La “Robin Hood Tax” , per com’e’ stata proposta, dovrebbe rendere felice ogni progressista nello Stivale, viste le impeccabili credenziali socialiste e democratiche: nella sua ultima incarnzione e’ nientemeno che una proposta del “New Labour” adorato a sinistra, quello pre-Iraq.
È proposta da un ex-socialista che talvolta regredisce a tale stato ed e’ intitolata ad un personaggio erroneamente iscritto fra i guerrieri di classe. P
urtroppo, anche il risultato sara’ molto socialista: ottime intenzioni, conseguenze “inattese” pessime nel lungo periodo.
CHI INTASCA, CHI PAGA - La tassa straordinaria sui profitti delle aziende petrolifere appare infatti come una diretta discendente della windfall tax, gia” presente nel Labour Manifesto del 1997 e volta a tassare gli “eccessivi” guadagni derivanti dalla privatizzazione delle aziende di Stato britanniche. Eccessivi a posteriori, ovviamente: al momento della privatizzazione, il governo Thatcher aveva dovuto ricorrere ad ogni sorta di incentivi per convincere gli inglesi a comprarsi quelli che venivano visti come dei carrozzoni irriformabili. I suoi effetti sono perlomeno discutibili: a fronte di un introito di circa 5 miliardi di sterline, ha rischiato di scardinare la reputazione della Gran Bretagna come nazione dove impera la certezza del diritto. Il problema maggiore, allora come oggi, non è tuttavia questo, né che a pagarla, alla fine, non saranno certo le “corporation”, semplici finzioni giuridiche, o i manager, ma gli azionisti ed i consumatori. Il punto è lo stesso che si riscontra nelle giurisdizioni a rischio di esproprio, nazionalizzazione o di altre predazioni governative: si genera una riduzione degli investimenti e quindi della ricchezza futura. Se esiste il rischio che i frutti di tali investimenti vengano depredati, allora ci si limiterà a sfruttare all’osso l’esistente, intascare i profitti e fare le valige; l’effetto opposto, insomma, a quello in teoria ricercato da ogni buon ministro socialista, pardon colbertista.
NON SI PUÒ FARE - Si tratta di un esempio di conseguenze inattese di politiche in apparenza utili a fini sociali, un classico “fallimento del socialismo“, corrispettivo molto più frequente dei “fallimenti del mercato“: un provvedimento dalle ottime intenzioni che produce pessimi risultati, in pieno contrasto con i propri stessi obbiettivi. Come nel caso della proposta di rinegoziazione quasi-volontaria dei mutui, si tratta di un lodevole tentativo di risolvere un problema, una novità rispetto alle tattiche dilatorie e vessatorie del precedente governo. Purtroppo, rischia di essere un tentativo controproducente, a causa dell’impiego degli strumenti sbagliati. In nazioni come l’Italia, si crede sempre che sia necessario fare “qualcosa”, qualsiasi cosa, che il governo debba agire ed intervenire, anche quando rischia di fare maggior danno.
Comincio a temere che la capacità di resistere, di non cadere in certe trappole sia come il coraggio per Don Abbondio : “[...] se uno non ce l’ha, non se lo può dare”.
Federico A.Rand /John Christian Falkenberg è il tenutario del blog “TheMote in God’s Eye“

























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
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La tassa su benzina e gasolio è ingiusta perché finiremo per pagarla noi consumatori…
La “Robin Hood Tax” , per com’e’ stata proposta, dovrebbe rendere felice ogni progressista nello Stivale, viste le impeccabili credenziali socialiste e democratiche: nella sua ultima incarnzione e’ nientemeno che una proposta del “New Labour” ad…
La tassa su benzina e gasolio è ingiusta perché finiremo per pagarla noi consumatori…
La “Robin Hood Tax” , per com’e’ stata proposta, dovrebbe rendere felice ogni progressista nello Stivale, viste le impeccabili credenziali socialiste e democratiche: nella sua ultima incarnzione e’ nientemeno che una proposta del “New Labour” ad…
Haha fallimenti del socialismo eccezionale adesso i neolaureati liberal chic disquisiscono anche di socialismo, anvedi i nuovi chicago boys italiani a dispensare consigli e critiche all’azione del governo. Direi che dopo i risultati che i fautori del laissez-faire hanno conseguito in Italia potreste seriamente iniziare a pensare di stemperare per un attimo il vostro ottimismo idiota e stare zitti, visto che questo stato mercantilista è figlio delle vostre politiche di merda e della vostra arroganza intellettuale.
Il problema non e’ tanto il socialismo, quanto il socialpopulismo.
#patello: Fautori del laissez-faire in Italia? In questa Italia? Proprio qui? Sicuro? Scusa, ma non ne vedo e non ne ho mai visti, o almeno, ci sono ma non li ascolta nessuno (purtroppo).
Mi sfugge il passaggio dal liberismo al mercantilismo, non riesco a capire come i fautori del liberismo abbiano portato a questo stato mercantilista. Scusa, ma mi sfugge la dinamica consequenziale.
Mi presti la foto di Tremonti Hood per il mio post?? E pensare che non ci eravamo manco messi d’accordo.
Io avevo fatto questa: http://bp2.blogger.com/_ocAcuC.....hieves.jpg che dimostra chiaramente la mia scarsa attitudine per la grafica.
Strani questi socialisti alla patello. Prima fanno intervenire lo Stato in ogni ambito del mercato. Poi ottengono un pietoso risultato, e danno la colpa al libero mercato che non c’è.
Mises aveva proprio ragione riguardo all’interventismo…
“In nazioni come l’Italia, si crede sempre che sia necessario fare “qualcosa”, qualsiasi cosa, che il governo debba agire ed intervenire, anche quando rischia di fare maggior danno”
Beh, direi che questa è una definizione che ben si attaglia al governo attuale: agitarsi, fare cose pur di farle, urlarle, declamarle, dando l’impressione di uno stato permanente di emergenza sociale e di attivismo forsennato (le cui profonde ragioni simboliche e ideologiche meriterebbero una attenzione e monitoraggio costanti).
Confesso che leggendo il tuo articolo mi ha infastidito il riferimento sbrigativo e privo di precisazioni alle ‘tattiche dilatorie e vessatorie’ del precedente governo. Ma per una questione di metodo, ripeto, non perché io sono di quella parte lì.
Saluti.
strano che spieghi perfettamente la tassa windfall tax e non parlli neanche un po dell robin…
tanto per citare: la tassa RHTax e sulla produzione “in italia” quindi si colpisce i produttori nel nostro paese, quindi, almeno che Agip faccia cartello con altri, non avrebbe convenienza ad aumentare i suoi prezzi per vedere perdere i suoi cliente. Tutto quadra, certo che se fanno cartello allora certi “dalla parte del consumatore” dovrebbero fare il loro lavoro e dichiarare gerra ai petrolieri, ma sul serio.
approposito!! se non si comunica alla gente effettivamente come funziona, allora si che Esso (nome a caso) potrbbe aprofittarne per aumentare i prezzi dando la colpa alla tassa. Questo per colpa di chi? Non è forse colpa di chi manda notizie false solo per difendere una posizione politica?
@ ROBY: Dunque, riepilogando. Visti gli alti prezzi del petrolio, il Governo decide di tassare l’Agip, che e’ dell’Eni che e’ controllata dallo Stato. Non fa una grinza.
Tutte le teorie neoliberiste partono dal presupposto che le risorse liberate dalla tassazione delle aziende vadano in automatico in investimenti nelle aziende stesse.
Ciò non è affatto vero, ci vanno se tali investimenti rendono in maniera superiore ad altre forme di investimento, specie finanziari.
Ma tale regola vale solo se il management dell’impresa coincide con la proprietà.
Quando invece il management diventa un organismo slegato dalla proprietà (public companies) oppure è espressione di una parte minima della società (vedi Tronchetti che controllava Telecom con meno del 2%) il miglior investimento è la “spoliazione” dell’azienda, dà risultati immediati a breve al management.
Tale problema inficia alla base tutta la teoria liberista ed è un problema estremamente sentito negli USA che ha portato alla crisi di molte aziende “storiche” in settori maturi dove gli investimenti darebbero risultati solo nel medio-lungo.
Ai liberisti di noantri che venerano gli USA varrebbe la pena di ricordare che gli investimenti in quel paese sono comunque trainiti colbertianamente dallo Stato, in particolar modo dal Pentagono. Togliete la ricerca legata alle spese militari e vediamo cosa rimane. Probabilmente ha fatto meglio all’azienda italiana la portaereri varata da D’Alema che gli utlimi 300 milioni di euro buttati in Alitalia.
Patello: cerca sul De Mauro la definizione di “argomentare” e poi, semmai, scrivi un commento che valga la pena leggere.
AG: Probabilmente con un serio mercato finanziario, e cioè più libero mercato, quello che dici sarebbe meno probabile. In Italia, invece, mi sembra molto verosimile… gli USA hanno un’economia macroeconomicamente sgangherata, un liberista che li citasse come esempio o è scemo o è monetarista.
Patello, diciamo che non sono esattamente un neolaureato e che di sicuro non sono un “liberal”, al masismo un liberale da sempre piu’ a destra di Tremonti. Certo che critico l’azione di governo, quando non la apprezzo: e’ un dovere impedire che un governo non di sinistra scivoli di nuovo su quella china.
Di “laissez/faire” , in Italia, ne ho visto gran poco.
Cordapazza, “fare ammunia” e’ un vizio comune ai nostri politici…
Roby: mi piacerebbe commentare nel dettaglio la proposta di Tremonti, ma ancora non e’ stata delineata in maniera soddisfacente. In cambio, i commenti del ministro sono identici a quelli di Blair e Gordon Brown ai tempi dello scippo; per proprieta’ transitiva, mi aspetto che anche il contenuto della norma sia pericolosamente simile.
L’appplicazione generalizzata a tutte le compagnie petrolifere non cambia il problema: tutte scaricheranno l’aumento di tassazione sul consumatore oppure ridurranno gli investimenti, a parita’ di altre condizioni.
AG: punto interessante e non del tutto errato, ma non vedo come possa modificare il comportamento delle aziende petrolifere, o delle altre aziende che mantengono attivita’ in Italia o che pensino di investirvi.
Mi riferisco in particolare a quello che tu scrivi: “Se esiste il rischio che i frutti di tali investimenti vengano depredati, allora ci si limiterà a sfruttare all’osso l’esistente, intascare i profitti e fare le valige”
Questo succede già, anche senza Robin Tremonti Tax. Che poi il rimedio suggerito da Tremonti sia risibile a ciò mi accodo, però è possibile che nessuno si ricordi che l’ultima detassazione dei profitti reinvestiti in azienda sia stata varata da un governo di sinistra mentre già 7 anni fa Tremonti la sostituì con sua mitica Tremonti2 con conseguente boom di BMW in leasing?
>Ma tale regola vale solo se il management dell’impresa coincide con la proprietà.
AG, ma questo per me e’ un invito a nozze, il mio argomento economico preferito, asimmetria informativa e problemi di agenzia.
[...] con un inasprimento dell’Irap (ma non la voleva abolire, il prof. Tremonti?), in parte con la Robin Tax sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, e in parte con altre quisquilie: per riportare il [...]
[...] troppo su un singolo settore di impresa e di avere effetti negativi per i consumatori“. Già. Già. E che ricomincia la guerra sotterranea tra via XX Settembre e via Nazionale. Come al solito, è [...]
[...] di banchieri e petrolieri, loro lo toglieranno ai consumatori in un modo o nell’altro, come insegnano storia e analisi. Ma non importa: tanto ha ragione Goebbels, sul tema. Mario Seminerio sottolinea una [...]
[...] di marketing (molti l’avevano notato) non priva di danni collaterali (qualcuno l’aveva notato); che la Robin Tax è quello che è (molti l’avevano notato e sottolineato). Ma perché tutto [...]
[...] LE COMPAGNIE PETROLIFERE DISTRATTE - Quando i prezzi delle materie prime salgono le compagnie petrolifere si adeguano immediatamente ai rincari, trasferendo così il prezzo sui consumatori, ma si distraggono e sono lente a trasferire al prezzo alla pompa le riduzioni dei prezzi del greggio, così le riduzioni dei prezzi al consumo sono lente (quando ci sono). Non dobbiamo però pensar subito male, in parte è una situazione normale, dovuta anche al fatto che a pesare sul prezzo industriale dei carburanti ci sono altri fattori oltre al prezzo delle materie prime, come la remunerazione dei lavoratori e del capitale investimento, il cui peso non è da trascurare data la situazione congiunturale. Come abbiamo visto nemmeno gli incrementi della materia prima si riflettono totalmente in un incremento del prezzo al consumo, anche se la reazione in questo caso è immediata. Per cui possiamo tranquillamente pensar male, si tratta di una situazione in cui le caratteristiche del mercato permettono alle compagnie di “crearsi” margini sia in caso di aumento sia in caso di calo dei prezzi del greggio, nel primo caso con un immediato trasferimento del prezzo sui consumatori, nel secondo con un ritardo nel ridurre il prezzo al consumo. Anche se queste reazioni potrebbero essere dovute al fatto che gli aumenti vengono considerati strutturali e le diminuzioni passeggere. I maggiori utili data la struttura del mercato, data la situazione congiunturale del mercato finanziario, difficilmente verranno investiti, più probabilmente diverranno dividendi per gli azionisti e premi per i manager. Da qui nasce l’idea di Tremonti di applicare una tassa alle compagnie petrolifere, tuttavia, vista la rapidità con cui le compagnie petrolifere reagiscono agli aumenti dei loro costi scaricandoli sui consumatori possiamo facilmente immaginare cosa accadrà con la Robin Hood Tax. [...]