Interni

Belle di notte, spose di giorno

3 novembre 2008

La favola di Pretty Woman è più che mai attuale, anzi: i numeri parlano chiaro. E anche le testimonianze degli amori nati “sulla strada”.

«Era talmente giovane e bella che non riuscivo a combinare niente. Ma, cosa strana, mi vergognavo più di averla caricata in macchina che del mio fare cilecca». «L’avevo notata due o tre volte sul bordo di una strada, di notte. Mi pareva spaesata, indifesa, come in cerca di aiuto. Una volta ho preso coraggio e mi sono fermato. Lei non capiva un accidente di quel che dicevo io e io non comprendevo un’acca di quel che diceva lei, ma ci siamo intesi benissimo». «Era sempre lì, bella da toglierti il fiato, sempre sullo stesso marciapiedi, in pieno giorno. Ma alla luce del sole io, di fronte a tutti quei passanti, non me la sentivo di abbordarla. Poi però mi sono deciso». «Veniva sempre a bere qualcosa o a rifarsi il trucco nel mio bar, dopo essere stata con qualche cliente. Mi sono accorto che provavo una rabbia, ma una rabbia…». Cominciano così, nei modi più sorprendenti e imprevedibili, le storie tra un uomo e una donna da marciapiedi, cliente o aspirante tale lui, lucciola lei, storie d’amore coronate davanti all’altare o all’ufficiale di stato civile. Italiano lui, soprattutto albanese, russa, ucraina, rumena, kossovara, moldava, slovena, montenegrina lei. Vanno forte in modo particolare le slave, ma non mancano le africane, in gran parte nigeriane, e neppure le cubane impalmate, a plotoni interi, direttamente sul loro suolo patrio perché non sottraibili a Fidel in nessun altro modo che non sia un regolarissimo e supervidimato certificato matrimoniale. Insomma, oltre che di “Pretty woman”, dal film-fiaba dei patinatissimi e scintillanti Richard Gere e Julia Roberts, si può parlare di lucciole senza frontiere. Portate specialmente dal vento dell’est, che da qualche tempo spira impetuoso.

LA FAVOLA MODERNA - «L’amore è cieco, si sa, e va dove ti porta il cuore. Ma oggi va anche dove ti porta la globalizzazione forzata», afferma con cognizion di causa Claudio Donadel, operatore del servizio “Città e prostituzione del Comune di Venezia“. Vale a dire, addetto a dare ascolto, informazioni e aiuto concreto, nelle forme decise dal municipio sin dal 1995, a tutte le professioniste del sesso che intendono cambiar mestiere. «Molte delle donne che si rivolgono a noi, quasi tutte slave», spiega Donadel, «sono spinte da clienti innamorati, soprattutto operai di grandi fabbriche, ma anche artigiani e commercianti. Conosco almeno una dozzina di storie sfociate in matrimonio, ma sono decine i casi arrivati alla semplice convivenza. Che non è un ripiego, perché la convivenza oggi è di moda ovunque. Il grande passo può tranquillamente attendere». «Guardi, mia moglie faceva sì la puttana da strada, ma come moglie e madre è impareggiabile»: parola di Antonio Caldiero, 47 anni, molti dei quali vissuti come operaio specializzato dei cantieri Breda di Porto Marghera. «La sera la passavo spesso a tirar tardi con amici in un bar di via Fratelli Bandiera», racconta Antonio - e a volte vedevo entrare, per un’”ombra de vin” o un caffè, una ragazza splendida, giovanissima, con stivaloni di vernice anche d’estare e gonna francobollo anche d’inverno. Che facesse il mestiere, era chiaro, chiarissimo. Ma non sopportavo i frizzi dei miei amici, soprattutto quando arrivava con il vestiario sottosopra e andava di corsa a lavarsi e rifarsi il trucco alla toilette del bar».

AMORE E RICONOCENZA - L’operaio specializzato fa una pausa, si passa una mano davanti al viso come per scacciare dei pensieri. Poi riprende: «Mi giravano i coglioni, mi giravano. Sissignore! Un giorno hosferrato un pugno a un mio amico perché aveva fatto un commento da caserma vedendola più scombinata del solito. Il mio amico, però, anziché fare a botte, si è rialzato da terra e, guardandomi dritto negli occhi, mi ha detto: Casso, Toni, ma alora xe vero, te si inamorà marso! Ho capito di colpo che era proprio così: ero innamorato marcio. La sera dopo ho avvicinato la ragazza, mi sono fatto venire la voce e le ho detto d’un fiato: “Ma chi cazzo te lo fa fare? E’ per mangiare? Ma allora non c’è problema: ti sposo e ti do io da mangiare, ti do. Ho persino la casa… ». E così Spresa, rumena di 22 primavere, 14 mesi or sono ha impalmato Antonio, veneto di 47 anni, e da quattro mesi è madre di una femminuccia. «Mia moglie non mi tradirà mai, perché mi é troppo riconoscente per averla riscattata dal marciapiede», riflette l’uomo. «Ma neppure io – giura - potrei mai tradirla. Uno splendore come lei ha accettato uno qualunque come me, più anziano di 25 anni, non ricco. Altro che “Pretty woman”!».

QUESTIONE DI CULTURA – Viollca Nallbati è una albanese nata a Korca e lavora come interprete a Milano da sei anni. Prima lavorava all’ambasciata italiana di Tirana, dove i nostri connazionali già facevano la fila: volati nel Paese delle Aquile per aiutare l’amata lucciola a risolvere i problemi burocratici prematrimoniali. «A quell’epoca le pratiche duravano anni, perciò gli spasimanti di età assai più matura delle ragazze davano l’impressione di venire per assicurarsi che le fidanzate non scappassero», ricorda Viollca. E sorride: «I cacciatori di moglie erano talmente tanti che il governo ha pensato bene di ridurre i tempi di attesa. Oggi tutte le pratiche si sbrigano in un paio di mesi». Trasferitasi a Milano, la signora Nallbati ha fatto da interprete a non meno di trenta coppie avviate al matrimonio e stanche di parlarsi solo a gesti perché, pur avendo magari più volte “consumato” in auto o “in camporella“, nessuno dei due capiva la lingua del partner. «La prima coppia che le è capitata siamo stati noi, cinque anni fa», raccontano Selima e Carlo Gelesi, all’epoca 25 anni lei e già più di 50 lui, negoziante agiato del Comasco trafitto da Cupido ai bordi del milanese piazzale Maciachini una domenica sera da festeggiare più del solito perché, nel vicino stadio di San Siro, la sua squadra del cuore, l‘Inter, quella volta aveva stravinto. «Ci siamo sposati in Comune e non in chiesa solo perchè uno è cattolico e l’altra musulmana», raccontano i due coniugi. Il matrimonio fila che è un piacere e anche il prossimo 28 novembre i due saranno tra le 600 persone impegnate a inaugurare la Settimana culturale italo albanese di Milano.

5 commenti a Belle di notte, spose di giorno

  1. pubbliche corna

    virtù nascoste

  2. Tetsuo

    Aho io mi emoziono sempre con storie simili… piango pure a vede’ pretty woman… pensa a leggere storie vere

  3. Queste “santissime” donne che “incitrulliscono” l’uomo…pur di ottenere la cittadinanza italiana! (io la vedo cosi) :)

  4. icy

    @Lucia: solo perché le italiane la cittadinanza già cel’hanno ;)

    Comunque sia, secondo me, è ovvio che sui grandi numeri ci siano storie che finiscono con il classico “e vissero tutti felici e contenti”, ma dobbiamo sempre tenere presente i numeri del fenomeno di cui stiamo parlando. Spesso comunque questi legami nascono e si mantengono proprio per (oltre al sesso) il fatto che c’è uno sforzo di comprensione tra le due persone. Comprensione che non trova più molto spazio tra italiani.

  5. gloria

    davvero interessante

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