“Senza nascite un popolo muore e senza educazione un popolo va in decadenza”. “L’impotenza copulativa antecedente e perpetua, sia da parte dell’uomo sia da parte della donna, assoluta o relativa, per sua stessa natura rende nullo il matrimonio”.
Due notizie meritano d’essere accostate. La prima. Il cardinale Ennio Antonelli è il nuovo presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia e, fresco di promozione, per far capire che non è una promozione rubata, srotola un fervorino da manuale: “La famiglia è la cellula base della Chiesa e della società […] eppure è in grandi difficoltà, è minacciata, è in crisi. […] È molto diffusa la mentalità individualista; si privilegiano i diritti e l’indipendenza dell’individuo. La famiglia viene privatizzata, ridotta a un semplice rapporto affettivo, senza rilevanza sociale, come se si trattasse soltanto di una forma di amicizia. Anzi, la tendenza a inseguire e consumare emozioni e sensazioni, a usare l’altra persona soprattutto in funzione della propria soddisfazione, rende fragile il rapporto di coppia; impedisce il consolidarsi della fiducia reciproca e di un forte legame di appartenenza. A sua volta la precarietà della coppia incide negativamente sulla nascita e sull’educazione dei figli, compromettendo il bene stesso della società. Non è difficile rendersi conto che senza nascite un popolo muore e senza educazione un popolo va in decadenza. […] Emerge quanto sia importante per la società che le famiglie siano stabili, abbiano figli e siano in grado di educarli”. Volendo isolare gli elementi significativi, direi che si ribadisca – con felice sintesi – la “rilevanza sociale della famiglia”, la necessità che essa sia fondata su un “forte legame di appartenenza”, la sua finalità riproduttiva ed educativa in aderenza all’autoconservazione di un modello antropologico ritenuto valido prima – e al di là – di tempi, luoghi e condizioni diverse; più di tutto, direi si ribadisca la relazione obbligata – necessitante – tra la “stabilità” della famiglia e la “stabilità” della società. Sorge una questione, la solita, che potremmo formulare così: la “decadenza” di un modello antropologico di società è “decadenza” della società in assoluto o relativamente a quel dato modello? In altri termini: l’autoconservazione di un modello di società è quanto ne legittima il necessitante?
Accantoniamo la questione, e passiamo alla seconda notizia. La curia di Viterbo diffonde una nota in merito alla vicenda di una
coppia alla quale il vescovo, monsignor Lorenzo Chiarinelli, ha negato il matrimonio con rito religioso, “in quanto lo sposo di 26 anni non potrebbe avere rapporti sessuali per i postumi di un incidente stradale che lo ha reso paraplegico” (Corriere della Sera, 7.6.2008). Non può avere rapporti sessuali, nell’unico modo che la dottrina morale della Chiesa gli prescrive non può avere figli, il suo matrimonio – ai sensi del Can. 1084 del Codice di Diritto Canonico – sarebbe nullo: “L’impotenza copulativa antecedente e perpetua, sia da parte dell’uomo sia da parte della donna, assoluta o relativa, per sua stessa natura rende nullo il matrimonio”. [Ogni obiezione al Codice sarebbe oziosa: chi è cattolico non può non essere aderente a un certo modello di famiglia, sbaglia a chiedere il matrimonio con rito religioso se non è nelle premesse che la dottrina gli impone e il Codice gli chiede. In questo caso, d’altra parte, si è celebrato un matrimonio civile e il giovane paraplegico – bisogna credere che sia cattolico se voleva un matrimonio con rito religioso – si è rivelato un pessimo cattolico, perché “non può sussistere un valido contratto matrimoniale, che non sia per ciò stesso sacramento” (Can. 1055): per un cattolico, il matrimonio civile non è un matrimonio valido (la Chiesa non si azzarda più a dirlo, ma lo pensa). Ogni obiezione al Codice di Diritto Canonico è oziosa per un cattolico: un cattolico può solo adeguarsi o non essere un buon cattolico, eventualmente non esserlo affatto. A pretendere di sposarsi, sapendo che il matrimonio ha il sacrosanto scopo riproduttivo e sapendo che l’unico modo valido per riprodursi gli è impedito, un paraplegico cattolico nemmeno ci pensa. Spiace dirlo: il vescovo ha ragione; il paraplegico ha torto; il suo matrimonio civile è concubinaggio pubblico, perché “il matrimonio dei cattolici, anche quando sia cattolica una sola delle parti, è retto non soltanto dal diritto divino, ma anche da quello canonico, salva la competenza dell’autorità civile circa gli effetti
puramente civili del medesimo matrimonio” (Can. 1059). “Effetti puramente civili”: quel matrimonio celebrato da un consigliere comunale di Viterbo non è un sacramento, dunque per la Chiesa non è un “valido contratto matrimoniale” se non per gli “effetti puramente civili”.]
Torna la questione che avevamo accantonato: l’autoconservazione di un modello di società è quanto ne legittima il necessitante? E quale Codice può fornirci il più valido modello, quello civile o quello canonico? Ci è nota la risposta che dà il neopresidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia: “La famiglia è la cellula base della Chiesa e della società”, ma per famiglia – per l’unico modello valido di famiglia – deve intendersi tutto quanto necessario per l’autoconservazione di un dato modello antropologico; tutto questo è impossibile senza un controllo “sulla nascita e sull’educazione dei figli”; “emerge quanto sia importante per la società che le famiglie siano stabili, abbiano figli e siano in grado di educarli”. Siano stabili in un modo, e solo in quello; abbiano figli in un modo, e solo in quello; siano in grado di educarli, ma solo nel modo che assicuri l’autoconservazione del carattere necessitante della dottrina. Sennò è “decadenza” della società? Della società che accoglie il carattere necessitante della dottrina, senza dubbio, sì.

























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…
La Chiesa: “La rilevanza sociale della famiglia è messa in pericolo dall’impotenza”!…
“Senza nascite un popolo muore e senza educazione un popolo va in decadenza”. “L’impotenza copulativa antecedente e perpetua, sia da parte dell’uomo sia da parte della donna, assoluta o relativa, per sua stessa natura rende nullo il matrimoni…
La Chiesa: “La rilevanza sociale della famiglia è messa in pericolo dall’impotenza”!…
“Senza nascite un popolo muore e senza educazione un popolo va in decadenza”. “L’impotenza copulativa antecedente e perpetua, sia da parte dell’uomo sia da parte della donna, assoluta o relativa, per sua stessa natura rende nullo il matrimoni…
abemus segnaleto articulo ab pater aeternus
speramus voluntas sua de risponne
La soluzione c’è: alla comunione, distribuire Viagra invece che ostie. Mi chiedo come mai non ci hanno ancora pensato.
Juppes, stai peggiorando
Malvino je piaccione gli scherzi da prete
quanto è dura questa Chiesa, quanto è infleassibile, ….quanto è fetentona
forse cià ragione….forse la chiesa interpreta troppo duramente i principi del mio datore di lavoro
ma la chiesa è fatta di uomini….i capi della chiesa sono uomini…….e gli uomini hanno il libero arbitrio e possono sbaglare
tolleranza, pietas, benevolenza, amore, aiuto, collaborazione…..questo dovrebbe essere la Chiesa,,,,,,,
,,,,ma la Chiesa è composta di uomini…je debbo parla’…….
ULTIMO INTERROGATIVO RETORICAMENTE ARGUTISSIMO
è vero, la decadenza è relativa ad una società ben determinata e non della società genericasmente considerata…….
o almeno non necessariamente
la scomparsa dei principi cristiani produrrebbe non la fine della società, ma l’ inizio di una nuova realtà……
il problema è che noi dipendenti del detore di lavoro celeste siamo convinti che le alternative alla nostra sono delle pessime società che oggrono al cucciolo de homo (dalle lettere del filosofo Jamba) minori garanzie e benefici
e che alla fine ciò potrebbe portare alla fine del mondo (o accellerarlo)
Se posso aggiungere gli altri due punti del 1084 recitano
§ 2. Se l’impedimento di impotenza è dubbio, sia per dubbio di diritto
sia di fatto, il matrimonio non deve essere impedito né, stante il
dubbio, dichiarato nullo.
Da cui se ne deduce che il Vescovo ha pure commesso un arbitrio, dato che non risulta aver consultato i dottori sullo stato del ragazzo e il dubbio da solo non basta.
§ 3. la sterilità né proibisce né dirime il matrimonio, fermo restando
il disposto del can. 1098.
Il problema quindi non sembra essere non poter dare figli alla Patria e alla Chiesa, ma proprio il fatto di non poterglielo vergare dentro, cosa a cui viene ridotta tutta la sfera affettiva e sessuale di due persone che hanno scelto di condividire comunque un cammino di vita. Applausi
Poi dicono che per la Chiesa il sesso e’ un tabu’, tuttaltro, e’ proprio un chiodo fisso!
E’ veramente triste e deprimente che la chiesa annulli i matrimoni per le cause sopra-citate.
Per quanto mi riguarda l’amicizia è il Matrimonio tra le anime e un rapporto di coppia è il Ricongiungimento del nostro pezzo mancante.
Conosco molte coppie che non fanno sesso o che non lo fanno piu’ come un tempo e quindi?
Dobbiamo annullare i loro matrimoni perchè non procreano piu’?
E che dire di tutti i matrimoni che non hanno generato figli?
Annuliamoli tutti!!!
Mah!!!
@ cr72
Sul primo punto: pare che la condizione permanente di paraplegia sia stata autocertificata dal richiedente. Ergo il vescovo non ha commesso abuso.
Sul secondo punto: ho infatti scritto “abbiano figli in un modo, e solo in quello”. Con “quello” intendevo proprio quel “vergarglielo dentro” che intende lei. Quindi qui sono d’accordo. Grazie per le osservazioni.
“L’impotenza copulativa antecedente e perpetua, sia da parte dell’uomo sia …”
non capisco perché se uno non si tromba la perpetua non si possa sposare…
Mah…che dire al vecchio Castaldi….io vedo che si tromba a destra e manca. Vedo Crotali in ogni angolo pronti a ghuizzare nelle tana! Vedo fighe rasate, pelose, mezzo pelose, mezzo rasate, gonfie ..d’amore come spugne marine. Cosa dire caro Malvino.
Io credo che le trombate si distinguono in due tipologie: quelle sacre e quelle profane. Ci sono molti figli di preti oltre che di mignotta.
Ciao.
te guardi troppa tv e troppo internette !
Colpire nel portafoglio. Mai più 8 per mille alla chiesa cattolica, contributi alle missioni, figli alle scuole dei preti, obolo in chiesa, niente. E’ l’unica cosa che capiscono.
L’Istituzione Ecclesiastica ha perfettamente ragione a non concedere il Sacramento del matrimonio a due persone che non possono procreare.
Secondo le leggi canoniche questo è il volere della Chiesa e quindi di Dio.
Però possiamo anche essere liberi di non credere in dio, nei sacramenti, nell’autorità della Chiesa.
Io non voglio far cambiare idea a nessuno, chi sono io per farlo? Che diritto ho di farlo? Che interesse ho a cercare di far cambiare idea ad un’Istituzione che non sento rappresentarmi?
Più che colpire il portafogli bisognerebbe iniziare ad ignorare certe “sparate” e non scandalizzarsi più di quel tanto.
Parlare con la Chiesa è come parlare con i propri bisnonni che vedevano di cattivo occhio le ragazze che portavano la gonna sopra la caviglia.
[...] sul punto, ed