Prostituzione:”Il decreto Carfagna è contro i malati di Aids”
06/11/2010 - L’associazione nazionale per la lotta alla malattia denuncia il decreto appena varato dal governo. Rende più difficile la prevenzione ed impedisce di curare chi è affetto da Hiv Se non fosse una cosa terribilmente seria ci sarebbe davvero da ridere.
L’associazione nazionale per la lotta alla malattia denuncia il decreto appena varato dal governo. Rende più difficile la prevenzione ed impedisce di curare chi è affetto da Hiv
Se non fosse una cosa terribilmente seria ci sarebbe davvero da ridere. Il conflitto d’interessi che passa dall’ sala affari alla camera da letto. Del resto, come avevamo già segnalato: “Il decreto legge della Carfagna licenziato dal Consiglio dei ministri ha molti punti di comicità involontaria, compreso quello che vuole punita la prostituzione in strada, ma non quella in villa. Ma soprattutto, dal testo nell’ultima versione – si dice – limata dopo un lungo conciliabolo tra i ministri ed il premier – è scomparsa la norma che prevedeva la punizione degli “utilizzatori finali”. Il decreto legge, come si sa, è immediatamente operativo. Meglio quindi trasferire il tutto in un dormiente disegno di legge che chissà, se e quando, vedrà mai la luce.
NON E’ LA SOLITA BARZELLETTA SUI MALATI DI AIDS - Fin qui l’aspetto tragicomico della vicenda. Sì, perché questo provvedimento presentato come dall’alto valore “morale”, ha invece nei suoi commi qualcosa di profondamente ingiusto e grave. Rende difficile – secondo quanto denuncia l’Anlaids – di fatto la prevenzione e rende difficile curare chi è affetto dall’HIV. ”Colpire la prostituzione in strada renderebbe piú difficile indirizzare alle cure le persone con Hiv che si prostituiscono ed educare chi non l’ha contratto a prevenire l’infezione”. A dirlo è Fiore Crespi, presidente nazionale Anlaids, l’associazione nazionale per la lotta all’Aids, il quale ha espresso forti dubbi e perplessità in merito alle norme contenute nel decreto legge “Carfagna” per contrastare la prostituzione in strada previste dal pacchetto sicurezza approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. ”Colpire chi esercita la prostituzione in luogo pubblico – aggiunge il presidente dell’associazione – è come nascondere la polvere sotto il tappeto”. Opera, aggiungiamo noi, in cui questo governo ha dato prova di non avere o quasi rivali al mondo… come testimoniano i “casi” – su altre ben note controverse vicende – de L’Aquila e della nuova emergenza rifiuti a Napoli.
SOLO “OGGETTI” DA UTILIZZARE? – Per Fiore Crespi, il decreto è cinico oltre che fallace, poiché “Una strategia di questo tipo spingerebbe chi si prostituisce all’invisibilità, rendendolo anche meno raggiungibile da tutte le iniziative, messe in campo da molti anni dalle associazioni di lotta all’Aids, per educare alla prevenzione dell’infezione da Hiv e delle altre malattie a trasmissione sessuale”. Anche per il prof. Vincenzo Vullo, ordinario dell’Università La Sapienza di Roma e segretario nazionale dell’Anlaids “Il numero di prostitute con Aids in Italia negli anni passati è stato estremamente limitato. Questo anche grazie alle iniziative di informazione portate avanti dalle associazioni. Se si vuole intervenire sul mondo della prostituzione, è opportuno cercare strategie che affrontino tutti gli aspetti del problema; si puó anche decidere di eliminare la prostituzione dalle strade, ma occorre individuare senza ipocrisie un modo per far sí che gli interventi sanitari possano comunque raggiungere le prostitute nei luoghi alternativi in cui inevitabilmente continueranno ad esercitare la loro professione”.
LA MAGGIORANZA VA A… – Il ddl (quello in sonno in Parlamento) e la sua presunta e forse sospetta severità diventa pure un nuovo motivo di attrito nella maggioranza di centro-destra. “Il ddl che prevede il reato di prostituzione con tanto di galera anche per il cliente è rimasto in sonno oltre due anni, semplicemente perché il buon senso italico della maggioranza l’ha bocciato”. A dare fuoco alle polveri, in una nota, è Giancarlo Lehner, deputato del Pdl, per il quale “si tratta di provvedimento concepito da quozienti d’intelligenza inquietanti; forse, ispirato da Italo Bocchino; certo, poliziesco, dipietrista ed illiberale, nonché semanticamente agli antipodi dei principi ispiratori del popolo della libertà. Sono sicuro- conclude Lehner- che tanto impiastro illogico resterà in sonno sino alla fine della legislatura, ma, intanto, nel caso dovesse arrivare a Montecitorio, preannuncio il mio voto nauseato e contrario”. Manco un pensiero alle poverette che “battono” per strada, ma non c’era da aspettarsi di meglio. la chiosa finale, se non altro per par condicio, l’affidiamo all’opposizione che, per bocca dell’ex ministro Paolo Gentiloni, ironizza: “Udite udite il premier ha rafforzato le misure antiprostituzione…” Cose da non credere.













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Voglio sottolineare che i clienti delle prostitute in Italia sono ben undici milioni dei quali nove milioni affezionati alle stradali che sono le più economiche di tutte. Quindi, cari politici, in considerazione del fatto che nove milioni di votanti non sono pochi e che a fare la differenza sono proprio gli elettori indecisi, OCCHIO AI VOTI.
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Mmm… ma perchè punire chi vende e non chi compra?
Sulla base della proposta, già di Fausto Bertinotti e della Lega, è auspicabile riaprire la case chiuse non già com’erano nel secolo scorso e piuttosto cooperative autogestite di 3 o 5 prostitute con sede certa e in regola con la salute, tasse e leggi. In questo caso l’esercizio della prostituzione sul suolo pubblico diventerebbe reato perseguibile civilmente e nel caso di HIV il reato diventerebbe penale inoltre i “magnaccia” o “protettori” o “sfruttatori” non avrebbero più motivo di essere, le strade tornerebbero “pulite”, la salute controllata, l’autodeterminazione garantita e perché no, i prezzi calmierati
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