Questa è un’esclusiva di Giornalettismo. Ma non nel senso buono. Nel senso che c’eravamo solo noi, come canta Vasco Rossi, fra i media ad ascoltare Marioadinolfi punto ilcannocchiale punto it e Generazione U - con Zoro - che prova a riavviare il PD. O di riffa. O soprattutto di raffa.
Arriviamo mezz’ora prima delle 12 in una Piazza Montecitorio nella stessa Roma dove di lì a poco vivrà il Gay Pride e finirà Dino Risi. All’ Hotel Nazionale, a cura di Mario Adinolfi e Generazione U, è previsto a metà giornata l’appuntamento con un nuovo Pd tutto da rifare perché c’è un errore al
sistema. Rifacciamolo nuovo? No, strano. I manifesti per Roma ci sono davvero, giuro. Ma i partecipanti ancora no. Aspettiamo. C’è Zoro, aka Diego Bianchi. La faccia è giusta, e tutto quanto il resto. Arriva Adinolfi e spunta il sole. Gli han dato del “Brancaleone”, forse per via delle Crociate di liberazione dai sepolcri imbiancati. A mezzogiorno e dintorni, s’inizia.
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO - Pronti, via. Saremo 58. La questura però ha visto solo Adinolfi. Il primo a
parlare è De Amicis, l’eterno secondo dell’eterno ultimo, Mario. L’intro, in bel maglion blé, è da panico: Gen. U s’è sciolta. Anzi, Gen. U è il Pd. Segue la Bonaccorsi, dal Ministero Gentiloni. Completino azzurrino boh con pendagli (tzigana con iuicio). Balbetta: “diranno che Gen. U è dalemiana”. Ma chi ? Il lider Massimo non lo farà mai scrivere a nessuno. Anche perché forse nemmeno sa che esistono. Si potrebbe contattare il Cundari, ma si sa che quello vuole pure ragionare su qualcosa di concreto. E qui non è aria. Valori, Walter ? Du’palle. Da Gramsci a Zoro.
IL SORPASSO - Paolo Zocchi (altro ex del governo Prodi), pizzetto alla Balbo, parte con tanto ritmo: con la Bulgaria. Esordisce dicendo che tutti sapranno che lui dorme poco e si sveglia prestissimo. La folla sbadiglia, forse perché li tempesta di sms per ricordarglielo. La metafora per la politica è quella dell’autobus come lo usano i vecchi per passare le giornate : nessuno scende più. Dalla metafora alla parabola: scomodi coloro che cambiano ché saranno segati (più di così?). Win to win aka il“nostro” Obama. Che non a caso si
prepara a una sconfitta. Il biondo che somiglia a Lapo o al Savoia giovane è Francesco Soro, altro trombato ma in quota Rutelli. Il suo discorso è un assist d’investitura. Da Soro a Zoro: è lui il vero leader. Viene richiamato come un feticcio, quasi a dirgli: dài dicci “Bravi” almeno tu. Ma lui non se la dà a intendere più di tanto. D’altronde, è troppo sveglio.
ROMANZO DI UN GIOVANE POVERO (?) - Ecce, Poro Mario. Capelli a scodella di maccheroni, completo e bermuda dell’altr’anno. Per essere Brancaleone, uno pensa Age e Scarpelli. Invece il linguaggio è vecchio. Obama? Nero, lo han già fatto innumerevoli volte. “Chi non è disposto alla propria follia, avrà seri problemi a rimanere savio” sembra fatta apposta per lui, anche se è del Gay Pride, qualche ora dopo. Occorre una piattaforma per far vincere un’Idea, “direttisti, non inciucisti, cercasi Pd da pensionare”, che può. Accountability : fatto il login, chi ha perso va a casa. E spiega chi ha perso. Lui, no.
Il governo Prodi stava cambiando le cose. Qualcuno (Veltroni) l’ha suicidato per salvare l’autobus. Non solo. Quando qualcuno (Veltroni) ha fatto le liste,
ha suicidato anche lui. “Non trovo sopportabile” la lotteria (le scommesse si) e le brave ragazze, specie se, come quelle cattive, vanno ovunque. Maroni è l’incarnazione dell’altro da lui, e con l’altro non si tratta. L’altro si batte. Gli sfugge che lui (Adinolfi) ha perso ogni volta che si è candidato, e di volta in volta sempre più rovinosamente.
E’ riuscito persino a far segare un povero sindaco campano che aveva appena governato. Esattamente come Rutelli per Veltroni. Ma per fortuna la folla non ha memoria.
ALL’ARMI! ALL’ARMI! - “Pretendiamo le primarie a Roma”, ma che le firme non siano, dall’alto, certificate, sennò è un problema di metodo. Altrimenti sarebbe un problema di frodi, verrebbe da ricordargli. Ma non è cosa. Occorre una candidatura giovane e innovativa che sia la direttrice (Rottenmeyer, la Melandri no) al dissenso inesistente di 28 milioni, sotto i 40 anni, di condannati al precariato. Basta una persona sola a cambiare tutto (L. H. Oswald), “basta che non sia una persona sola”. E qui scatta la rimembranza hegeliana. Chiama l’applauso a Giuliano Gennaio, che per fortuna, nonostante l’ora, non scatta. E’ il richiamo almeno ai morti, mancando i vivi. “Ci faremo deridere, ma non molliamo mai” (con chi ce l’avrà?): ammolliamo almeno ora l’applauso. Coi disastri incombenti, non ci sarà da aspettare : la morale è che chi li fa, i disastri, li aspetta. S’è fatta ora di pranzo. Tra Nuovi Mostri e Poveri ma belli, per il magna (magna) futuro la casa consiglia Operazione San Gennaro. Quello del Miracolo. Sennò ci si strozza a mangiare da soli.
(ha diabolicamente collaborato, infilando qualche frase cattiva qua e là, Alessandro D’Amato)


























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Per prendersi il Partito Democratico, i gggiovani di Adinolfi giocarono l’ultima carta. Il due di picche…
Questa è un’esclusiva di Giornalettismo. Ma non nel senso buono. Nel senso che c’eravamo solo noi, come canta Vasco Rossi, fra i media ad ascoltare Marioadinolfi punto ilcannocchiale punto it e Generazione U - con Zoro - che prova a riavviare il …
E Adinolfi per prendersi il PD si giocò l’ultima carta…
. Il due di picche…
Questo pezzo, questo Romanzo di un Giovane Povero Mario, un po’ un omaggio a Risi il cinico infame, un po’ perdita dell’innocenza, è stato difficile, e straziante, come per Fritz Archen sparare al “suo” Cancelliere Doppler nell’ultima puntata di Danguard.
Ma, che valga come glossa in calce, non ci si può esimere, per ragioni di Etica, di seguire fedeli, se è questo il racconto di ciò che hai visto per fare da occhi a chi poi legge e non c’era, dove ti porta la penna . Che talvolta non è proprio dove ti porta il cuore.
Segno, ma senza esultare.
La sofferenza si legge, cosi’ come la rassegnazione. La cosa ancora piu’ tragica e’ la scelta del life motive (o meglio death motive) dell’incontro: “riavviamo il PD”. Per “sistemare” un sistema operativo in cui vi siano applicazioni che vanno in conflitto non basta riavviarlo.
dovevi esserci, luka. era una discussione surreale.
@Gregorj: Allora piu’ che un omaggio a Dino Risi dovevate farne uno a Lynch, Eraserhead credo ci sarebbe stato bene.
Qualche mese fa andai ad un incontro del PD sardo dove erano presenti sia Cabras sia Soru (entrambi allora candidati alla segreteria regionale del partito, poi vinse Cabras, ma era scontato visto che e’ un politico navigato) e si discusse di tutto, di troppo, di nulla. Dall’assenza di “socialismo” nel PD, alla necessita’ di dover anticipare Grillo per evitare l’antipolitica. Fino a una serie di frecciatine assolutamente non velate da nessun ritegno tra il sindaco del comune ospitante l’incontro (che appoggiava Cabras) e Soru. Ai limiti dell’autodistruzione.