“Dal Piemonte al Veneto le mani delle cosche sul Nord”
17/11/2010 - E’ quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia consegnata al Parlamento. Ecco nel dettaglio come i clan si sono infiltrati nelle regioni più produttive del paese. Dal Piemonte al Veneto, passando per la Liguria, l’Emilia Romagna e anche
E’ quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia consegnata al Parlamento. Ecco nel dettaglio come i clan si sono infiltrati nelle regioni più produttive del paese.
Dal Piemonte al Veneto, passando per la Liguria, l’Emilia Romagna e anche la Toscana, la ‘ndrangheta ha ramificazioni in buona parte delle regioni settentrionali: cosche che godono di una certa autonomia ma che per le decisioni strategiche dipendono sempre dalla casa
madre calabrese. E’ quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia consegnata al Parlamento. Un corposo documento che testimonia come ormai la criminalità organizzata, ‘ndrangheta in testa, sta vivendo una “costante e progressiva evoluzione” in tutto il Nord Italia. Il documento, relativo ai primi sei mesi del 2010, non esita a descrivere quelli che definisce i “condizionamenti ambientali” che ormai esercitano le mafie nel Nord attraverso “propri e sfuggenti cartelli d’imprese” e con provate infiltrazioni nel “sistema degli appalti pubblici, nel combinato settore del movimento terra e in alcuni segmenti dell’edilizia privata“. Ecco nel dettaglio come le cosche si sono infiltrate nelle regioni più produttive del paese.
PIEMONTE - Si registra, scrive la Dia, una “qualifica presenza di soggetti riconducibili alle ‘ndrine del vibonese, della locride, dell’area ionica e tirrenica della provincia di Reggio Calabria“. Cosche che “attraverso imprese controllate” hanno i loro interessi prevalentemente nel settore degli appalti pubblici dove, spesso, operano attraverso i subappalti. Un altro “settore primario” dei gruppi ‘ndranghetisti è rappresentato dal traffico di droga, per gli elevati profitti che consente. Tra le operazioni portate a termine nel primo semestre di quest’anno, la Dia ricorda il sequestro di beni a due fratelli residenti a Tortona, figli di un noto esponente della ‘ndrangheta reggina ucciso nell’ambito della faida che negli anni ’70 contrappose i Facchineri ai Raso-Albanese-Gullace. Mantengono un “basso profilo” le bande di malavitosi legate alla ‘ndrangheta che operano in Piemonte: le bande (in gergo chiamate ‘locali’) si dedicano alle proprie lucrose attività, dalla droga al riciclaggio, “limitando le azioni eclatanti” per “non suscitare allarme sociale” e non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine. Secondo queste analisi la criminalità di matrice calabrese controlla il mercato dell’usura (si parla di prestiti ad interessi che toccano il 200% all’anno) ma si occupa anche di riciclaggio, investendo il ricavato del narcotraffico in attività imprenditoriali che “si infiltrano nel tessuto socio-economico“. I ‘locali’ (strutture che coordinano le gang su base familiare, note come ‘ndrine) sono collegate alle bande stanziate in Calabria, ma godono di una relativa autonomia, tanto da poter gestire “pericolose sinergie” con le nuove mafie straniere. Sono concentrate soprattutto nei paesi della cintura nord del Torinese e nella zona di Novara. Il 2010 ha fatto registrare operazioni importanti da parte delle forze dell’ordine e della magistratura. Lo scorso giugno è stato notificato dai Carabinieri un ordine di custodia a un boss, Domenico Marando, che dal carcere di Rebibbia, dove era detenuto, riusciva a dirigere gli affari della propria cosca. La Dia ha arrestato diversi fiancheggiatori e, in totale, ha recuperato circa trenta milioni di euro. Le rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia, infine, hanno permesso di ridisegnare la mappa delle cosche e persino di fare luce su fatti di sangue del passato su cui non si avevano che vaghe notizie.
LIGURIA - Nella regione “è tradizionalmente radicata – scrive la Dia – la presenza di note espansioni di ‘ndrine a Genova, nel Ponente ligure e nella Riviera di levante”. Traffico di stupefacenti, estorsioni, usura, gioco d’azzardo, controllo dei locali notturni per lo sfruttamento della prostituzione “costituiscono i maggiori settori dell’arricchimento” per le cosche. E “non meno importante è la significativa presenza, attraverso capitali di incerta provenienza, nei campi dell’imprenditoria edile e dello smaltimento dei rifiuti“.













In emilia romagna ci sarebbe da scrivere un intero romanzo e voi questa regione la liquidate con due righe. E l’umbria, la toscana?
Non fate come saviano, se dovete dire una cosa, ditela tutta.
La ‘ndrangheta privilegia solo se stessa e fa appalti con chi sta al potere, sia essa Lega, PdL, Pd, Idv, Udc.
io concordo con quest’analisi. Maroni, puLtLoppo no.
Si è riportato quanto noto ai media, al momento, della relazione della Dia che non è ancora disponibile, però, sul sito ufficiale.Quindi non si liquida niente con due righe, l’Emilia rossa e la liguria, infatti, sono presenti nella lista.
Ossequi
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-6.483 mafiosi arrestati (la media di 8 al giorno, di cui 28 dei 30 più pericolosi)
-32.799 beni sottratti alle cosche equivalenti a 15 miliardi di euro
-377 operazioni di polizia giudiziaria
-12 consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose
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ecco quanto poco ha fatto Maroni in 2 anni di operato… alla faccia della vostra FAZIOSITA’!!!!!
Non è operato di Maroni, ma delle forze di polizia ( la maggior parte dei suoi componenti sono del Sud ), che al contrario del suo capo ……lavora incessantemente !!!
GIA’ DA MOLTISSIMI ANNI LA CORRUZIONE NEL NOSTRO PAESE E’ PENETRATA, INDISTURBATA, NELL’AMBITO SOCIALE PRIMA E, QUASI CONTEMPORANEAMENTE, IN QUELLO POLITICO, DOVE, COL TRASCORRERE DEL TEMPO, HA CREATO CONTATTI E RAMIFICAZIONI SEMPRE PIU’ FORTI FINO A FORMARE, OGGI NE ABBIAMO UN ESEMPIO, UNA PERFETTA SIMBIOSI, UNA RECIPROCA COLLABORAZIONE MALAVITOSA, DOVE NON ESISTE PIU’ IL CONFINE TRA LE ORGANIZZAZIONI MAFIOSE ED IL MONDO POLITICO. SI TRATTA, OVVIAMENTE, DI UNA ENORME PIAGA INSERITA CAPILLARMENTE SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE E CHE SARA’ TREMENDAMENTE ARDUO ESTIRPARE. SI DOVRA’ OPERARE CON MOLTA VOLONTA’ E FERMEZZA, INIZIANDO CON UN LAVORO DI “PULIZIA” ALL’INTERNO DEL PARLAMENTO ED IN TUTTI I VARI SETTORI POLITICI E AMMINISTRATIVI DISTRIBUITI PER TUTTO IL TERRITORIO……..MOLTE BATTAGLIE SONO STATE GIA’ VINTE DALLE VARIE ORGANIZZAZIONI MAFIOSE, MA LA “GUERRA” CONTRO QUESTE DOVRA’ E DEVE ESSERE VINTA DAL “POPOLO SOVRANO”.