L’Osservatore Romano contro Umberto Eco: “Il suo libro insulta gli ebrei”

Secondo Lucetta Scaraffia, “Il cimitero di Praga” è noioso, e le continue descrizioni sulla perfidia dei semiti rischiano di ottenere...

Secondo Lucetta Scaraffia, “Il cimitero di Praga” è noioso, e le continue descrizioni sulla perfidia dei semiti rischiano di ottenere effetti non voluti

“Denunciare l’antisemitismo mettendosi nella parte degli antisemiti non serve a smascherarli, ma solo a suscitare un crescente disgusto per la narrazione”. Lo scrive l’Osservatore Romano che, in un articolo intitolato “Il voyeur del male”, critica in modo durissimo “Il cimitero di Praga”, ultima fatica di Umberto Eco. Anche se il romanzo diverra’ prevedibilmente un best seller, al giornale della Santa Sede appare “noioso, farraginoso, di difficilissima lettura”, e per di piu’ realizzato saccheggiando “il bel libro di Norman Cohn, questosi’ di lettura avvincente come unromanzo, che ricostruisce minuziosamente la storia della fabbricazione dei Protocolli”, tanto che a Eco verrebbe da chiedere “che senso ha, allora, questa ricostruzione che gia’ e’ stata fatta?”.

UNA QUESTIONE MORALE - Ma e’ soprattutto una considerazione morale a motivare la stroncatura firmata da Lucetta Scaraffia, docente di storia contemporanea alla Sapienza e firma di punta del quotidiano vaticano, secondo la quale e’ piu’ che concreto il rischio che “le continue descrizioni della perfidia degli ebrei facciano nascere un sospetto di ambiguita’, certo non voluta da Eco ma aleggiante in tutte le pagine del libro. A forza di leggere cose disgustose sugli ebrei, il lettore rimane come sporcato da questo vaneggiare antisemita, ed e’ perfino possibile che qualcuno pensi che forse c’e’ qualcosa di vero se tutti, proprio tutti, i personaggi paiono certi di queste nefandezze”.

COINVOLTI NEL FANGO - “Anche se agli occhi di Eco si trattera’ certo di una osservazione banale, la lettura di questo romanzo – scrive la professoressa Scaraffia – fa pensare che quando si evoca il male, almeno nella narrativa popolare che l’autore arieggia, bisogna subito affiancargli il bene che lo combatte, altrimenti si rimane coinvolti nel fango e si fatica a uscirne. La sua ricostruzione del male senza condanna, senza eroi positivi con cui identificarsi, acquista una parvenza di voyeurismo amorale, in cui ci si puo’ impantanare”. (AGI)