La stranissima coppia Ratzinger-Giampaolo Pansa

06/11/2008 - Questo strano – e non molto onesto – voler confondere una parte, quella peggiore, con il tutto, non vale però sempre. Il pensiero pansiano fa di tette le erbe un fascio solo quando conviene. Se i crimini di qualche partigiano

     
 

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Questo strano – e non molto onesto – voler confondere una parte, quella peggiore, con il tutto, non vale però sempre. Il pensiero pansiano fa di tette le erbe un fascio solo quando conviene. Se i crimini di qualche partigiano o ex partigiano per il pensiero pansiano degradano a crimine l’intera Resistenza, i nostri crimini del nostro colonialismo, della nostra invasione dei Balcani e dell’URSS sono invece solo colpa di alcuni, meglio se solo di Mussolini. Colpa che comunque non inficia il fatto che i “ragazzi di Salò” erano bravi ragazzi, da equiparare ai partigiani. Il che è come voler equiparare lo stupratore allo persona stuprata o il ladro al derubato o l’assassino alla sua vittima. Strano modo di (s)ragionare. Se tutti i comunisti mangiano i bambini e gli zingari sono tutti ladri, in particolare ladri di bambini altrui, senza neppure uno straccio di prova che i primi i bambini li mangiano e che i secondi li rapiscono, ecco invece che il fare di tutte le erbe un fascio non vale più quando i colpevoli siamo noi e non gli “altri”. Ci sono un sacco di preti pedofili, come è stato dimostrato non solo negli USA e in Australia? Non per questo il pensiero pansiano e quello papalino saltano alla conclusione che è pedofilo l’intero clero. O no?

RICERCA DI FACILI CONSENSI – Ovviamente il sangue dei vinti abbonda da una sessantina d’anni anche in Palestina, ma il pensiero pansiano non ama le verità scomode per davvero, quelle che ti procurano solo noie e stroncature. Se le belle storie del suo bel romanzo le avesse ambientate in Palestina, parlando del sangue, delle lacrime e del dolore dei palestinesi, da vari decenni sotto occupazione militare e sotto espropri decisi dai militari, allora Pansa verrebbe azzannato e lapidato anziché essere applaudito…. Meglio, semmai, continuare a parlare solo ed esclusivamente del sangue degli israeliani, così ci si evita le sassate in faccia e ci si procura l’applauso facile. Più qualche contatto utile anche a livello editoriale.

SÌ, PANSA HA RAGIONE – l’Italia non è ancora pacificata. E sfido! Finché ci sono i Pansa che vanno a rivangare a senso unico e dei palazzi scoprono solo i pozzi neri, così come delle Giuliette e dei Romei solo la pipì e popò, beh, è ovvio che il Bel Paese non sarà mai pacificato. Se si soffia sul fuoco, è ovvio che difficilmente il fuoco si spegne, anzi è più facile che riprenda vigore anche la brace che cova sotto la cenere. In queste condizioni, non solo è difficile essere un Paese pacificato, ma diventa più difficile anche essere un Paese davvero civile, fuori dalle eterne tossine e veleni di guelfi e ghibellini.

ZUCCHERETTI, L’IGNOTO – Chiarisco comunque che bene ha fatto Pansa a scrivere il suo romanzo, perché la libertà di espressione e la letteratura sono cose sacre, ma male fanno quelli che usano in malafede i suoi romanzi. E male fa lui a non sconfessare chi li usa in malafede, così come fa malissimo a cavalcarne l’onda e a legittimarla. Così facendo Pansa più che letteratura fa politica, o meglio ancora il proprio interesse usando la politica. A me piacerebbe scrivere un libro, un romanzo-verità, più verità che romanzo, su Pietro Zuccheretti, il ragazzino che morì decapitato dall’esplosione della bomba resistenziale di via Rasella nella Roma occupata dai tedeschi. Ho scoperto per caso, e solo pochi anni or sono, che l’attentato di via Rasella, tanto riverito dalla Resistenza, ha fatto anche vittime civili, mi pare anche un’altra persona oltre a Zuccheretti. Non mi è affatto piaciuto che questo particolare sia stato taciuto e per così tanto tempo. Incredulo, ho telefonato a uno dei due autori materiali dell’attentato, quel partigiano Bencivegna che di mestiere fa il medico, per sapere se alla famiglia Zuccheretti fosse stato chiesto perdono e se fosse stata assegnata una pensione, un risarcimento, deliberata una targa ricordo nella strada o un monumento al “Civile Ignoto” caduto innocente così come c’è il monumento al Milite Ignoto. Mi ha raggelato sentirmi dire dall’ex partigiano comunista che non ne sapeva nulla perché queste cose non erano affar suo. Per uno come me, cresciuto con in testa i valori della Resistenza e della sinistra comunista, è stata una dura botta. Una dura botta che si rinnova ogni anno, quando vengono commemorate le vittime delle Fosse Ardeatine, uccise dai tedeschi per rappresaglia per l’attentato di via Rasella: come è possibile che ogni anno si commemorino, giustamente, quelle vittime e che Pietro Zuccheretti venga invece ogni anno ignorato? Sì, prima o poi ci vorrei scrivere un libro, ma, per quanto amaro e doloroso, non mi sognerei mai di ridurre la Resistenza solo alla tragedia della decapitazione di un bambino che giocava o passava per strada. E il romanzo potrebbe anche essere più complesso e amaro del previsto, dato che sui vari perché di quell’attentato c’è chi non esclude che ci sia stata anche la volontà di alcuni dirigenti comunisti di far ricadere la colpa sulla loro ala estremista in modo da togliersene dai piedi i capi, destinati all’arresto, alle torture e alla fucilazione. Insomma, un bel pezzo kafkiano di ferocia stalinista in piena Italia, anzi in piena Roma.

MASCHERE – Come ho già avuto modo di scrivere, non ho mai stimato il giornalismo alla Pansa. Perché? Beh, oltre che per invidia – lui è bravo e io sono un somaro, lui ha avuto successone e io no – non l’ho mai stimato perché a furia di dipingere un Fanfani come “il mezzo toscano”, Andreotti come “il gobbo”, la DC come “la balena bianca”, Forlani come il “coniglio mannaro”, Raul Gardini come “il contadino” (l’espressione però la coniò, mi pare non gratis, Enzo Biagi), ecc., ha fatto diventare simpatici ribaldi quelli che poi si è scoperto essere invece anche ben altro. Il giornalismo che legittima e rende simpatici anche i ladroni e i lestofanti, facendone maschere permanenti della commedia politica ed economica italiana, non mi ha mai entusiasmato. Fustigare i potenti con il risultato di renderli alla fin fine simpatici alla gente non è poi una gran cosa. E’ utile a sé, ma non agli altri usare la penna con il risultato – voluto o no – di abituarci tutti alla presenza dei ladroni e dei ribaldi tanto da farci sorridere e anziché farci incazzarci portarci a chiedere: “Ah, finora ne hanno fatte di tutti i colori, chissà domani che altra marachella faranno questi simpaticoni”. In questo modo infatti si trasforma il pubblico in spettatore delle balde imprese altrui. Non ci si può poi lamentare se a furia di stare seduto a guardare diventa di conseguenza anche un telespettatore, diventando così la base del potere berlusconiano. Cos’hanno in comune i Ratzinger e i Pansa? In comune, per quanto riguarda gli effetti negativi sull’intera società e non solo su se stessi – perché quest’ultimo aspetto è solo affar loro – hanno che confondono le cause con gli effetti e gli effetti con le cause, il che significa che danneggiano il pensiero critico, cioè l’intelligenza, in particolare quella scientifica. Non sono un bell’esempio, quindi, in particolare per i giovani.

     
 

6 Commenti

  1. Ignazio Russo scrive:

    sono totalmente d’accordo.
    Complimenti sia per l’analisi del problema che per la chiara esposizione.

  2. Ugo scrive:

    Io invece non sono per niente d’accordo. Questo ragionamento rientra nella categoria “chi capisce così non capisce niente”

    Tanto per cominciare Ratzinger ha diritto di nominare e citare Galileo quanto vuole. Se i crimini dei partigiani quando la resistenza era finita sono ascrivibili esclusivamente a quegli “ex” partigiani (che non è detto ritenessero la resistenza finita), allora la condanna di Galileo non è attribuibile ad una persona che diresse l’inquisizione qualche anno dopo la sua morte.

    Per quanto riguarda Pansa, qui si piscia abbondantemente fuori del vaso, e quel che è peggio lo si fa coscientemente. Perché la parte impressionante della morte di Pietro Zuccheretti non è la sua morte (non che la morte non sia spaventosa, è che, purtroppo, in guerra la gente suole morire): è che
    a)tu ne sia venuto a sapere solo pochi anni or sono;
    b)Bencivegna ti venga a dire che non ne sa niente di eventuali scuse o risarcimenti alla famiglia e che non è affar suo.

    Puoi anche aver ragione a dire che i fatti su cui si basano i libri di Pansa sono come la popò di Romeo e Giulietta, puoi anche essere nel giusto sostenendo che quei misfatti (forse) non infangano la resistenza (che comunque di merda ne aveva già abbastanza addosso, vedi sopra). Ma infatti posso passar sopra a quei crimini (io, qualcuno a cui è morto un parente forse no). Quel che non perdono è il silenzio che su questi crimini pose il PCI e la copertura che diede ai loro autori. Copertura che a volte sconfinava con una palese complicità. Di questo silenzio i dirigenti attuali del PD/ex dirigenti dei DS non hanno alcuna responsabilità, certo. Ma quando vedo la loro reazione imbarazzata appena qualcuno parla loro di Pansa mi sembrano comportarsi come chi sa più di quel che può dire. E mi da fastidio.

  3. x Ugo scrive:

    E chi contesta il tuo fastidio, che è anche il mio?
    Nessuno attribuisce a Ratzinger il processo a Galilei, ma certamente è responsabilità della Chiesa, della quale Ratzinger è il papa, che quindi la rappresenta in toto. Inoltre è lui – con l’intera Chiesa – che si vanta della sua “continuità apostolica”: ergo….
    Esistono inoltre il buon gusto e la buona educazione. Che sconsiglierebbero per esempio a Krushev di citare Imre Nagy o a Franco Freda di citare le vittime di piazza Fontana o a Caino di citare Abele o a Ponzio Pilato e al Sinedrio dell’epoca di citare un certo Gesù Cristo. Non trovi? Che diresti se un papa si mettesse pure a citare Giordano Bruno?
    pino
    ps Il Pci poteva avere dei motivi di necessità politica per tacere di certe cose – ma certo NON su uno Zuccheretti, silenzio che NON ammetto – però dalla Bolognina in poi i suoi epigoni ed eredi avrebbero dovuto essere i primi ad aprire gli archivi. Io sono rimasto sconvolto a leggere i reportage di Ettore Mo – mi pare fosse lui – dagli ex lager della Siberia, episodi da sadismo e inferno dantesco da lui reperiti negli archivi russi. Le motivazioni e le necessità politiche hanno per esempio portato alla vergogna dell’”Armadio della vergogna”, cioè all’insabbiamento da parte della nostra magistratura militare delle inchieste contro i tedeschi responsabili di dozzine – in realtà mi pare fossero centinaia – di massacri di civili italiani in Italia.Insabbiamenti decisi per non irritare la Germania e non ritardare la sua adesione alla Nato. Ma oltre a insabbiare, alle famiglie non è stata data una lira di risarcimento…. Che vergogna aggiuntiva!
    Quando sento Napolitano dire, con mille anni di ritardo, che l’invasione dell’Ungheria o di Praga furono un errore, mi cascano la braccia.Fa il paio con Uòlter che con ammirevole tempismo “rivela” che lui non è mai stato comunista, bensì filoamericano.
    Abbiamo una classe politica, a destra e a sinistra, che non so dire se faccia più pena od orrore. Bada però che siamo noi a eleggerli… E a continuare a eleggerli. Errare humanum, perseverare diabolicum.

  4. Ugo scrive:

    Sulla continuità apostolica avrei qualcosa da ridire, visto che mi sembra che già il predecessore di Ratzinger avesse chiesto scusa a nome della Chiesa Cattolica per quanto riguarda Galileo. Scuse tardive, chi lo nega, ma sempre scuse. Poi se tu credi che quel che ha fatto GPII non vale per BXVI, allora comincio a provare una certa confusione.

    E Napolitano… Mi piace, veramente. Però una mezza parola quando è morto Solgenitsin avrebbe potuto dirla.

  5. Mi pare che paragonare il trattamento della Resistenza ad opera di Pansa a quello di Ratzinger e dei suoi predecessori a Galileo sia come usare un altoforno per fare un uovo à la coque.

    Nel merito: go letto soltanto un paio dei lavori di Pansa, quindi la mia esperienza nonè completa, La mia impressione è che potrebbe farsi trascinare, ma deve lottare contro una vera e propria rimozione culturale e storica. Per esperienza personale posso dire che chi è nato dagli anni 1970 e ha frequentato le scuole italiane non conosce la storia del ventesimo
    secolo, ma l’agiografia di una determinata parte politica e culturale.
    Viviamo in una nazione dove, casualmente, ci si è dimenticati di tradurre per decenni testi considerati essenziali altrove, dove per ascoltare quello che è assodato ovunque in occidente è necessario imparare una lingua straniera.
    Prima della pagliuzza nell’occhio di Pansa, mi preoccuperei delle travi con cui siamo stati accecati per una generazione.

  6. baron litron scrive:

    di uno: Pino non ha capito una ciufola del processo a Galileo,e sì che se ne parla ormai diffusamente da qualche secolo.

    di due: ben prima del Pansa ne aveva scritto (chiaramente mooolto meglio) Fenoglio. si vada Pino a leggere “La paga del sabato”, o “Il padrone paga male”, per capire quanto l’aver fatto il partigiano (e oltretutto nel racconto di chi l’aveva fatto per davvero) possa avere acceso passioni poi difficili da spegnare, quanto per alcuni il 25 aprile fu soltanto il giorno della cacciata dei tedeschi, ma non quello della fine della loro guerra civile privata ….

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