Belle di notte, spose di giorno
03/11/2008 - DIFETTO DI FABBRICA - Ci saranno anche Fatma e Andrea, conosciutisi nel 1996, musulmana albanese bellissima ed ex lucciola di 22 allora anni lei, vigevanese ed ex cliente di allora 43 anni lui, all’epoca già paralizzato su una sedia a
DIFETTO DI FABBRICA - Ci saranno anche Fatma e Andrea, conosciutisi nel 1996, musulmana albanese bellissima ed ex lucciola di 22 allora anni lei, vigevanese ed ex cliente di allora 43 anni lui, all’epoca già paralizzato su una sedia a rotelle da un incidente d’auto e occupato al lavoro nella contabilità nell’officina di uno zio. «Fatma mi fa da infermiera? Anche. Ma solo perché è mia moglie. E solo perché ha voluto sposarmi, non è stata certo comprata. Poteva benissimo scegliere un altro, più sano di me», assicura lui. «Mio marito è un bell’uomo», taglia corto lei: «E’ paralizzato alle gambe? Sì, e allora?! Ce ne fossero di uomini come lui, il mondo sarebbe migliore». «Facendo un paragone con le automobili», conclude lui, «possiamo dire che io e
lei siamo due vetture di gran lusso, ognuna acquistata dall’altro grazie al forte sconto dovuto al rispettivo difetto di fabbrica. Ma il suo “difetto” è solo d’essere nata in un posto disgraziato». «Queste donne venute da lontano scappano dalla fame e hanno pretese normali: una casa, un lavoro, qualche divertimento e nessuna esagerazione», spiega Giuseppe, operaio trentenne di Budrio, bassa padana vicino Bologna. E aggiunge: «Si portano dentro un forte senso della famiglia e dei ruoli che l’uomo e la donna devono avere. Ecco perché trovano facilmente marito. Ed ecco perché io l’hanno scorso mi sono sposato Olga, ragazza russa di 25 anni laureata in ingegneria meccanica, fuggita dal crack della Russia nel ’96 e sfruttata da vari papponi sui viali bolognesi sino a metà del ’97». Sino a quando, cioè, ha denunciato in blocco i mercanti di carne umana decisi a non mollarla nonostante un cliente, Giuseppe appunto, volesse assolutamente sposarla. Finalmente libera, a Olga sono bastati due mesi di rientro in Russia per sbrigare tutte le pratiche necessarie a sposarsi in Italia. «Avevo paura che per qualche inghippo o rappresaglia non potesse più tornare», confessa il felice e orgoglioso marito: «Io, un operaio, stavo per sposare una ingegnere… Una donna non solo bella, ma anche con tanto di cervello».
Più difficile la storia pure bolognese di Lindita, albanese venticinquenne buttata dal fidanzato connazionale sullo stradone che costeggia l’Ipercoop di Borgo Panigale, finita sotto processo per i soliti reati a contorno della sua condizione e infine condannata. «Mi sospesero la pena e volevo uscire dal giro, ma come clandestina non ero in regola e nessuno mi dava retta. Per me, c’era sempre e solo il marciapiede. Finché una sera un signore di 60 anni abbassa il finestrino della sua auto e mi chiede gentilmente se volevo salire», racconta Lindita. Così ha conosciuto Aldo, vedovo e pensionato. Che si affeziona a lei, ma comprende che non è il caso di parlare d’amore anche se lui ha tutto quello che a lei serve: la casa, in quel di Vergato, sull’Appennino bolognese, i soldi per andare avanti e un buon carattere. «Però si è affezionata moltissimo anche lei. E così alla fine, siccome mi rodeva che battesse, le ho detto: “Ti va mica di sposarmi?“. Ohé, mi è andata bene», gongola ancora lui, che l’ha portata davanti al prete a metà dello scorso anno. «E’ chiaro che
andrò in cielo molto prima io», ride sereno Aldo: «Bene, vorrà dire che Lindita erediterà come è giusto quel poco che ho e, padrona in casa sua e senza affanni eccessivi, potrà trovare ancora un uomo che la farà felice. Io però non ho mica fretta di “andare”, eh!».
Tra San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno corre una strada lunga una trentina di chilometri, che divide le Marche dagli Abruzzi. Di notte nei primi 15 chilometri è talmente affollata di lucciole, tutte con miniappartamento a Martinsicuro e Alba Adriatica, da essere stata ribattezzata “la strada dell’amore”. Lungo i suoi bordi sono nati tanti matrimoni da non poterli più contare. Ma il lieto fine non è per tutti. Il 6 marzo dell’anno scorso lo stagionato e spavaldo Cesare Di Silvio, classe 1925, e quindi 73 anni suonati, a Martinsicuro stava per impalmare la sua bella ventiquattrenne, l’albanese Ishia Mailinda, quando i carabinieri, stimolati da qualche parente inviperito, hanno mandato all’aria la cerimonia: non solo lei non era in regola, ma aveva ben due passaporti falsi. Espulsa dall’Italia la bella promessa, il marito mancato ha tentato di incatenarsi per protesta davanti al Comune. Poi ha annunciato che sarebbe andato diritto in Albania, per sposarsi Mailinda in santa pace lì. Il 28 gennaio di quest’anno i soliti carabinieri reduci da controlli anagrafici hanno mandato all’aria un’altra cerimonia, con le fedi nuziali già pronte per essere scambiate tra Francesco Soggio, anni 39, e il fiore bulgaro Skerletova Ivanova, anni 23. Al posto della luna di miele, il rimpatrio d’autorità di lei nel giro di poche ore. Come in una saga decisamente sui generis, un mese dopo, e per lo stesso tipo di irregolarità, la sorella Maria del mancato sposo Soggio si è vista impedire le nozze con il transessuale brasiliano Iovino De Oliveira Silva, detto “Gigo“. Ad Alba Adriatica, invece, il ventinovenne Antonino Virzi il 24 settembre dell’anno scorso ha sì sposato la ventitreenne ucraina Nanya Tefta, ma, sorpresa e scorno grande, lei non ha poi voluto “consumare” le nozze. Ha preferito fuggire, già il giorno dopo, con un’operaio di Ascoli Piceno. Per ripicca, il neo marito rimasto a bocca asciutta ha mandato all’aria le pratiche per il permesso di soggiorno della fulminea traditrice. Poi però, in vista del divorzio e sempre sordo al detto “Mogli e buoi dei paesi tuoi“, è tornato a fare su e giù per la via dell’amore. Non si può mai sapere…













virtù nascoste
Aho io mi emoziono sempre con storie simili… piango pure a vede’ pretty woman… pensa a leggere storie vere
Queste “santissime” donne che “incitrulliscono” l’uomo…pur di ottenere la cittadinanza italiana! (io la vedo cosi)
@Lucia: solo perché le italiane la cittadinanza già cel’hanno
Comunque sia, secondo me, è ovvio che sui grandi numeri ci siano storie che finiscono con il classico “e vissero tutti felici e contenti”, ma dobbiamo sempre tenere presente i numeri del fenomeno di cui stiamo parlando. Spesso comunque questi legami nascono e si mantengono proprio per (oltre al sesso) il fatto che c’è uno sforzo di comprensione tra le due persone. Comprensione che non trova più molto spazio tra italiani.
davvero interessante