Kossiga-Gelli, attenti a quei due?
05/11/2008 - Ma fate sul serio? Secondo voi, davvero bisognerebbe avere paura di due come Licio Gelli e Francesco Cossiga? Parliamo del cattivo di Stato. Cossiga, per dire, che butta lì che bisogna mandare all’ospedale studenti e docenti? Ragazzi, teniamone conto: l’ex presidente
Ma fate sul serio? Secondo voi, davvero bisognerebbe avere paura di due come Licio Gelli e Francesco Cossiga? Parliamo del cattivo di Stato. Cossiga, per dire, che butta lì che bisogna mandare all’ospedale studenti e docenti? Ragazzi, teniamone conto: l’ex presidente della Repubblica dimostra di non starci tanto
con la testa da molti anni ormai. Se parlassimo in gergo internettiano, Cossiga andrebbe definito una Attention Whore, o – meglio ancora – una Drama Queen: uno che cerca di attirare l’attenzione su di sé disperatamente e con i mezzi più biechi, per puro egocentrismo, pur non avendo nulla da dire. E al fatto che l’ex marito della mitica Peppa sia a capo di una “trojka infernale“, grumo di potere da temere o blandire, ci credeva ormai soltanto quel fessacchiotto di Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza di Telecom.
PICCONATORE VS PALAZZO KOCH - Ultimamente, Cossiga prima di cominciare a dare i numeri sulla strage di Bologna, aveva rilasciato una serie di dichiarazioni inquietanti contro Mario Draghi, perché quest’ultimo aveva messo i bastoni tra le ruote alla Banca del Mediterraneo del suo amico Giancarlo Elia Valori. Strilla, strilla, però, a via Nazionale non se lo sono filato nemmeno di striscio. Forse perché dare del massone al governatore di Bankitalia, visto il pulpito da cui veniva la predica, faceva un po’ ridere; forse perché da quelle parti certe agenzie di stampa furbette non hanno voglia di leggerle. Dicono le “cronache” del pettegolezzo che all’epoca “la violentissima perfomance di Cossiga versus Draghi additato come “uomo di Goldman Sachs che ha svenduto il paese ai poteri forti stranieri”, a un pubblico non solo di massaie ma di massa, ha fatto infuriare il Governatore“. Sarà, ma non è che se lo siano filato più di tanto.
LA PICCOLA VEDETTA SARDA - Poi c’è la caccia al vero colpevole della strage di Bologna, che impegna il caro Francesco da quando la bomba è scoppiata, ormai, a colpi di dichiarazioni, controdichiarazioni, smentite, controsmentite, “certezze” sussurrate a giornalisti amici in occasione di ricorrenze come il suo compleanno (come vuoi festeggiarlo meglio che con il ricordo di un botto?), e che però lo vedono sempre molto reticente al momento di indicarne le fonti: “io mi sono fatto un’idea”, dice sempre l’Emerito quando gli chiedono chi gliel’ha detto. Quanto è lento a pensare, eh? Ventotto anni dal boom, senza mai sentire il bisogno, da cittadino onesto e responsabile, di presentarsi ai giudici: soltanto ai giornalisti, all’opinione pubblica, a chiunque mostri educatamente voglia di starlo ad ascoltare, come si fa con un parente molto anziano però simpatico durante le feste di Natale, quando si è costretti al “giro di famiglia” per fare gli auguri a tutti. “Sì, nonno, sì, hai ragione tu, ai tempi tuoi era molto meglio”, bisognerebbe rispondere a Cossiga se gli si volesse dare il valore e la dignità che merita. Se invece si mette a gridare in parlamento durante il voto per la riforma Gelmini, basterà guardarlo con una certa aria di compassione, iscriversi a parlare subito dopo di lui e poi, dopo aver visto quanto tremola il braccio quando dice “io la scuola l’ho riformata insieme al glorioso partitttto commmunista”, rinunciare perché replicargli costituirebbe accanimento terapeutico. Al massimo, si potrebbe sussurrare al microfono un “maledetta legge Basaglia”, che è il massimo di replica politica che si merita uno del genere. Altro che chiedere di togliere gli omissis al Piano Solo, cosa che gli farebbe ricordare i fasti andati: per rispondere a Cossiga, se si volesse davvero farlo nella maniera più corretta, bisognerebbe offrirgli un soggiorno pagato all’ospizio.
CHE E’? ‘NA TELEVENDITA? - Quanto al caro Licio, diciamolo: in quale paese serio si considererebbe un ex materassaio un pericolo per la democrazia? L’un tempo amministratore delegato della Permaflex è sì uno squallido depistatore riconosciuto, e anche un condannato per calunnia nei confronti di magistrati che indagavano. Ma è soprattutto un bancarottiere fraudolento: un altro di quelli che non si è dimostrato tanto furbo da riuscire a sfuggire alle maglie della giustizia che fanno più male, quelle che ti colpiscono sul lato economico. Per questo, è un altro sopravvalutato: sapete quanti, accusati dello stesso reato, se la sono cavata? Del suo piano di rinascita democratica si è detto quasi tutto, anche che prevedeva di “aumentare la redditività del risparmio postale al 7%” (ecco dove teneva il vero malloppo il caro Licio, altro che i lingotti sequestratigli a villa Wanda). Ma non è mai stato abbastanza sottolineato che diceva: “In termini di tempo ciò significherebbe la possibilità di ridurre a 6 mesi ed anche meno il tempo di intervento, qualora sussista il presupposto della disponibilità dei mezzi finanziari“. Come a dire: se qualcuno ci regala i soldi, ce la potremmo anche fare. Solo che… bambole, non c’è una lira. Tra l’altro, il Venerabile voleva pure riunire sotto un’unica agenzia di stampa i quotidiani regionali e provinciali: nemmeno sapeva che questa agenzia c’è già dalla fondazione della Repubblica, ed è l’Ansa. Oppure, considerava nel 1982 Panorama un settimanale “d’opposizione“. Per dirvi come stava.
E’ NATO UN POETA! - Ma siccome forse l’esatta dimensione della profondità del personaggio ancora non è stata data, per capire davvero quanto bisogna aver paura di Gelli basta leggere le sue (orribili) poesie. Quelle che tenta di propinare da anni a tutto l’Aretino senza ricevere (ohibò) un minimo riconoscimento dall’establishment evidentemente comunista. Leggetene qualcuna, se ne avete il coraggio. Questa è tratta dal libro “Spremute al Tramonto”, e s’intitola: “Volano i sogni”: “Signore, accompagnami nella fatica della sera / mentre la vita fa nascere e morire ciò che amo / e mentre Tu lassù ascolti l’ansare del mio cuore / mi nasce la preghiera che unisce gioia e dolore”. Siamo seri: versi del genere non si sentivano dalla recita di terza elementare. Insomma, c’è da aver paura di due tizi così? E’ una risata che deve seppellirli.
(Vignetta di Mauro Biani)













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