Cultura

La stranissima coppia Ratzinger-Giampaolo Pansa

6 novembre 2008

Dopo lo strano duo Francesco Cossiga-Licio Gelli preso in esame in un articolo precedente, ecco servita un’altra gustosa coppia di personaggi che forse hanno in comune più di quanto non si pensi…

Il lato per così dire comico o grottesco è che ha pure citato Galilei! Senza che nessuno gli ricordasse che se c’è qualcuno che quel nome è meglio che non lo nomini, se non per battersi il petto e cospargersi il capo di cenere, è proprio un papa. Eppure nei giorni scorsi nel ricevere gli scienziati riuniti dalla Accademia pontificia delle scienze – per un confronto ragionato su fede e scienza in vista dei 150 anni dalla pubblicazione della teoria evoluzionistica di Darwin – papa Ratzinger non ha esitato a citare Galilei. Cosa particolarmente stupefacente, se non pazzesca, lo ha citato per sostenere la propria tesi, ovviamente di magnifico connubio tra fede e scienza, tra religione e scienza. “Galilei vedeva la natura come un libro il cui autore è Dio”, ha detto il papa alla presenza di personaggi del calibro di Stephen Hawking, il celebre fisico inglese paralitico da molti anni anche nella favella, ma non nella volontà: tanto che per parlare usa una sorta di puntatore, comandato dal movimento degli occhi, per scegliere le parole dallo schermo del computer incorporato alla sua sedia a rotelle, parole che vengono poi mandate a un sintetizzatore vocale. Peccato non abbia citato anche Giordano Bruno, visto che Galilei non è finito al rogo solo perché alla sua bella età, 70 primavere come Berlusconi, ha abiurato le proprie teorie e s’è dovuto pure inginocchiare a terra. Particolare NON irrilevante, Ratzinger prima di diventare papa è stato a lungo il responsabile di quella Congregazione per la Dottrina della Fede che una volta si chiamava Inquisizione


TRASFORMISMO
– La capacità in particolare nostra, cioè italiana, di passare senza imbarazzo da una posizione al suo opposto, pur di poter continuare a detenere il potere e godere dei suoi privilegi, è molto bene illustrata da questa giravolta papale, vero e proprio salto mortale. Triplo, visto che ormai perfino in Vaticano – grazie al neo presidente dell’Accademia, il fisico Nicola Cabibbo – ammettono che Darwin è inconfutabile e che sono più che altro macchiette patetiche i credenti americani che, amando i cocktail da bravi americani, hanno shakerato tutto e inventato la teoria del “disegno intelligente”, disegno ovviamente divino, di Dio, del Dio della bibbia. Per essere intelligente, il disegno appare fin troppo lento, accumulando sangue, sventure, morti, guerre, epidemie, malattie orribili, piaghe d’Egitto e non solo d’Egitto in numero molto superiore a sette, sfruttamenti bestiali, catastrofi da terremoti, tsunami ed eruzioni, più una natura che per sopravvivere usa trasformare i più deboli in bocconcini per le fauci dei più forti: mors tuta, vita mea; il pesce grande mangia il pesce piccolo, ecc. Il disegno è “intelligente”, ma ovviamente resta per gli esseri umani imperscrutabile, estraneo quindi all’intelligenza umana. In soldoni, il disegno intelligente consiste nel credere che qualunque cosa accada, e da millenni accadono fin troppi macelli, Dio ha in mente qualcosa di meglio e guida l’umanità verso chissà quali radiosi progressi futuri. Insomma, le “umane sorti progressive” cantate con amaro disincanto dal povero Giacomo Leopardi.

LUCI E TOMBINI – La Chiesa almeno con le sue giravolte cerca di approdare a sponde migliori, più umane. Gli entusiasti dei romanzi di Giampaolo Pansa invece fanno il contrario, adusi come sono a guardare la pagliuzza negli occhi altrui nascondendo la trave, anzi le travi al plurale, e qualche scheletro negli occhi propri. Anche Giulietta e Romeo facevano di sicuro pipì e popò, ma non per questo si può accusare Shakespeare di essere un falsario per non averlo detto o i due immortali innamorati di essere solo dei cagoni. Il pensiero pansiano invece fa proprio questo: del corpo umano non vede le meraviglie, ma solo la defecazione; dei palazzi non vede l’architettura, ma solo i pozzi neri e le chiaviche; delle sfilate di moda non vede i begli abiti, le belle modelle e i modelli, ma solo i tampax, le mutande quanto meno sudaticce di chi sfila, magari qualche emorroide; delle città non vede le luci, ma solo le fogne. Ho il sospetto che Pansa non avrebbe mai scritto “Le mille luci di New York”, ma solo le “I centomila tombini di New York”. Il mio ingeneroso sospetto nasce dal fatto che della Resistenza si comincia a non voler vedere più il suo contributo al parto della Repubblica e della Costituzione repubblicana, ma solo gli orrori compiuti in suo nome o da suoi ex membri a Resistenza finita, quando cioè, si badi bene, non era più Resistenza ma vivere “normale”. Se un ex partigiano rubava o uccideva, i suoi misfatti non riguardavano la Resistenza, già passata, ma solo lui e i suoi complici, anche se ex partigiani pure loro. Se io stupro o rubo o anche “solo” scrivo frottole e balle, la responsabilità è mia, solo mia, non de L’espresso nel quale lavoravo. O no? Insomma, le critiche e le accuse dei misfatti degli ex partigiani vanno rivolte semmai al nostro modo di essere società civile.

6 commenti a La stranissima coppia Ratzinger-Giampaolo Pansa

  1. Ignazio Russo

    sono totalmente d’accordo.
    Complimenti sia per l’analisi del problema che per la chiara esposizione.

  2. Ugo

    Io invece non sono per niente d’accordo. Questo ragionamento rientra nella categoria “chi capisce così non capisce niente”

    Tanto per cominciare Ratzinger ha diritto di nominare e citare Galileo quanto vuole. Se i crimini dei partigiani quando la resistenza era finita sono ascrivibili esclusivamente a quegli “ex” partigiani (che non è detto ritenessero la resistenza finita), allora la condanna di Galileo non è attribuibile ad una persona che diresse l’inquisizione qualche anno dopo la sua morte.

    Per quanto riguarda Pansa, qui si piscia abbondantemente fuori del vaso, e quel che è peggio lo si fa coscientemente. Perché la parte impressionante della morte di Pietro Zuccheretti non è la sua morte (non che la morte non sia spaventosa, è che, purtroppo, in guerra la gente suole morire): è che
    a)tu ne sia venuto a sapere solo pochi anni or sono;
    b)Bencivegna ti venga a dire che non ne sa niente di eventuali scuse o risarcimenti alla famiglia e che non è affar suo.

    Puoi anche aver ragione a dire che i fatti su cui si basano i libri di Pansa sono come la popò di Romeo e Giulietta, puoi anche essere nel giusto sostenendo che quei misfatti (forse) non infangano la resistenza (che comunque di merda ne aveva già abbastanza addosso, vedi sopra). Ma infatti posso passar sopra a quei crimini (io, qualcuno a cui è morto un parente forse no). Quel che non perdono è il silenzio che su questi crimini pose il PCI e la copertura che diede ai loro autori. Copertura che a volte sconfinava con una palese complicità. Di questo silenzio i dirigenti attuali del PD/ex dirigenti dei DS non hanno alcuna responsabilità, certo. Ma quando vedo la loro reazione imbarazzata appena qualcuno parla loro di Pansa mi sembrano comportarsi come chi sa più di quel che può dire. E mi da fastidio.

  3. E chi contesta il tuo fastidio, che è anche il mio?
    Nessuno attribuisce a Ratzinger il processo a Galilei, ma certamente è responsabilità della Chiesa, della quale Ratzinger è il papa, che quindi la rappresenta in toto. Inoltre è lui – con l’intera Chiesa – che si vanta della sua “continuità apostolica”: ergo….
    Esistono inoltre il buon gusto e la buona educazione. Che sconsiglierebbero per esempio a Krushev di citare Imre Nagy o a Franco Freda di citare le vittime di piazza Fontana o a Caino di citare Abele o a Ponzio Pilato e al Sinedrio dell’epoca di citare un certo Gesù Cristo. Non trovi? Che diresti se un papa si mettesse pure a citare Giordano Bruno?
    pino
    ps Il Pci poteva avere dei motivi di necessità politica per tacere di certe cose – ma certo NON su uno Zuccheretti, silenzio che NON ammetto – però dalla Bolognina in poi i suoi epigoni ed eredi avrebbero dovuto essere i primi ad aprire gli archivi. Io sono rimasto sconvolto a leggere i reportage di Ettore Mo – mi pare fosse lui – dagli ex lager della Siberia, episodi da sadismo e inferno dantesco da lui reperiti negli archivi russi. Le motivazioni e le necessità politiche hanno per esempio portato alla vergogna dell’”Armadio della vergogna”, cioè all’insabbiamento da parte della nostra magistratura militare delle inchieste contro i tedeschi responsabili di dozzine – in realtà mi pare fossero centinaia – di massacri di civili italiani in Italia.Insabbiamenti decisi per non irritare la Germania e non ritardare la sua adesione alla Nato. Ma oltre a insabbiare, alle famiglie non è stata data una lira di risarcimento…. Che vergogna aggiuntiva!
    Quando sento Napolitano dire, con mille anni di ritardo, che l’invasione dell’Ungheria o di Praga furono un errore, mi cascano la braccia.Fa il paio con Uòlter che con ammirevole tempismo “rivela” che lui non è mai stato comunista, bensì filoamericano.
    Abbiamo una classe politica, a destra e a sinistra, che non so dire se faccia più pena od orrore. Bada però che siamo noi a eleggerli… E a continuare a eleggerli. Errare humanum, perseverare diabolicum.

  4. Ugo

    Sulla continuità apostolica avrei qualcosa da ridire, visto che mi sembra che già il predecessore di Ratzinger avesse chiesto scusa a nome della Chiesa Cattolica per quanto riguarda Galileo. Scuse tardive, chi lo nega, ma sempre scuse. Poi se tu credi che quel che ha fatto GPII non vale per BXVI, allora comincio a provare una certa confusione.

    E Napolitano… Mi piace, veramente. Però una mezza parola quando è morto Solgenitsin avrebbe potuto dirla.

  5. Mi pare che paragonare il trattamento della Resistenza ad opera di Pansa a quello di Ratzinger e dei suoi predecessori a Galileo sia come usare un altoforno per fare un uovo à la coque.

    Nel merito: go letto soltanto un paio dei lavori di Pansa, quindi la mia esperienza nonè completa, La mia impressione è che potrebbe farsi trascinare, ma deve lottare contro una vera e propria rimozione culturale e storica. Per esperienza personale posso dire che chi è nato dagli anni 1970 e ha frequentato le scuole italiane non conosce la storia del ventesimo
    secolo, ma l’agiografia di una determinata parte politica e culturale.
    Viviamo in una nazione dove, casualmente, ci si è dimenticati di tradurre per decenni testi considerati essenziali altrove, dove per ascoltare quello che è assodato ovunque in occidente è necessario imparare una lingua straniera.
    Prima della pagliuzza nell’occhio di Pansa, mi preoccuperei delle travi con cui siamo stati accecati per una generazione.

  6. baron litron

    di uno: Pino non ha capito una ciufola del processo a Galileo,e sì che se ne parla ormai diffusamente da qualche secolo.

    di due: ben prima del Pansa ne aveva scritto (chiaramente mooolto meglio) Fenoglio. si vada Pino a leggere “La paga del sabato”, o “Il padrone paga male”, per capire quanto l’aver fatto il partigiano (e oltretutto nel racconto di chi l’aveva fatto per davvero) possa avere acceso passioni poi difficili da spegnare, quanto per alcuni il 25 aprile fu soltanto il giorno della cacciata dei tedeschi, ma non quello della fine della loro guerra civile privata ….

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