“Pd, le dimissioni a Milano siano vere”

15/11/2010 - Intervista a Giuseppe Civati dopo l’addio della dirigenza lombarda del partito “Sono ore di sciacallaggio e di cattiverie, a cui, come al solito, non mi presto”: sorprendiamo Giuseppe Civati, consigliere Monzese del Partito Democratico in Regione Lombardia, e rottamatore del

     
 

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Intervista a Giuseppe Civati dopo l’addio della dirigenza lombarda del partito

“Sono ore di sciacallaggio e di cattiverie, a cui, come al solito, non mi presto”: sorprendiamo Giuseppe Civati, consigliere Monzese del Partito Democratico in Regione Lombardia, e rottamatore del Pd insieme a Matteo Renzi, prima che lui riesca a leggere le agenzie di stampa che riportano la conferenza con cui i vertici del Partito milanese, ovvero il segretario provinciale Roberto Cornelli e il capogruppo del partito a Palazzo Marino, Pierfrancesco Majorino, rassegnano le loro dimissioni dopo la sconfitta del candidato sostenuto dal partito nelle primarie milanesi, Stefano Boeri.

Giuseppe, le dimissioni del gruppo dirigente vanno nella direzione auspicata da te questa mattina?

Il punto è che le dimissioni devono essere vere: non è che sono dimissioni di maniera, poi ci confrontiamo fra di noi e tutto resta come prima. Si torna al proprio posto, semmai, se lo chiedono tutti, e semmai dopo. Se ti dimetti è perchè vuoi chiudere una stagione politica: sostenevi una persona, la persona da te indicata ha perso, va bene, adesso segui responsabilmente gli altri, però.

Quindi…

Sentite, mettiamola in positivo: le dimissioni dopo una sconfitta sono comunque un atto coraggioso; a Milano – e nel paese – lasciare un incarico perchè si è persa una battaglia è qualcosa di quasi rivoluzionario. E apprezzabile: solo, evitiamo di fare il bis del caso Martina, che si dimise, andò in assemblea e l’assemblea gli confermò il mandato. Altrimenti, non cambia niente.

Si tratta dunque di una sconfitta politica forte.

Attenzione, cerchiamo di non esagerare e di inquadrare bene i termini della questione. Non è stata una sconfitta del Pd, al massimo dell’indicazione del Pd. Cioè, non è che gli elettori del Pd non sono andati a votare, non è che perchè ha vinto Pisapia allora ha vinto Rifondazione Comunista. Se pensiamo questo ci conviene chiudere tutto e andare a casa. Potremo essere comunque più chiari stasera.

Perchè?

Perchè avremo i dati disaggregati per temi dei nostri exit poll, l’iniziativa che ho messo in piedi con i ragazzi di Termometro Politico – e per inciso, siamo stati gli unici in Italia ad azzeccare gli exit poll. Non solo, abbiamo chiesto anche alle persone in uscita quali fossero i temi che gli interessavano di più. Per cui, questa sera, potremo sapere con certezza quale segnale ci mandano i milanesi. Il tema che emerge, forte, è quello della maggiore discontinuità di Pisapia nei confronti della Moratti: bisogna capire cosa vuol dire questo segnale. Facciamo un’analisi fatta bene, al di la degli autodafé o delle pire pronte per l’autoimmolazione, che non servono a nulla.

E quale è, secondo te, l’analisi da fare?

Il problema è la responsabilità di alcuni, nel partito, rispetto alla scelta originaria di Stefano Boeri e dei metodi attuati per arrivare a quella scelta; poi, c’è il problema dei limiti politici che condividiamo tutti. Su, dai, diciamo che questa volta sono per una rottamazione differenziata.

Che intendi?

Boeri è stato un candidato prima indipendente, solo poi molto politicizzato. Si è candidato da solo e poi è stato appoggiato dal partito. E così è diventato politicizzato. Anche per questo si è tutto trasformato in una sfida pro o contro il Pd, come dice Roberto Cornelli. D’altronde, la tempistica parla chiaro: Pisapia si candida per primo, poi arriva Boeri e noi appoggiamo lui. Su, è una dinamica che non ha funzionato. Pisapia era in anticipo e noi siamo arrivati dopo. E allo stesso modo, l’essersi autoattribuiti, da parte di alcuni dirigenti, la scelta di Boeri, non è stato utile: come quelli che hanno detto: “Ah, l’ho portato da Bersani, che bello, lo sosterremo”. No, non è stato utile. E devono aver pesato – non credete? –  anche i precedenti rapporti di Boeri con la giunta Moratti, il fatto che abbia collaborato professionalmente con alcuni gruppi di potere…sono cose che hanno, che non possono non aver, pesato. E c’era qualcuno che, timidamente, aveva provato a farlo notare, anche prima di tutto questo.

E ora?

E ora si apra questa discussione, come dice la dirigenza dimissionaria: facciamola bene,  però, e non per prenderci in giro. Che sia sulle questioni politiche rilevanti e sul dato vero di questa sconfitta; non dimissioni di maniera per lasciare tutto com’è.

Sosterrete Pisapia?

Ma ci mancherebbe altro. Le primarie di coalizione impongono responsabilità per tutti: per chi si candida, per chi vota, per chi sostiene, e per chi perde, soprattutto.

Grazie.

Ciao.

     
 

3 Commenti

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  3. tina conti scrive:

    io direi di farla finita con queste pagliacciate,fra i 3 litiganti potrebbe adesso vincere il peggiore,è andata abbastanza bene,adesso invece di dividerci,pensiamo ad appoggiare il compagno Pisapia,invece di pensare ad alleanze strane con gente che ha portato l’italia a questo punto,gente che abbiamo combattuto x tutta la vita,e che è lontana anni luce,dal nostro ideale di politica,ho vissuto tanti anni x capire che è l’ora di finirla con le scissioni,abbiamo l’esempio di dove ci hanno portato,spero che penserete,e che poi deciderete x il meglio.

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