Il primo segno del tracollo dell’economia reale
04/11/2008 - Dai dati forniti dal Ministero appare evidente l’inizio di un periodo molto difficile per il mercato automobilistico. E stavolta la crisi non risparmia neppure le classi superiori. I dati di vendita forniti dal Ministero sono stati diffusi questo mese più
Dai dati forniti dal Ministero appare evidente l’inizio di un periodo molto difficile per il mercato automobilistico. E stavolta la crisi non risparmia neppure le classi superiori.
I dati di vendita forniti dal Ministero sono stati diffusi questo mese più tardi del solito, a borse chiuse, intorno alle 18.00. Ma le notizie provenienti da altri paesi europei già facevano intravedere questa debacle: Francia a -7% in ottobre, in decisa controtendenza rispetto ai primi mesi dell’anno, quando aveva registrato
un progresso del 2%, e soprattutto Spagna che presenta un 40% di riduzione che si va ad aggiungere al 20% dei primi 9 mesi dell’anno. Così la sfiducia generalizzata, che ha colpito la finanza nel mese di Ottobre, si è trasferita anche sugli acquisti del bene più prezioso della società industrializzata, quell’auto che ha generato, solo come tasse, introiti allo stato nel 2005 pari al 3% del PIL.
LA VENDITA AI PRIVATI - Come spesso accade questi dati erano stati anticipati dalle cautelative dichiarazioni del “santo subito” Marchionne che da una parte aveva rassicurato gli investitori sui risultati per fine anno senza sbilanciarsi su quello successivo, dall’altra preparava il massiccio ricorso alla cassa integrazione per fronteggiare la crisi. Tornando ai dati di vendita si può comprendere che la crisi ha toccato soprattutto la vendita di auto ai privati scesa del 26% da 154.000 a 115.000 mentre le auto acquistate delle società (che rappresentano ormai quasi il 20% del mercato) sono sostanzialmente stabili mentre riescono ancora a crescere quelle a noleggio (che passa dal 10 al 13% di tutto il mercato di vendita). Su questi ultimi settori però la programmazione degli acquisti è di più lungo termine per cui non è detto che non ci sia una diminuzione pesante nei prossimi mesi.
FASCIA MEDIA E ALTA - I settori colpiti sono soprattutto quelli di fascia media (la Grande Punto ad esempio ha avuto una flessione del 40%) mentre è più contenuta nelle piccole. La Fiat anche in questo mese si aggrappa alle Panda e alle 500 (incredibilmente in crescita rispetto all’anno scorso) che sono preferite da un pubblico che cerca o le auto a buon prezzo (la prima) oppure ha ancora i soldi per togliersi un piccolo sfizio (la trendy 500 che ruba margini e lima le vendite di Smart e alle Mini di oltre il 20%). La novità però è che la crisi in questo mese interessa anche le classi superiori con una flessione del 30% degli odiatissimi
SUV e del 20% dell’extra lusso (Ferrari e Maserati in testa). In questa catastrofe numerica il gruppo FIAT riduce i danni (13% contro ad esempio il quasi 30% dei gruppi francesi o addirittura il 50% della Toyota) grazie anche alle nuove MiTo e Delta e guarda sempre di più all’estero dove, come ad esempio in Francia, c’è una incredibile crescita del 42%.
PESSIMI SEGNALI - E’ evidente quindi che ci stiamo inoltrando in un periodo molto duro in cui la paura e la conseguente prudenza portano ad un taglio delle spese e degli investimenti. I prossimi mesi ci diranno quanto pesante e duraturo sarà questo atteggiamento. Per dare un ulteriore esempio si può citare la riduzione del 99,73%, da 42.000 a 115 degli ordini di consegna dei camion nel 3° trimestre 2008. Questa riduzione apocalittica a 115 elementi viene fuori dal bilancio degli ordini effettivamente stipulati nel trimestre con quelli cancellati. Segno cioè che le cancellazioni sono state repentine e di massa. Proprio come le vendite delle azioni in borsa.
*)Speriamo














L’auto, forse in modo irreversibile, forse no, ha imboccato un sentiero di crisi (strutturale e permanente??). Forse si sta chiudendo il suo “ciclo di vita” nei paesi occidentali, o forse no. Ma solo una forte accelerazione nei mercati “emergenti” la può far galleggiare, nel medio termine.(al netto dei problemi di congestione, inquinamento, ecc…che qui non si trattano ma che ci sono, sullo sfondo, e vanno tenuti ben presenti).
Nel lungo periodo i prodotti che “chiudono” il loro ciclo di vita vengono sostituiti da “prodotti” nuovi (le carrozze lasciarono il posto all’auto, le locomotive a legna a quelle più moderne, ecc…) La gente quindi perde un lavoro ma ne trova un altro. Nel lungo periodo, appunto. Ma – come diceva Keynes – nel lungo periodo saremo tutti morti.
Perchè più che una recessione (che è una cosa magari spiacevole, ma fisiologica del ciclo economico) il mondo sta rapidamente precipitando nella deflazione. Un fenomeno già accaduto su scala globale (anni 30, e quello che è successo durante e dopo per uscirne non è certo da augurarselo) e anche recentemente in un paese (Il Giappone, per 10 anni impantanatosi in una crisi che sembrava infinita).
Insomma, la crisi dell’auto – che personalmente reputo ineluttabile per le cose che ho scritto sopra – purtroppo, anche se sono un convinto “ambientalista” è davvero un pessimo segnale. Perchè purtroppo non avviene come sui libri di testo, gradualmente e permettendo l’adattamento del sistema. Ma in seguito ad un drammatico precipitare di eventi legati alla crisi finanziaria.
Tempi duri ci attendono. Mentre – spiace ribadirlo – il Ministro Tremonti sembra occuparsi d’altro.
Un sorriso e scusa la prolissità.
C.
Perfettamente d’accordo con Carlo (a proposito auguri…).
Intanto è arrivato anche il dato della Germania -8%. Il primo mercato europeo che, fino ad ora, aveva tenuto inverte la tendenza e comincia a flettere
Mi domando se in parte il calo non sia dovuto anche al fatto che qualcuno rimanda l’acquisto a quando i prezzi caleranno (che tra l’altro e’ un effetto che in deflazione porta a conseguenze drammatiche).
Interessante lo spunto di Carlo, io spero si smetta di essere “gommacentrici” e si sposti il trasporto merci da gomma a ferrovia (o via mare) e si migliori il servizio del trasporto pubblico (altrove sono a buoni livelli, non vedo perche’ non possiamo farlo anche noi). Anche perche’ andare avanti con incentivi alla rottamazione un anno si e uno no non e’ che sia una gran soluzione.
Beh il mercato automobilistico è artificialmente sostenuto da anni, non poteva resistere poi così tanto (anzi mi ha sorpreso l’attesa così lunga e la discesa così blanda).
Ps: per la cescita fiat in francia, con percentuali così alte io darei una occhiatina ai valori assoluti, con le percentuali ci si gioca spesso
era ora che la gente aprisse gli occhi e chiudere il portafoglio per una mangiasoldi coma l’auto costano tantissimo a comperarle quando si vendono non valgono niente..hanno costi di uso altissimi ..leggi assic.bolli..manut.carb.. e come buttare i soldi dalla finestra ..forse la gente inizia ad accorgersi di questo…ma sopratutto forse le case automobilistiche avranno capito che devono smettere a prenderci in giro e fare auto tutte uguali e senza nessuna innovazione tecnologica ormai da decenni….se volete continuare a vendere bisogna mettere nel mercato qualcosa di veramente innovativooo..svegliaaaaa
un saluto a tutti
franz
bel sito, complimenti…
@icy i valori assoluti delle vendite in Francia sono sicuramente bassi (siamo sulle 8000 unità al mese per Fiat) ma gli incrementi fanno capire che gli ultimi modelli del gruppo sono maturi per scontrarsi su mercati fuori casa. Questa sicuramente è una buona notizia perchè ogni volta che c’è crisi in un mercato è allargandosi ad altri mercati che si riesce a sopravvavire.
@francesco
Pensi che la gente che compra la 500 (il modello di fatto di maggior successo adesso) lo faccia perchè ha trovato qualcosa di nuovo o un nuovo giocattolo? Non sono le case che ci prendono in giro sono i clienti che scelgono da che parte andare. Un’auto elettrica può avere successo solo se le persone rinunciano alla possibilità di fare 800 km di fila in un giorno (anche se l’ultima volta che lo hanno fatto era quando erano ragazzi 20 anni prima). Se ciò accadesse tutte le case si convertirebbero a breve all’elettrico perchè è sempre il business che comanda.
@Marblestone: in effetti 8000 unità non sono comunque trascurabili, almeno nel mercato dell’auto, ma più che altro ci sarebbe da capire se l’espansione è un frutto strutturale (dovuto ad un effettivo cambiamento di approccio all’estero) oppure è solo il riflesso di una qualche contingenza (e quindi al _massimo_ durerebbe ancora un mesetto).
Per il discorso del business che comanda, devi però ammettere che le aziende leader di mercato possono permettersi di gestire la direzione del business o comunque influenzarla pesantemente. Il business comanda fino a certe dimensioni.