La recessione non è più un pericolo. Ora il pericolo è la deflazione. Nessuno si muove, se non con palliativi o misure che serviranno a poco o a nulla. Allora, meglio fare delle riforme strutturali e far ripartire il paese
Che la recessione fosse all’orizzonte non era un mistero già da quest’estate, prima che scoppiasse definitivamente la crisi dei mercati finanziari. Ma ora c’è un rischio ben peggiore all’orizzonte. Quello della deflazione. La deflazione è peggiore dalla recessione. La recessione è una fisiologica caduta di produzione
e consumi all’interno del ciclo economico. La deflazione è invece un distruttivo circolo vizioso, che parte da una caduta dei prezzi dei beni capitali (patrimoni, case, titoli) e delle materie prime. La deflazione ha effetti micidiali sul credito e sui consumi, perché tutti preferiscono tenere liquidità anziché acquistare titoli che si svalutano o beni di consumo che si prevede si ridurranno di prezzo. Ma così nessuno presta più denaro, le merci non si vendono, non si fanno investimenti e l’occupazione crolla.
SEGNALI DI DEFLAZIONE – I segnali di deflazione in Italia non mancano. L’Unione europea prevede scenari molto negativi per l’Italia. Il mercato delle auto è crollato, con i suoi inevitabili effetti a cascata su molti settori dell’economia. L’indicatore della Confcommercio sugli acquisti di beni e servizi (Icc) registra una flessione nei primi 9 mesi del 2008 dell’1,9%, con cali generalizzati in tutti i settori economici e il presidente Carlo Sangalli chiede a gran voce riduzioni della pressione fiscale. Le richieste di cassa integrazione crescono in modo esponenziale e tutte le previsioni dicono che, dopo 10 anni di progressi, tornerà a crescere la disoccupazione, soprattutto per effetto delle espulsioni delle categorie deboli (precari e donne in primis). La linea della povertà continua a crescere, anno dopo anno, secondo le elaborazioni dell’istat, penalizzando le famiglie più giovani e il sud. E la politica, che fa?
COSA DICONO I POLITICI ITALIANI – Il nostro ministro dell’Economia si diletta a regolare i conti con il sistema bancario assieme ai furbetti del core tier 1, ma stando a quello che dice, non ha alcuna intenzione di
rivedere la Finanziaria per sostenere l’economia. E’ vero che i margini sono stretti: i dati del fabbisogno statale di ottobre segnalano un peggioramento di ben 14,5 miliardi di euro rispetto al 2007. Ma che l’orizzonte dei conti pubblici fosse fosco era abbastanza chiaro già da metà settembre. Però non è che il leader dell’opposizione brilli per proposte sensate. L’idea di detassare una tantum le tredicesime è una sciocchezza per molte ragioni, soprattutto perché misure percepite come transitorie hanno effetti limitati sulla domanda delle famiglie.
RIFORME STRUTTURALI, PER PIACERE! – Mai come in questo momento c’è bisogno di coraggio e di riforme strutturali. Invece, il governo sembra paralizzato, privo di idee; le poche che ha sono inutili o dannose: che senso hanno la detassazione degli straordinari mentre la cassa integrazione galoppa o la Robin Tax con il petrolio che cala? L’opposizione non fa nulla per dimostrare di averne, vedi la detassazione delle tredicesime. E questo immobilismo è pericoloso. Perché non eviterà il peggioramento dei conti pubblici e non combatterà la recessione-deflazione. La soglia del 3% nel rapporto Debito-Pil nel 2009 sarà di questo passo probabilmente superata. Il sentiero di sviluppo dell’Italia, debole da oltre 10 anni, peggiorerà. E allora, a questo punto, tanto vale negoziare uno sfondamento temporaneo del deficit per misure di alleggerimento fiscale per redditi medi e bassi e per il rilancio della spesa per infrastrutture, varando anche alcune riforme strutturali bipartisan, che nel medio lungo termine avrebbero positivi effetti
dirompenti sulla produttività e sulla tenuta dei conti pubblici.
QUALCHE ESEMPIO - Il sistema di welfare e le politiche del lavoro, in favore dei giovani e dei meno garantiti. Il fisco, alleggerendolo per chi paga ma non per chi evade: l’evasione annua è stimata in circa 300 miliardi di euro. Le liberalizzazioni, per svecchiare e sciogliere un paese ingessato da mille corporazioni, che secondo uno studio Cemes-Bocconi porterebbero risparmi per 20 miliardi di euro. La riforma degli enti locali, che riduca l’ipertrofia istituzionale accorpando i Comuni e abolendo qualche livello istituzionale di troppo, tipo le Province: forse non garantirebbe gli enormi risparmi generosamente stimati dall’Eurispes, ma qualche miliardo di euro lo farebbe risparmiare. Una vera riforma (non i tagli della Gelmini) per la scuola, l’università e la ricerca. Tutte scelte che permetterebbero (forse) di attraversare la recessione meno dolorosamente possibile e che servirebbero (certamente) per avere un paese più solido, quando la tempesta sarà passata.























Carissimo,
non contesto la tua disquisizione su cosa faccia/non faccia la politica (sul cosa si debba fare, sai che sono un po’ più restio di te all’intervento statale).
Vorrei solo mettere un po’ in dubbio tutto questo parlare di “deflazione”, il cui rischio mi pare abbastanza fuori luogo vista la tendenza alla creazione di liquidità dal centro, e della sua “pericolosità”; per come viene descritta, la deflazione è una spirale senza fine, in realtà occorre dire che lo stesso fatto di “non spendere” crea maggior risparmio, cioè maggior disponibilità di capitali, il che comporta spinte al ribasso dei tassi di interesse in termini reali (in termini nominali scendono per via della stessa deflazione), e il suo procedere comporta comunque una minor convenienza del risparmio (quindi maggiore convenienza a consumare) e maggiori possibilità di investimento.
L’unico problema che ti concedo è il tempo, perché non è quantificabile quanto possa procedere la fase di deflazione prima del rimbalzo della congiuntura: da un punto di vista economico questo non è un problema (la deflazione procede finché ha una logica economica, finché le grandezze non si riequilibrano), il vero problema è più “politico” per chi vuol soppesare costi e ricavi sociali di ciò che accade nel “frattempo”.
Vorrei mettere in guardia nel non confondere un episodio limitato di deflazione con la prospettiva di una giapponesizzazione dell’economia; la prima è rapidamente superabile e “fisiologica”, la seconda è conseguenza di scelte politiche sbagliate volte a tenere in piedi strutture produttive antieconomiche (imprese tecnicamente fallite, che non chiudono grazie a soldi pubblici e che intanto sostanzialmente distruggono ricchezza sia direttamente perché marce, sia indirettamente perché assorbono risorse che potrebbero andare a nuove imprese).
Ripeto: non voglio criticare le misure che tu proporresti, che sono riferite secondo un criterio di buon senso al problema “recessione” più che “deflazione”, ma suggerisco un occhio attento a dove verranno messi nel dettaglio i soldi pubblici.
un sorriso di simpatia
sono d’accordissimo sull’accorpamento delle province ai comuni, ma per dare un buon esempio al risparmio, qualche sacrificio lo dovrebbe fare sia il politico che i dipendenti di montecitorio i cui stipendi fanno accapponare la pelle per es. ai poveri insegnani delle scuole. il ministro Brunetta oltre che colpire indistintamente il personale del pubbico impiego dovrebbe anche rivedere, per una questione di giustizia sociale, gli stipendi dei dipendenti dei vari dicasteri.
saluti – quero oronzo
@Leonardo Daverio Patrizi.
direi che siamo abbastanza d’accordo. Nel senso che la deflazione è un rischio (non una certezza, per fortuna!) che potremmo correre se l’economia si avvitasse su se stessa – ovviamente, non oggi o domani, ma da qui a qualche tempo. Sono d’accordo anche sul fatto che il problema è “politico”, nel senso che il “riequilibiro” avverrebbe, ma non so se possiamo permetterci di aspettare nel frattempo senza fare niente. Specie le riforme strutturali, che sono indispensabili non solo per liberare risorse ma per far ripartire l’Italia, a tempesta finita.
Quanto a tenere in piedi imprese tecnicamente fallite, che non chiudono grazie a soldi pubblici. Non sono solo d’accordo. Sono d’accordissimo, ci ho scritto anche un articolo che mi ha fatto togliere il saluto da alcuni amici di Confindustria…
Grazie del commento, simpatia ricambiatissima…
@quero oronzo:
Sfondi una porta spalancata. Senza fare sterili polemiche sulla “casta”, una riduzione generalizzata dei costi della politica è utile, sana e condivisibile. Ma un ottimo modo è anche una semplificazione dei livelli istituzionali. C’era l’occasione del “federalismo”, ma tutto fa pensare, purtroppo, che sarà un’occasione sprecata.
@: Un sorriso a tutti
A parte gli scontati complimenti per l’articolo e condividendo le soluzioni e la loro necessità vorrei esprimere un dubbio: quanti posti di lavoro costerebbero? Far fallire le aziende marcie, togliere province e accorpare comuni, perfino liberalizzare (vedi i piccoli negozi rispetto alla grande distribuzione), quante persone andrebbero a casa? Quanti scioperi organizzerebbero i sindacati in merito? Dopo quanto tempo si avrebbero gli effetti positivi per cui queste persone potrebbero ritrovare lavoro?
@marblestone.
Ciao Pietro! Grazie del tuo commento!!!
Far fallire le aziende marce (quelle che non hanno più possibilità di riprendersi) è una questione di costo-opportunità. E’ meglio tenerle artificialmente in vita, come si fece nell’epoca peggiore dell’IRI, oppure investire in una riconversione del sistema produttivo, riformando contemporaneamente il welfare con un nuovo sistema di tutela economica per chi perde il lavoro e favorendone la riconversione e il reimpiego?
(Altro discorso è aiutare le imprese in difficoltà momentanea, naturalmente. Ma non si fa con provvediementi a “pioggia”)
Per province e comuni, le stime di risparmi sono al netto dei costi del personale, che ovviamente non perderebbe il posto (altrimenti, altro che recessione!!!!). Fermo restando che, anche in questo caso, un impiego più proficuo dei lavoratori nel pubblico impiego, mediante opportuni strumenti di misurazione della produttività e di valutazione del merito (certo non le cose estemporanee fatte da brunetta in questi mesi) sarebbero utili, secondo me.
Un sorriso non inflazionato
OTTIMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Piu povertà rendera\’ il paese meno corrotto.
E con essa si riscoprirà la solidarietà.
Spero peggiori sempre piu, cosi noi poveri saremo tanti
Complimenti vedo che ha le idee molto chiare, chissà perchè chi ha la ricetta giusta non è mai quello che deve decidere. Criticare è facile e lo è ancora di più fantasticare. Ho dato una scorsa ai vari gionali ed in tutti è predominante la protesta della scuola, la protesta dei precari, la protesta dei piloti, la protesta dei trasporti, la immancabile protesta dei centri sociali e chi più ne ha più ne metta.
Qui come ti muovi protestano e anche violentemente e poi si dice che chi governa è ingessato. Mlgrado ciò, arò uno dei pochi, ma sono ottimista.
@ego:
Una tesi interessante. Ma chi è povero sogna di non esserlo più. Non si tratta di essere ricchi, ma di stare bene. E tieni conto che in queste situazioni aumentano le disuguaglianze, quindi ci rimettono soprattutto i più deboli
@malf:
Un po’ di ragione ce l’hai: è più facile fantasticare e criticare che governare.
Bene, qui su Giornalettismo mi sembra che le critche sono un po’ a tutti e che molto spesso si fanno anche proposte. Magari sbagliate, ma proposte.
Anche io sono ottimista: L’Italia ha mille risorse. Ma un Governo “paralizzato” (in economia) non mi sembra possa aiutarla a cavarsi d’impaccio da una situazione obiettivamente difficile.
@tutti:
Gent. mo Sign.Carlo Cipiciani (Comicomix)
La saluto e La ringrazio.
Povertà vuol dire soddisfare i bisogni primari.
Quindi non è miseria.
Nelle società povere, vedi l’Europa del dopo guerra, vi era piu senso civico, senso dello Stato, senso dei Diritti e Doveri, dell’Educazione, della Storia.
Tutti i bisogni non primari sono un “di piu” , e il “di piu” toglie spazio,risorse per esaudire i bisogni primari a tutti.
Quindi è anche una speculazione di pochi a danno di altri.
Avant tout l’”autrui”.
E questo è un progetto volutamente politico voluto da chi ci ha governato(non solo dell’Italia).
Tutte le grandi civiltà ,le grandi culture si sono sviluppate quando c’era o c’è la povertà,mai nella ricchezza.
Il primo umanesimo Fiorentino per esempio,il periodo dei Lumi in Francia, la grande cultura Cinese o indiana eccc.
Con la povertà aumenta lo stimolo alla conoscenza e pure il senso dela “civis”.
Con questo non voglio dire che bisogna imporre la povertà, ne ovvio la ricchezza.
Niente deve essere imposto, anche se devo dire che con il Capitalismo o il Consumismo si è distrutta o intaccata fortemente l’identità Europea.
Ma l’Europa ne è stata succube a causa degli eventi bellici.
La ringrazio , Lei e i Suoi lettori.
Che l’intelligenza e il senso dell’”altrui prevalga” sempre.
Grazie
@ego:
Sono io che la ringrazio. La povertà non mi piace, sinceramente. Ma certo le società opulente in cui viviamo, mi creda, mi fanno orrore.
Sul fatto che il consumismo, così come si è evoluto dagli anni 60 in poi, sia un “modello” sociale e di comportamento pieno di contraddizioni (a partire dalle enormi disuguaglianze tra i 10 mila nord e 10 mila sud sparsi per il mondo, a volte anche sotto i nostri occhi) ugualmente sono critico. Molto critico.
Così come è vero che l’opulenza spesso non va a braccetto con la “civiltà”.
Ma un economia di mera sussistenza credo non sarebbe accettata dalla stragrande maggioranza dell’umanità, a partire da chi – e sono la maggioranza – non ha neppure di che sfamarsi (lo so che non è a questo che pensa, lo dico per estremizzare il concetto).
Ho letto con interesse le teorie sulla “decrescita felice, ad esempio. Ma – pur apprezzandone alcune “provocazioni” – non mi convincono del tutto.
Anche se sono consapeviole che il modello occidentale, così come lo conosciamo, non è sostenibile in eterno, non credo che la risposta sia “la povertà” (anche nell’accezione che lei esaurientemente spiega nel suo commento).
Spero che ne riparleremo, anche “in privato”, la mia mail è rintracciabile qui e nel mio sito. E magari ci scriverò sopra un articolo, direttore permettendo
Grazie mille del suo intervento.
Carlo Cipiciani
Poco credibile, nonchè in-versamente proporzionale ad ogni onor del Vero, il falso timore di ogni Paura. Smettere di governare un mondo strangolato d’ogni disgrazia e dominato da insane passioni suggerirebbe ben più abili artifici agli artisti del quieto vivere: ma ciò si paleserebbe quale nuova, devastante, alternativa poetica alla politica. L’essenzialià, oggi, è totalmente superflua.
Condivido la tua analisi sul rischio incombente, ma sempre là arriviamo caro Copicomix, alle ricette.
Ritenere “viscosamente” che per raccogliere un sommerso “tesoretto” di 300miliardi fatto di evasione (obiettivo da pol pot, evasione zero! Manco in Islanda ci riescono, poverini ..), basti aumentare i controlli incrociati, l’ho già criticato tante volte: è provato, volenti o nolenti, che nei paesi avanzati l’evasione cala in modo inversamente proporzionale alla pressione fiscale e burocratica. Punto.
Quanto alle aree meno avanzate dove l’evasione è non solo endemica ma anche tollerata (è una forma di assistenzialismo indiretto), lì vale il modello Irlanda: infrastrutture, eliminazione radicale del brigantaggio, incentivi fiscali alle imprese estere e gabbie salariali.
Sul resto, se riduci lo Stato da una parte (liberalizzazioni, no province) per aumentarlo dall’altra (welfare, adempimenti, controlli), sposti gli addendi ma il risultato fatalmente non cambia.
Fare efficienza non è tagliare le Province, vorrebbe dire eliminarne i dipendenti; cosi’ come Liberalizzare non vuol dire cedere l’Alitalia ai francesi o Telecom a Colaninno, vorrebbe dire far uscire il Pubblico dalla Sanità o dalle Università (a proposito di Corporazioni: e questa niente, la lasciamo stare?).
Ma tutto questo in Italia non si può nè dire nè pensare, esattamente come “toccare” notai avvocati tassisti e farmacisti. Manco il Duce ce provo’.
Un caro saluto, Abr
Salve, parlo da semplice e piccolo artigiano, quindi perdonate la mi aeventuale incompetenza o miopia se si rivelasse tale situazione. Credo che al dila’ di inflazione ecc, un discorso molto semplice, ma che si svicola sempre, ora sia finalmentee ora di farlo. L’italia e’ tutt’ora un paese trasformatore,, che non si puo’ basare sulle grandissime fabbriche, perche’ primo…le grandi sappaimo bene come ragionano, fiat e confindustria tutta insegna, non contiamoci prpprio, si privatizzano semmpre gli utili e si collettivizzano mi semra i disavanzi,spesso speculandoci pure sopra prima che avvengano…secondo…i medi e piccoli producevano e producono tutt’ora quasi tutto , spezzetato per la grande…sfatiamo l’America che non c’e mai stata, qui no’, la mentalita’ assolutamente no’. I piccoli e medi ce la farebbero benissimo a superare qualsiasi crisi, non e’ perche’ ci sia questa tanto decantata creativita’, che mi puzza di arrangiamento piu’ che di vere idee pratiche produttive, ma e’ perche’ essa veramente e’ responsabile e creativa, di buonissima volonta’ e pregio…il problema e’ la tassazione ancora una volta, sempre questo orbello medioevale capitolino che ci trasciniamo dietro. Come e’ possibile che nei fatti veri, provati sulla mia pelle dico, io debba dare allo Stato il 76% sul netto ? con cosa vivo ? cambio o rinnovo le macchine ? con cosa vivo poi alla fine io ? che nessuno mi venga a dire che ho fatto conti sbagliati, che non so amministrarmi, io son di quelli che son 30 che non vado in ferie per pagare tutto, ma proprio tutto, e senza assolutamente ne’ assegni cabriolet, o protesti o furbate a nero.. fatturavo tutto e di piu’ e con orgoglio anche. Bel risultato proprio, pure la pensone penalizzata mi ritrovo e grazie. Siamo oppressi da gabelle medioevali, e’ lo sfruttamento di chi lavora veramente e cosi’ non va, Io ho incrociato le braccia, siamo in tanti noi artigiani, ora vediamo si’, noi siamo abituati da sempre a tirare la cinghia, ride bene chi ride ultimo. Scusate l’ultima, ma che tristezza ragazzi.
Di commenti se ne possono fare tanti e probabilmente non si azzecca mai. Il fatto è che i nostri politici, molti dei quali sono eminenti tecnici dell’economia e delle finanze, sono troppo impegnati a trovare la ricetta giusta per fargli beccare magari un premio nobel. Che l’economia e la finanza andassero male già si sapeva da tempo e non hanno fatto nulla per evitarlo. Impegnati come erano e come sono a massacrare la gente con le strette fiscali (magari mandando in giro per i paesi e le città finanzieri in borghese, ispettori e quant’altro a vedere nascosti dietro i negozi se qualcuno esce senza scontrino fiscale, o dai piccolissimi imprenditori che fanno fatica a guadagnare un tozzo di pane – per carità ci volgliono pure – ma non è così che si risolvono i problemi. Questo è il paese delle misure salva manager (poverini hanno sbagliato e bisogna salvarli) delle salva banche e grossi potentati economici e finanziari. Dei salva Valentino Rossi che viene beccato dal fisco per una evasione di milioni di euro e gliene fanno pagare appena un decimo perchè poverino è in difficoltà mentre ci si acanisce contro la povera gente con pignoramenti, ipoteche, ganasce e quant’altro e non c’è verso di salvarli. E’ l’ Itali8a dei privilegi economici, sociali, politici dei parlamentari che si beccano un sacco di soldi alla faccia della povera gente che è quella che poi mantiene in piedi l’economia. Avrebbero dovuto abbassare i tassi di interesse già da molto tempo e non si capisce perchè non lo abbiamo fatto, bisogna mettere più soldi in tasca alla gente così che possa spendere e dare fiato all’economia e bisogna intervenire sugli investimenti pubblici altro che tagli. Si tagliassero loro in parlamento che sono troppi e si riducessero lo stipendio e si togliessero tutti i privilegi che hanno. Persino i francobolli non pagano! In questo momento ci vuole più stato non più privato e la svolta in America ne è un chiaro segnale.
@elvis the pelvis:
Non si governa con la paura, e chi tira a campare tira le cuoia. Secondo me. Grazie.
@abr:
Oh mamma…chi ha scritto che la ricetta è recuperare 300 miliardi di evasione? Io? Aspetta vado a rileggere….NO, non l’ho scritto io. Io ho scritto che bisogna abbassare le tasse. E che 300 miliardi di evasione, in un paese civile, sono una vergogna. Citi l’Iralanda, e quindi saprai che lì in 10 anni sono passati dal 30% al 9% di evasione. ne avevo scritto, tempo fa, di tax compliance.
Altro punto: chi ha parlato di riforma del welfare per aumentarne le risorse? Rileggo…No, non l’ho scritto: ho detto – richiamndo un precedente articolo scritto qui – che bisogna stabilizzare le risorse complessive per il welfare, spostandole in favore dei meno protetti e dei giovani.
Quanto al “tagliare le province” non significa licenziare i dipendenti (anche questo, non c’è scritto, anzi c’è scritto il contrario, se segui il link), ma ridurre i costi fissi (acquisto di beni e servizi in duplicazione rispetto ad altri livelli di governo, per esempio). E comunque al di là dei risparmi, una ristrutturazione istituzionale (federalista, trovo strano che tu su questo punto non sia d’accordo…ti sei convetito al verbo di Calderoli, che regala soldi a Roma e alla Sicilia?
) è necessaria, e l’hanno già fatta in Uk, in Germania. Perchè non cogliere l’occasione “federalismo” per farla anche qui? Perchè non porta consensi?
Se il punto è questo, allora ditelo: in Italia, chiunque governi, non cambierà mai nulla. E allora, tanto valeva tenerci direttamente De Mita. O Craxi.O Spadolini. Se non altro, sapevano leggere e scrivere in italiano.
@francesco:
Ho una simpatia isitintiva per i piccoli artigiani. Prali con schiettezza e dici molte cose giuste. Ti posso solo dire (perdendo così le residue simpatie dei tuoi rappresentanti di categoria…^_^) che in Italia si è fatto un “baratto” tra stato inefficente e tasse alte (ma solo per chi le paga). Ci è andata di mezzo la parte migliore del paese. Adesso, è ora di voltare pagina. Questo ho scritto, e questo penso. Se lo facesse questo Governo, ne sarei lieto. Ma non lo sta facendo. Anzi. Se lo facesse un altro governo, magari di centro sinistra, ne sarei lieto. Se non lo facesse, lo attaccherei esattamente nello stesso modo.
@Giuseppe Mortellaro:
“non è così che si risolvono i problemi”
E’ esattamente quello che c’è scritto qui dentro. Grazie
@tutti: un sorriso pre festivo
Se proprio dobbiamo espandere il deficit ed il debito pubblico, spero proprio che si cerchi di farlo in maniera produttiva: investire in infrastrutture , sia fisiche che virtuali (penso alla ricerca scientifica) mi sembra molto più desiderabile che continuare a gettare soldi nella voragine assistenziale. Tagliare le tasse, anche permettendo detrazioni per coloro che donano, partecipano od od investono in campi in cui il governo è costretto ad intervenire mi sembra ancora meglio.
Neppure Keynes credeva davvero alla bufala del “tutto va bene purché si spenda” . Purtroppo è l’unica parte del suo insegnamento che troppi suoi discepoli – e tutti i politici – ricordano.
@John Christian Falkenberg:
Non so a chi ti rivolgi. Personalmente non mi è mai piacuto il Keynes che la vulgata traduceva nello “scava buca riempi buca” e l’economia andrà. Mentre diverse cose di Keynes le condivido
Condivido (c’è scritto) il discorso sulla spesa per le infrastrutture (fische e virtuali, giustissimo). Pure quello sul taglio delle teaase, credo di averlo scritto non so quante volte.
Mi sembra ci sia un equivoco (again?) sulla “voragine assistenziale”: Il discorso che si abbozza qui è esattamente l’opposto: innalzamento età pensionabile, riforma del welfare che – a parità di risorse, forse addirittura rispramiando, sposti il welfare verso le politiche attive del lavoro e meno “tutelati” (giovani in primis).
In ogni caso, non credo che sia desiderabile per nessuno che ci siano milioni di persone senza lavoro. Un’esperienza in tal senso l’abbiamo già fatta, (negli anni 30) e non mi sembra sia stato un periodo “felice”. E’ vero che nel lungo termine i mercati trovano un nuovo equilibrio. Ma è pur vero (come disse un tale di cui ora non ricordo il nome
) che “nel lungo periodo saremo tutti morti”
Grazie, un sorriso di stima
@tutti:
Un sorriso per il 18esimo commento
(17 non porta bene, dicono…)
recessione e deflazione:
tanto per tornare a qualche commento più in alto:
in quanto alla recessione:
non credo ci siano più dubbi in proposito dato che tutte le più grandi aziende in tutto il mondo stanno tagliando non solo le previsioni di fatturato ma anche i posti di lavoro.
Tanto per dare qualche cifra gli USA stanno importando il 10% di petrolio in meno da circa 21 milioni di barili/giorno a circa 19.
General Motors è sull’orlo del fallimento dato che prevedono di non avere più liquidità alla fine di dicembre; una sorta di Alitalia molto più in grande…
Ma non solo negli USA ma ormai anche in Asia la situazione sta diventando difficile.
Il problema allo stato attuale è che non si sa quanto durerà la recessione, le previsioni parlano di una ripresa per la fine del 2009!!
La deflazione si innesta sulla recessione ma ne è già responsabile principale in quanto parte dagli USA con il crollo del mercato delle abitazioni.
I prezzi delle abitazioni americane è mediamente sceso del 15% ed è la stessa percentuale che si ritrova in UK.
Da questi dati poi bisogna passare ai mercati azionari e a quelli delle commodities che hanno perso dai massimi ormai quasi il 50%.
Aggiungiamo a questo il fallimento di tante istituzioni finanziarie americane ed europee, ma non asiatiche! per un totale di circa 1.000 miliardi di dollari USA se va bene bloccati nei vari fallimenti, se va male bruciati del tutto.
Ora, se io risparmiatore o azienda non ho più assets finanziari o immobiliari o li ho ancora ma a metà del loro valore, come faccio a programmare gli investimenti e le spese o anche solo a tirare avanti?
Pertanto il problema diventa politico ma soprattutto secondo me di potere geopolitico.
in altre parole, per ora gli USA hanno vinto la loro battaglia avendo sì buttato al lastrico un sacco di risparmiatori, ma soprattutto bloccando l’europa e facendo crollare un sacco di paesi dalle valute sia deboli (Islanda) ma anche forti
(Euro e Sterlina inglese).
Il domani che ci riserva?
probabilmente un futuro in cui il governo americano per non andare in bancarotta dovrà alzare i tassi sui treasury diventando così un paese sudamericano dove i tassi reali sono 400-600 punti base più alti di quelli europei.
l’altra faccia della medaglia è un predominio delle economie, stati asiatici, cina in primis
con caduta dell’occidente-nato, come potenza planetaria
che ne dite?
In questo secolo,2000-2100,chi lo vivrà, vedrà
quanto l’economia e l’ecologia non siano altro che gemelle siamesi.
C’è ancora una gemella da considerare, l’etologia.Che noi umani abbiamo distinto ulteriormente in sociologia.
Basta tenere a mente che TUTTA la superficie planetaria, è di 51,cinquantuno, miliardi di ettari, quindi attualmente,poco più di SETTE ettari a testa senza considerare gli altri esseri viventi.
Noi “Homo Sapiens Sapiens”siamo l’unica specie che si è illusa di poter adoperare il pianeta creando per conto nostro le regole della coabitazione con le altre creature.
La crisi finanziaria parallela a quella economica ed ambientale, ci sta mostrando in modo esemplare che la maligna cuccagna della quale ci siamo beati negli ultimi decenni,
sta per terminare.
Tutta la sfolgorante intelligenza umana,proietta
dietro di sè una cupissima ombra densa di tremenda stupidità,cosa che le altre intelligenze non umane,a quanto pare non fanno.
Ci illudiamo pure di essere creature razionali
ma lo siamo in un modo talmente irrazionale,
da rendere una farsa qualsiasi dichiarazione in proposito.
Alludo alla solenne “Dichiarazione dei diritti dell’uomo”tanto per fare un esempio.
Potrebbe essere che siamo soltanto un tentativo abortito di creazione di un essere immortale.
Potrebbe essere che la catastrofe imminente,
e tutt’altro che improbabile,ci porti ad attuare
le azioni necessarie a un destino di massima salvezza pur se a carissimo prezzo.
Sembra che a tutti gli altri non umani non importi molto di noi,più che per aridità emotiva
per la loro differente natura psichica.
Ma noi abbiamo bisogno della loro compagnia.
Siamo soli,infernalmente soli.
E più ci sentiamo soli, più uccidiamo questi muti e strani compagni.
Qualcuno delira di resuscitare quelli che noi stessi abbiamo estinto,forte delle frammentarie conoscenze genetiche in nostro possesso.
Quello che però ci manca prima di tutto è il tempo,oltre che al denaro e al sapere per farlo .
Che il tempo sia denaro, è una equazione asimmetrica.Col tempo si può fare il denaro ma non esattamente viceversa.
Il tempo è fatto di tempo.
Questa mi sembra la durissima lezione che dovremo riapprendere nel secolo corrente.
E infine, diecimila anni fa,credevamo di essere stati scacciati da un paradiso.
Ora sappiamo che in un certo senso ciò era proprio vero.
Oggi, antevedendo i prossimi cento, anni possiamo sperare di non essere cacciati dal purgatorio nel quale ancora ci troviamo.
Giove,Marte, Venere,Andromeda, non sembra per niente che ci aspettino a braccia aperte.
Sulla Luna ci siamo stati sul serio.
Pare proprio che non abbia neanche tolto la polvere davanti all’uscio, quando siamo arrivati.
Un saluto a tutti
Marco.
@fabio
io ne dico che se si continua a chiamare deflazione lo sgonfiamento di una bolla mentre altri prezzi continuano a salire, si sta solo facendo confusione, e si cade nella trappola concettuale per cui le cose vanno bene solo se i prezzi salgono (e di solito salgono perché la produzione non basta più, figuriamoci se le cose così vanno bene!).
dire che non ci sono fallimenti asiatici quando il sistema del credito asiatico è un puro braccio statale, è un altro modo per travisare la realtà: lì non è che non sono fallite, non vengono fatte fallire perché non valgono le nostre regole giuridiche e contabili.
se poi i miei asset sono dimezzati di valore è un problema quando io sono uno speculatore, che acquista per vendere; che la tua casa valga la metà, se la casa ti serve per abitarci, non ti frega nulla, per te ha lo stesso valore d’uso; se poi la hai usata come garanzia per prendere altri soldi, hai speculato, ed è bene che tu paghi il marchiano errore. se non sei uno speculatore, il valore della tua casa non fa reddito, e non è lì il problema del tirare avanti.
l’euro è ancora vicino a 1,30 contro il dollaro, avendo passato anche fasi sotto la pari (allunghiamo la memoria, il mondo non è iniziato un mese fa)… questa è una moneta crollata? è una moneta in difficoltà? no, è una moneta che è retrocessa da una sua piccola bolla che la ha portata a 1,60; le banche stanno cancellando posizioni speculative sull’euro (magari triangolate sulle materie prime), e quindi l’euro ritraccia… ma è relativamente ancora “forte”.
Sulla tua prospettiva geopolitica, teoricamente pissibile, gli USA non faranno alzare i tassi martellandosi da soli le gonadi, daranno qualche concessione ai paesi asiatici (mercati, partecipazioni su suolo USA…) e in cambio l’asia si comprerà il nuovo debito pubblico USA così come ha fatto finora.
La “fortuna” degli USA è che il “decoupling” almeno per metà è una bufala, e che anche l’Europa ha problemi, e questo non permette lo “scatto” dell’euro al posto del dollaro (men che meno dello Yuan), cosa che comunque Trichet avrebbe evitato (vedi anche i tagli concertati delle BC) perché all’Europa fa comunque più comodo gli USA forti invece che Cina e Russia.
Dopo tanto vagare finalmente un sito dove si discute seriamente,di argomenti seri, tra persone serie, senza insulti e preconcetti di parte.Dicevo, fa piacere discutere, confrontarsi,preoccuparsi nell’interesse generale del Paese poi, però, bisogna che chi é stato da noi cittadini preposto a farlo, assuma decisioni ed operi.In questo i suggerimenti é utile darli prima, per le critiche é opportuno aspettare i fatti.Grazie a Dio in Italia il mandato a governare viene ancora democraticamente conferito dalla maggioranza del corpo elettorale e questo va accettato e rispettato da tutti, così come tutti dovremmo pretendere che ciascuno svolga correttamente e completamente il ruolo istituzione che gli é stato affidato, tanto di governo quanto di opposizione. Il Governo governi, l’opposizione controlli e contropoponga ofrrendo ai cittadini una ipotesi alternativa e migliorativa, ma sempre e comunque salvaguardando l’interesse generale del Paese.Questo accade in tutte le democrazie, se non riusciamo a vederlo attuato in Italia, purtroppo significa che la nostra é ancora una democrazia incompiuta e che dobbiamo ancora tutti migliorare molto il nostro senso dello Stato.
@fabio:
Non ho molto da aggiungere. Grazie per il commento
@marco:
Il tema del rapporto tra ambiente e sviluppo economico è sempre affascinante. Io direi che coesistono un problema di redistribuzione delle risoprse sia nello spazio (ricchi/poveri) sia nel tempo (antenati/contemporanei/posteri). E che il ssitema – tutt’altro che perfetto – tende a privilegiare le voci dei “ricchi” e quelle dei “contemporanei”. Rimedi? Ce ne sono, ma il discorso sarebbe lòungo. magari varrà la pena scriverci su. Grazie
@alemar:
Sono d’accordo: infatti queste cose (mi secca autocitarmi, ma in questo caso è inevitabile) le avevo scritte più o meno simili PRIMA del voto (per quel che vale la mia piccolissima opinione). Quanto ad aspettare i fatti: se c’è un emergenza e si rimandano le azioni, i fatti non arrivano. E siccome penso che servano, critico.
Grazie mille, anche a me piace il confronto civile e sereno.
@tutti:
Un sorriso senz’altro.