Italia: l’abisso oltre la crisi

09/11/2008 - La recessione non è più un pericolo. Ora il pericolo è la deflazione. Nessuno si muove, se non con palliativi o misure che serviranno a poco o a nulla. Allora, meglio fare delle riforme strutturali e far ripartire il paese

     
 

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La recessione non è più un pericolo. Ora il pericolo è la deflazione. Nessuno si muove, se non con palliativi o misure che serviranno a poco o a nulla. Allora, meglio fare delle riforme strutturali e far ripartire il paese

Che la recessione fosse all’orizzonte non era un mistero già da quest’estate, prima che scoppiasse definitivamente la crisi dei mercati finanziari. Ma ora c’è un rischio ben peggiore all’orizzonte. Quello della deflazione. La deflazione è peggiore dalla recessione. La recessione è una fisiologica caduta di produzione e consumi all’interno del ciclo economico. La deflazione è invece un distruttivo circolo vizioso, che parte da una caduta dei prezzi dei beni capitali (patrimoni, case, titoli) e delle materie prime. La deflazione ha effetti micidiali sul credito e sui consumi, perché tutti preferiscono tenere liquidità anziché acquistare titoli che si svalutano o beni di consumo che si prevede si ridurranno di prezzo. Ma così nessuno presta più denaro, le merci non si vendono, non si fanno investimenti e l’occupazione crolla.

SEGNALI DI DEFLAZIONE – I segnali di deflazione in Italia non mancano. L’Unione europea prevede scenari molto negativi per l’Italia. Il mercato delle auto è crollato, con i suoi inevitabili effetti a cascata su molti settori dell’economia. L’indicatore della Confcommercio sugli acquisti di beni e servizi (Icc) registra una flessione nei primi 9 mesi del 2008 dell’1,9%, con cali generalizzati in tutti i settori economici e il presidente Carlo Sangalli chiede a gran voce riduzioni della pressione fiscale. Le richieste di cassa integrazione crescono in modo esponenziale e tutte le previsioni dicono che, dopo 10 anni di progressi, tornerà a crescere la disoccupazione, soprattutto per effetto delle espulsioni delle categorie deboli (precari e donne in primis). La linea della povertà continua a crescere, anno dopo anno, secondo le elaborazioni dell’istat, penalizzando le famiglie più giovani e il sud. E la politica, che fa?

COSA DICONO I POLITICI ITALIANI – Il nostro ministro dell’Economia si diletta a regolare i conti con il sistema bancario assieme ai furbetti del core tier 1, ma stando a quello che dice, non ha alcuna intenzione di rivedere la Finanziaria per sostenere l’economia. E’ vero che i margini sono stretti: i dati del fabbisogno statale di ottobre segnalano un peggioramento di ben 14,5 miliardi di euro rispetto al 2007. Ma che l’orizzonte dei conti pubblici fosse fosco era abbastanza chiaro già da metà settembre. Però non è che il leader dell’opposizione brilli per proposte sensate. L’idea di detassare una tantum le tredicesime è una sciocchezza per molte ragioni, soprattutto perché misure percepite come transitorie hanno effetti limitati sulla domanda delle famiglie.

RIFORME STRUTTURALI, PER PIACERE! – Mai come in questo momento c’è bisogno di coraggio e di riforme strutturali. Invece, il governo sembra paralizzato, privo di idee; le poche che ha sono inutili o dannose: che senso hanno la detassazione degli straordinari mentre la cassa integrazione galoppa o la Robin Tax con il petrolio che cala? L’opposizione non fa nulla per dimostrare di averne, vedi la detassazione delle tredicesime. E questo immobilismo è pericoloso. Perché non eviterà il peggioramento dei conti pubblici e non combatterà la recessione-deflazione. La soglia del 3% nel rapporto Debito-Pil nel 2009 sarà di questo passo probabilmente superata. Il sentiero di sviluppo dell’Italia, debole da oltre 10 anni, peggiorerà. E allora, a questo punto, tanto vale negoziare uno sfondamento temporaneo del deficit per misure di alleggerimento fiscale per redditi medi e bassi e per il rilancio della spesa per infrastrutture, varando anche alcune riforme strutturali bipartisan, che nel medio lungo termine avrebbero positivi effetti dirompenti sulla produttività e sulla tenuta dei conti pubblici.

QUALCHE ESEMPIO - Il sistema di welfare e le politiche del lavoro, in favore dei giovani e dei meno garantiti. Il fisco, alleggerendolo per chi paga ma non per chi evade: l’evasione annua è stimata in circa 300 miliardi di euro. Le liberalizzazioni, per svecchiare e sciogliere un paese ingessato da mille corporazioni, che secondo uno studio Cemes-Bocconi porterebbero risparmi per 20 miliardi di euro. La riforma degli enti locali, che riduca l’ipertrofia istituzionale accorpando i Comuni e abolendo qualche livello istituzionale di troppo, tipo le Province: forse non garantirebbe gli enormi risparmi generosamente stimati dall’Eurispes, ma qualche miliardo di euro lo farebbe risparmiare. Una vera riforma (non i tagli della Gelmini) per la scuola, l’università e la ricerca. Tutte scelte che permetterebbero (forse) di attraversare la recessione meno dolorosamente possibile e che servirebbero (certamente) per avere un paese più solido, quando la tempesta sarà passata.

     
 

23 Commenti

  1. @fabio
    io ne dico che se si continua a chiamare deflazione lo sgonfiamento di una bolla mentre altri prezzi continuano a salire, si sta solo facendo confusione, e si cade nella trappola concettuale per cui le cose vanno bene solo se i prezzi salgono (e di solito salgono perché la produzione non basta più, figuriamoci se le cose così vanno bene!).
    dire che non ci sono fallimenti asiatici quando il sistema del credito asiatico è un puro braccio statale, è un altro modo per travisare la realtà: lì non è che non sono fallite, non vengono fatte fallire perché non valgono le nostre regole giuridiche e contabili.
    se poi i miei asset sono dimezzati di valore è un problema quando io sono uno speculatore, che acquista per vendere; che la tua casa valga la metà, se la casa ti serve per abitarci, non ti frega nulla, per te ha lo stesso valore d’uso; se poi la hai usata come garanzia per prendere altri soldi, hai speculato, ed è bene che tu paghi il marchiano errore. se non sei uno speculatore, il valore della tua casa non fa reddito, e non è lì il problema del tirare avanti.
    l’euro è ancora vicino a 1,30 contro il dollaro, avendo passato anche fasi sotto la pari (allunghiamo la memoria, il mondo non è iniziato un mese fa)… questa è una moneta crollata? è una moneta in difficoltà? no, è una moneta che è retrocessa da una sua piccola bolla che la ha portata a 1,60; le banche stanno cancellando posizioni speculative sull’euro (magari triangolate sulle materie prime), e quindi l’euro ritraccia… ma è relativamente ancora “forte”.

    Sulla tua prospettiva geopolitica, teoricamente pissibile, gli USA non faranno alzare i tassi martellandosi da soli le gonadi, daranno qualche concessione ai paesi asiatici (mercati, partecipazioni su suolo USA…) e in cambio l’asia si comprerà il nuovo debito pubblico USA così come ha fatto finora.
    La “fortuna” degli USA è che il “decoupling” almeno per metà è una bufala, e che anche l’Europa ha problemi, e questo non permette lo “scatto” dell’euro al posto del dollaro (men che meno dello Yuan), cosa che comunque Trichet avrebbe evitato (vedi anche i tagli concertati delle BC) perché all’Europa fa comunque più comodo gli USA forti invece che Cina e Russia.

  2. alemar scrive:

    Dopo tanto vagare finalmente un sito dove si discute seriamente,di argomenti seri, tra persone serie, senza insulti e preconcetti di parte.Dicevo, fa piacere discutere, confrontarsi,preoccuparsi nell’interesse generale del Paese poi, però, bisogna che chi é stato da noi cittadini preposto a farlo, assuma decisioni ed operi.In questo i suggerimenti é utile darli prima, per le critiche é opportuno aspettare i fatti.Grazie a Dio in Italia il mandato a governare viene ancora democraticamente conferito dalla maggioranza del corpo elettorale e questo va accettato e rispettato da tutti, così come tutti dovremmo pretendere che ciascuno svolga correttamente e completamente il ruolo istituzione che gli é stato affidato, tanto di governo quanto di opposizione. Il Governo governi, l’opposizione controlli e contropoponga ofrrendo ai cittadini una ipotesi alternativa e migliorativa, ma sempre e comunque salvaguardando l’interesse generale del Paese.Questo accade in tutte le democrazie, se non riusciamo a vederlo attuato in Italia, purtroppo significa che la nostra é ancora una democrazia incompiuta e che dobbiamo ancora tutti migliorare molto il nostro senso dello Stato.

  3. Comicomix scrive:

    @fabio:
    Non ho molto da aggiungere. Grazie per il commento

    @marco:
    Il tema del rapporto tra ambiente e sviluppo economico è sempre affascinante. Io direi che coesistono un problema di redistribuzione delle risoprse sia nello spazio (ricchi/poveri) sia nel tempo (antenati/contemporanei/posteri). E che il ssitema – tutt’altro che perfetto – tende a privilegiare le voci dei “ricchi” e quelle dei “contemporanei”. Rimedi? Ce ne sono, ma il discorso sarebbe lòungo. magari varrà la pena scriverci su. Grazie ;-)

    @alemar:
    Sono d’accordo: infatti queste cose (mi secca autocitarmi, ma in questo caso è inevitabile) le avevo scritte più o meno simili PRIMA del voto (per quel che vale la mia piccolissima opinione). Quanto ad aspettare i fatti: se c’è un emergenza e si rimandano le azioni, i fatti non arrivano. E siccome penso che servano, critico.
    Grazie mille, anche a me piace il confronto civile e sereno.

    @tutti:
    Un sorriso senz’altro.

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