Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
La rubricadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 9 novembre 2008 alle 16:03 dallo stesso autore - torna alla home

La recessione non è più un pericolo. Ora il pericolo è la deflazione. Nessuno si muove, se non con palliativi o misure che serviranno a poco o a nulla. Allora, meglio fare delle riforme strutturali e far ripartire il paese

Che la recessione fosse all’orizzonte non era un mistero già da quest’estate, prima che scoppiasse definitivamente la crisi dei mercati finanziari. Ma ora c’è un rischio ben peggiore all’orizzonte. Quello della deflazione. La deflazione è peggiore dalla recessione. La recessione è una fisiologica caduta di produzione soldi ~Mny Cl C Italia: labisso oltre la crisie consumi all’interno del ciclo economico. La deflazione è invece un distruttivo circolo vizioso, che parte da una caduta dei prezzi dei beni capitali (patrimoni, case, titoli) e delle materie prime. La deflazione ha effetti micidiali sul credito e sui consumi, perché tutti preferiscono tenere liquidità anziché acquistare titoli che si svalutano o beni di consumo che si prevede si ridurranno di prezzo. Ma così nessuno presta più denaro, le merci non si vendono, non si fanno investimenti e l’occupazione crolla.

SEGNALI DI DEFLAZIONE – I segnali di deflazione in Italia non mancano. L’Unione europea prevede scenari molto negativi per l’Italia. Il mercato delle auto è crollato, con i suoi inevitabili effetti a cascata su molti settori dell’economia. L’indicatore della Confcommercio sugli acquisti di beni e servizi (Icc) registra una flessione nei primi 9 mesi del 2008 dell’1,9%, con cali generalizzati in tutti i settori economici e il presidente Carlo Sangalli chiede a gran voce riduzioni della pressione fiscale. Le richieste di cassa integrazione crescono in modo esponenziale e tutte le previsioni dicono che, dopo 10 anni di progressi, tornerà a crescere la disoccupazione, soprattutto per effetto delle espulsioni delle categorie deboli (precari e donne in primis). La linea della povertà continua a crescere, anno dopo anno, secondo le elaborazioni dell’istat, penalizzando le famiglie più giovani e il sud. E la politica, che fa?

COSA DICONO I POLITICI ITALIANI – Il nostro ministro dell’Economia si diletta a regolare i conti con il sistema bancario assieme ai furbetti del core tier 1, ma stando a quello che dice, non ha alcuna intenzione di poverta01G Italia: labisso oltre la crisirivedere la Finanziaria per sostenere l’economia. E’ vero che i margini sono stretti: i dati del fabbisogno statale di ottobre segnalano un peggioramento di ben 14,5 miliardi di euro rispetto al 2007. Ma che l’orizzonte dei conti pubblici fosse fosco era abbastanza chiaro già da metà settembre. Però non è che il leader dell’opposizione brilli per proposte sensate. L’idea di detassare una tantum le tredicesime è una sciocchezza per molte ragioni, soprattutto perché misure percepite come transitorie hanno effetti limitati sulla domanda delle famiglie.

RIFORME STRUTTURALI, PER PIACERE! – Mai come in questo momento c’è bisogno di coraggio e di riforme strutturali. Invece, il governo sembra paralizzato, privo di idee; le poche che ha sono inutili o dannose: che senso hanno la detassazione degli straordinari mentre la cassa integrazione galoppa o la Robin Tax con il petrolio che cala? L’opposizione non fa nulla per dimostrare di averne, vedi la detassazione delle tredicesime. E questo immobilismo è pericoloso. Perché non eviterà il peggioramento dei conti pubblici e non combatterà la recessione-deflazione. La soglia del 3% nel rapporto Debito-Pil nel 2009 sarà di questo passo probabilmente superata. Il sentiero di sviluppo dell’Italia, debole da oltre 10 anni, peggiorerà. E allora, a questo punto, tanto vale negoziare uno sfondamento temporaneo del deficit per misure di alleggerimento fiscale per redditi medi e bassi e per il rilancio della spesa per infrastrutture, varando anche alcune riforme strutturali bipartisan, che nel medio lungo termine avrebbero positivi effetti money Italia: labisso oltre la crisidirompenti sulla produttività e sulla tenuta dei conti pubblici.

QUALCHE ESEMPIO - Il sistema di welfare e le politiche del lavoro, in favore dei giovani e dei meno garantiti. Il fisco, alleggerendolo per chi paga ma non per chi evade: l’evasione annua è stimata in circa 300 miliardi di euro. Le liberalizzazioni, per svecchiare e sciogliere un paese ingessato da mille corporazioni, che secondo uno studio Cemes-Bocconi porterebbero risparmi per 20 miliardi di euro. La riforma degli enti locali, che riduca l’ipertrofia istituzionale accorpando i Comuni e abolendo qualche livello istituzionale di troppo, tipo le Province: forse non garantirebbe gli enormi risparmi generosamente stimati dall’Eurispes, ma qualche miliardo di euro lo farebbe risparmiare. Una vera riforma (non i tagli della Gelmini) per la scuola, l’università e la ricerca. Tutte scelte che permetterebbero (forse) di attraversare la recessione meno dolorosamente possibile e che servirebbero (certamente) per avere un paese più solido, quando la tempesta sarà passata.

23 commentistampa - fallo leggere