roma, smantellato negli scorsi anni, ed è giunto nei mesi scorsi in prestito a Palazzo Chigi “fino alla fine della legislatura”. Ma
al premier, la statua, così com’era, proprio non piaceva: la storia la racconta Repubblica. “Il celebre gruppo marmoreo, con i ritratti romani di Marco Aurelio e della moglie Faustina innestati sui corpi “greci” degli dei dell’Olimpo, è stato sottoposto a un intervento di chirurgia estetica che rischia di avere pesanti riflessi negativi sulla scultura del 175 dopo Cristo”, racconta Carlo Alberto Bucci sul quotidiano diretto da Ezio Mauro.
TAPPABUCHI – Insomma, in occasione della visita del primo ministro cinese, Wen Jiaobo, “su espressa richiesta del presidente del Consiglio, e su insistenti pressioni del suo architetto Mario Catalano, il ministero dei Beni culturali ha portato a termine un’operazione di “risarcimento” delle parti mancanti della scultura classica che, ritrovata nel 1918 a Ostia, si trova da quest’anno in prestito nella sede del governo. Una scelta che contrasta con la virtuosa via italiana al restauro filologico. E che cozza con l’attuale regime di austerity che il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e quello dell’Economia Tremonti hanno imposto alla tutela del patrimonio artistico (-46% i fondi per il 2011): è vero che le spese per il restyling sono a carico della presidenza del Consiglio, ma quei 70mila euro potevano tamponare un intervento di massima urgenza nell’Italia delle mille Pompei che franano invece di essere spesi per un maquillage”. Già, un restauro fatto con i piedi e voluto d’imperio da Silvio in persona: “Perché in Cina le sculture appaiono come nuove mentre alle nostre mancano braccia e teste? Completate quelle statue”, avrebbe detto Silvio, dopo aver ricevuto il gruppo marmoreo.
PENE DI PONGO – Tutto a posto? Un intervento marginale? Neanche per sogno: “Da anni i restauratori italiani tengono lezioni e laboratori in Cina sulla conservazione delle opere d’arte così come arrivano da secoli di storia. Nel caso di Marte e Venere, è come se il maestro si fosse lasciato deviare dall’allievo. Gli arti, i
genitali del dio della guerra e le altre parti posticce realizzate in plastilina e marmo, aderiscono quasi senza soluzione di continuità al corpo originario della scultura: traggono così in inganno lo spettatore e contravvengono alle regole del restauro italiano che prevede di “dichiarare” la differenza tra antico e moderno”. Insomma, è come se qualcuno avesse preso le tempere marca Giotto per finire di punto in bianco un opera incompleta di un grande pittore, così, senza rispetto alcuno per l’arte e per il tempo in cui essa era stata, originariamente, realizzata. Per fortuna che gli impiegati dei Beni Culturali italiani avrebbero fatto il possibile per tamponare il disastro: “Autorizzato dall’ex soprintendente di Roma Giuseppe Proietti, il “reintegro” ha costretto al lavoro una dozzina di esperti del Collegio romano. Nel tentativo di limitare il falso storico, i tecnici del ministero hanno eseguito studi sulla forma e le misure delle parti mancanti attraverso confronti metrici su statue analoghe: qual è la posizione delle dita di Venere che sfiorano Marte e quanto deve essere lungo il suo membro?” Un rattoppo posticcio ed irrispettoso che, spiegano da Repubblica, per fortuna potrebbe durare molto poco: “La permanenza del gruppo alto228 centimetri a palazzo Chigi è però appesa al filo della crisi digoverno. E di conseguenza le aggiunte sulla bella dea e il virile compagno. Nel nulla osta del 29 marzo 2009 l’allora soprintendente di Roma Angelo Bottini — preso atto della richiesta giunta dalla presidenza del Consiglio dei ministri dopo che un anno prima il premier era rimasto folgorato dalle statue —disponeva infatti che “il prestito durerà fino alla fine della legislatura”. Una volta rientrati alle Terme di Diocleziano, dove si spera finiscano in fretta i lavori di ristrutturazione delle sale, Marte e Venere verranno probabilmente liberati dalle parti reversibili. Nessun museo accetta infatti nelle suecollezioni mani finte e attributi posticci”. Ma è anche possibile che le statue della Roma imperiale rischino ora di rimanere falsate e rovinate per sempre. Avevano resistito finora, potrebbero non riuscire a resistere alla frenesia del presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi.













Silvio, è un grande statista e Bondi il suo ex comunista di riferimento.La P2 con il suo amico Cicchitto è decaduta x mancanza di geni!!!
Le grandezze dei peni,sono consigliate dalla nipote egiziana,ormai grande e maggiorenne!!