Quel paraxulo di Fabio Fazio e i suoi ospiti ingessati
03/11/2008 - Che tempo che fa è un talk show che, come il suo presentatore, a dispetto dei sempre più numerosi e feroci detrattori, avrebbe anche delle potenzialità notevoli. Ma qualcosa lo relega al ruolo di eterna promessa incompiuta. Vediamo cosa. “Senza
Che tempo che fa è un talk show che, come il suo presentatore, a dispetto dei sempre più numerosi e feroci detrattori, avrebbe anche delle potenzialità notevoli. Ma qualcosa lo relega al ruolo di eterna promessa incompiuta. Vediamo cosa.
“Senza satellite”: la rubrica-antologia di tutto quello che si è costretti a vedere quando non ci si può permettere la pay-tv. A Cura di Galatea.
È che alle volte non sai proprio cosa dire. Ci sono dei programmi così: che tu li guardi, li guardi, e senti che dovresti sì pensarne qualcosa di definito, ma non c’è niente da fare, non ci riesci. Se scrivi che sono brutti, ti
rimorde la coscienza, perché brutti, nel senso vero della parola non sono; ma da qui a definirli belli ce ne vuole. Sono medi, dunque? Ma no, neanche quello. E nemmeno davvero noiosi, o davvero esilaranti, o davvero un disastro: sono… sono così, ecco, e non ti viene altro, né di bene né di male. Questo è quel che si può onestamente dire, alla fin fine, di Che tempo che fa e del suo conduttore, Fabio Fazio: un programma e un protagonista che vorrebbero essere in equilibrio, e invece risultano pericolosamente sempre in bilico.
I SUOI PRIMI QUARANTAQUATTRO ANNI – Fabio Fazio, tanto per cominciare, paga lo scotto ed ha il limite di far parte di questa bislacca generazione italica dei quarantenni, nient’affatto splendidi ma splendidamente confusi da un dilagante complesso di Peter Pan. Quando si parla di lui è d’obbligo, non si sa perché, definirlo un bravo ragazzo. Fabio Fazio è il bravo ragazzo per antonomasia. Peccato che, anagrafe alla mano, ragazzo non sia più da quel dì: sta in TV da anni, è un professionista affermato con un conto in banca degno di una star hollywoodiana e un curriculum che oramai può far concorrenza, fatte le proporzioni, a quello di Pippo Baudo. Ecco, se la smettesse dunque con il suo fastidioso birignao da “sono qui per caso e quanto mi diverto in questo mondo che non è mio!” già risulterebbe un pochino più simpatico. Fabio, quando avevi vent’anni e Raffaella t’ha sbattuto davanti alle telecamere al posto dei fagioli potevi fingerti miracolato; adesso no, prendine coscienza e accetta le tue responsabilità. O, per lo meno, cambia battute. Peraltro, quando le cambia, le battute gli riescono più divertenti, e le interviste con gli ospiti diventano quanto di meglio si vede in tv, per lo meno da questi tempi. Fazio è un bravo ragazzo, appunto, coscienzioso e pignolo, come il compagno di banco bruttarello che però passa sempre i compiti a tutta la classe, e proprio per questo è uno che, quando presenta un libro, dà persino l’impressione di averlo letto davvero e di sapere chi diavolo sia lo scrittore che si ritrova davanti.
FAZIEGGIATORE ABUSIVO – Quando non fazieggia, dunque, ammette cuore in mano di fronte a Bocca, come ha fatto ieri sera, di essere un giornalista allegramente miliardario, e abbandona l’arietta democraticamente corretta e un po’ paracula, il programma scorre via, e il bravo Fazio talora si lascia
scappare qualche garbata punzecchiatura che sa persino di indignazione civile: come quando rintuzzò – e gliene va dato atto perché fu l’unico – un Follini, allora al governo con Berlusconi, laicamente dichiarando vergognosa l’esenzione dell’ICI. E come quando ieri sera e l’altra settimana, senza far nomi e con misurata eleganza, ha polemizzato contro l’invito berlusconiano a non comprare spot sulla RAI. Poi c’è tutto il resto del programma, e anche su quello le riserve sono tante. Che tempo che fa si lascia vedere: è fatto bene, scorre, talvolta riesce ad essere interessante. Ma la stanchezza della formula si vede e si sente, anzi, si tocca con mano; e forse non è neppure stanchezza in sé, ma una tara di fondo: alle volte Che tempo che fa sembra, più che altro, la versione colta dell’Almanacco del giorno dopo, con un meteorologo che è la riedizione politicamente corretta del colonnello Bernacca, cioè è, assai presumibilmente, un obiettore di coscienza, e si dimostra interessato ai temi e ai tempi del riscaldamento globale più che alle nuvole, tanto che, alla fin fine, ti chiedi se sia proprio così necessario ricordare i disastrosi effetti del surriscaldamento al polo per spiegare ogni settimana due gocce di pioggia a Vigevano. C’è la Philippa, che è bella, svedese e stangona, ma anche intelligente, così l’intellettuale di sinistra non si sente in scorretto se ci fa il pensierino, e c’è la Littizzetto, che è piccola, bruttina e peperina, quindi abbastanza “tipo” perché l’intellettuale di sinistra, per dimostrare di non essere banale, possa farci il pensierino senza sentirsi in colpa.
SI PUÒ FARE DI PIÙ – C’è la Zucconi che consiglia i libri, l’esperto d’arte che spiega i quadri e ora è anche minacciata la rubrica della posta del cuore, che però, siamo chic, colti e di sinistra, sarà tenuta da un uomo, veh, così una patina di alternativo c’è anche se i problemi di cuore sono sempre bipartisan, e cioè: lei mi ha lasciato, sono timido, mi ha fatto le corna che faccio, perdono? Poi ci sono gli ospiti musicali in transito, che devono avere due caratteristiche: essere ai vertici della classifiche (o già destinati ad arrivarci di loro) e abbastanza colti per non sfigurare. Quindi sì a Ligabue, Jovanotti, meglio ancora Allevi, e se classica deve essere, solo mostri sacri come Ughi, Accardo, ora che non si può più avere Pavarotti, almeno la vedova. Che dire? Vederli in TV fa pure piacere, ma l’impressione generale è e continua ad essere quella di un salottino buono in cui comincia a mancare l’aria. Un salotto moderno di una borghesia colta, che ringrazi il cielo esista ancora, per certi versi, dato l’orrore che la assedia e prima o poi rischia di fagocitarla, un salotto contemporaneo in cui non ci sono i centrini sul poggiatesta del divano e, anzi, il divano è di design all’avanguardia, come i
l resto dell’arredamento, e ci sono tanti bei libri sugli scaffali e una collezione di dvd di tutto rispetto, ma dopo venti minuti che ci stai dentro le pareti sembrano un po’ crollarti addosso, e agogni di fuggire sulla terrazza, per respirare un po’. Perché là dentro dicono tutti cose corrette e persino intelligenti, ma si sente che si tengono, non sono del tutto a loro agio, sono un po’ ingessati e a freno, la trasgressione è sotto controllo e rinchiusa in appositi spazi, il che, automaticamente, vuol dire che non esiste davvero, mentre l’intelligenza ha bisogno, per rendere al suo massimo, di non avere confini, neppure quelli della troppa educazione e del buon gusto. Così Che tempo che fa continua ad essere un programma carino, mentre all’inizio, qualche anno fa, aveva i numeri per essere un programma grandioso, e Fabio Fazio è un elegante professionista, che, per carità, avercene, ma un tempo pareva destinato a diventare molto di più. Come molto di più potrebbero essere i comprimari, gli ospiti, i comici, sempre in bilico fra la genialità e il trito. Come l’ottimo Albanese, ad esempio, che ha creato la fenomenale maschera del Ministro della Paura, ma pare non sappia fino in fondo cosa farsene, e ricicla allora il Sommelier. Qualcuno usi la cortesia di rammentargli il motto di Cetto La Qualunque e gli faccia presente che, con il suo sommelier, ha rotto i coglioni.













A me sembra che Fazio scimmiotti Maurizio Costanzo. Riesce a condurre delle interviste interessanti parlando di cose che altrimenti non sentiresti in prima serata (Le Follie Baudelaire, ad esempio), per poi chiudere con domande e battutine veramente coglione per riportare tutto a mascherata ed a livello casalinga vuota. Non so voi, ma a me è questo che mi fa incazz******.
Secondo me il programma è uno dei pochi guardabili.Ok, ammetto che spesso Fazio sia irritante con le sue uscite reverenziali verso l’ospite di turno, però, come ha commenato qualcun’altro, lì si vedono interviste a personaggi interessanti che non vanno spesso in tv.
E, a dirla tutta, preferivo Ilary a Philippa, mi sembrava più naturale e affabile.
Personalmente trovo interessanti le rubriche del Prof Carolis e della Zucconi.
Bel pezzo!
Chiarisco, su Albanese: adoravo il sommelier quando lo ha proposto le prime volte. Adesso è sempre la stessa gag. Non si regge, via.
Su Fazio. A me non sta antipatico. Lo difenderò fino alla morte visto che è l’unico programma dove certi personaggi sono intervistati. Secondo me, ecco, come certi bimbi un po’ secchioni a scuola: se si impegnasse e ci mettesse un briciolo più di coraggio, potrebbe fare di più.
non è vero che è sempre la stessa gag: cambia il vino!
il coraggio? Fazio, non ne ha mai avuto più di tanto, e comunque la trovo una annotazione generica: in tal senso, tutti potrebebro fare di più, che significa?
Nutro pochissime speranze, che la “Televisione”
possa offrire qualcosa di meglio di ciò che ci ha dato in questi cinquant’anni passati.
Intrinsecamente è uno strumento ipnotico,
e come tale,ha i suoi pregi e limiti.
E poi,anche solo un’ora al giorno quotidiana di
visione-a-distanza credo che sia già una forma di psicotossico-dipendenza.
Concordo con Groucho Marx:
“La televisione è molto istruttiva,mi fa venire immediatamrnte voglia di aprire un libro.”
(cito a memoria)
La tivù generalista
è come quel generale
che vinte battaglie e guerre
fatte da analfabeti ruvidi
anziani solinghi e casalinghe
nelle ignoranti lande popolari
in pensione non vuole scendere
intende restare in podio
a pontificare e indurre
il popolo alla permanente
lotta contro il nonnulla
o meglio verso quel poco
che di arguto e divertente
alla gente seria rimane
la sera allorchè rincasa
peccato che quel lucore
azzurrognolo e suadente
sia arma così potente
a rendere tonto il volgo
ed utensile inaffilato
quando la ciccia pende
né può un telecomando
farsi un segugio astuto
che insegue il distratto utente
e lesto a ringhi lo riporta
a ritrovare l’acume perso
rassegnati o militare
sora televisora
fratello monitore
il tempo per te dell’orto
della briscola e del pitale
anche se non ti pare è giunto
lascia che siamo noi
a scegliere le inquadrature
dalle quali sbirciare il mondo
che ci turba disturba o piace.
Dalla raccolta “mai ci parlerà l’aragosta”
credo che , nonostante i dissensi su Fazio le gag d Albanese, quanto meno è un programma che ti allontana dalla sete del sapere tipicamente desertica e mediasettiana.
Carissimo Fabio, grazie per le belle serate che ci danno la possibilità di riflettere sul nostro essere e sulla nostra situazione socio-politica. Oltre agli illustri personaggi ospiti Tuoi, non
Ti è venuto in mente di inserire, così a caso, un personaggio qualunque, uno che di grande
non ha avuto la possibilità di fare qualcosa, uno qualunquemente un po’ simpatico ?
Prova, se è possibile, potrebbe essere una specie di rinnovamento del programma.
Con simpatia sicera, Luciano da Gorizia