Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Internidi Maddalena Balacco (loska)
pubblicato il 7 giugno 2008 alle 10:15 dallo stesso autore - torna alla home

Sembra un racconto demenziale, ma invece è tutto vero. Ricostruzione oggettiva dei fatti accaduti allo scopo di effettuare la “ri-allocazione” di una famiglia di Rom da parte delle forze dell’ordine capitoline. Non è uno scherzo. Ripeto: sembra un film di Alberto Sordi, ma non è uno scherzo!

Sono le 7:30 di mattina al campo nomadi vicino l’ex Mattatoio di Testaccio, Roma. O quasi. Centoventi Rom (italiani) vengono svegliati da un megafono che intima loro di abbandonare il campo entro un’ora, pena l’arresto. A chi obietta che ci sono i bambini che devono andare a scuola, si fa notare che “è l’ultimo giorno“, quindi “non importa“. Vengono interrotte le forniture d’acqua e di elettricità, senza preavviso.

Inizia così un braccio di ferro fra forze dell’ordine e abitanti del campo, che terminerà solo dopo le 21.

RASSEGNA STAMPA - Le prime notizie sullo sgombero, già dalla mattina, riportano l’operazione come effettuata: Fabrizio Santori di AN si complimenta per il lavoro svolto in una mail che manda alla sua mailing list. Si sprecano gli elogi da parte degli esponenti del Pdl capitolino. Alemanno risponde così a quanti obiettano che solo il giorno prima il Prefetto aveva promesso uno stop degli sgomberi: quello “valeva per le azioni in grande” mentre questa eradi piccola entità”. Secondo il Comune, questo campo andava sgomberato perchè “abusivo“, ma abusivo è dire poco: i Rom vivono infatti in mezzo alla strada, con allacci di acqua ed energia di fortuna (forniti dal vicino centro sociale “Villaggio Globale” e dalla Città dell’altra economia che si trova qualche metro più in là). Il problema, però, è che non è colpa loro. “Abbiamo vissuto vent’anni nel campo qui dietro” spiegano, riferendosi a Campo Boario, dove ora sorge la Città dell’Equo e Solidale, “poi ci hanno detto che dovevano fare dei lavori. Ci hanno detto che sarebbe durato non più di due o tre mesi e ci hanno promesso che non saremmo stati spostati -

mostrano l’ordinanza, num. 3419 del 3 dicembre 2004 - Siamo qui da un anno”. Ma l’altro campo era migliore di questo pezzo di strada? “Lì pagavamo la luce, l’acqua, era grande, si stava meglio…”. Ad un tratto due di loro confessano: “E pensare che io alle elezioni ho votato Alemanno. Pensavamo che fosse giusto quel che diceva sugli extracomunitari. Tanto, abbiamo pensato, noi siamo italiani! Mia moglie è andata fino a Venezia per votare Berlusconi“. Siete pentiti? “Eh, sì”

L’ORDA DEGLI UNNI – Verso le tre del pomeriggio arriva la deputata radicale Rita Bernardini. Anche a lei i nomadi spiegano che sono italiani, e mostrano a chiunque passi, come a discolpa di qualcosa, i loro documenti da cittadini romani. Sono stagnari, da quasi vent’anni, mostrano fotografie di croci e coppe che dicono di aver restaurato per conto di varie chiese romane. “Noi non mandiamo i bambini a chiedere l’elemosina - si difendono – non maltrattiamo le donne. Anche noi siamo contro questo. Noi siamo italiani, nati qui, come tutti. Abbiamo dei diritti. Da quando sono arrivate le forze dell’ordine nessuno ci ha mostrato una carta, un’ordinanza“. Un giallo, questo, che non si risolverà per tutto il giorno: qualcuno dice che questa carta non esiste, qualcuno che sia stata firmata solo dal Questore e non da Alemanno o dal Prefetto. Eppure proprio questa comunità era stata ricevuta dal Sindaco della Capitale solo il giorno prima, e con lui aveva deciso di discutere per trovare una soluzione che potesse andare bene sia al Comune che ai Rom. Il tempo passa, il cielo è grigio. Il comandante dell’VIII gruppo della Polizia municipale di Roma, Antonio Di Maggio, ha un alterco con una giovane volontaria che conosce bene la comunità (guardate il video: è impressionante).

PAUSA - Solo l’arrivo dei bambini usciti da scuola, alle 4, stempera gli animi (anche perchè si temeva che proprio a quell’ora ci sarebbe stato lo sgombero “con la forza“). Rom e giornalisti si mischiano, le donne della comunità offrono a chiunque bibite e panini. Qualche bambino scatta delle foto con macchine più

grandi di lui, sotto lo sguardo esperto dei free lance. Poi i piccoli iniziano a cantare “no al razzismo, noi vogliamo solo vivere, non ce ne andiamo”. I genitori, intorno, battono le mani. La polizia, fuori, osserva in silenzio. Un uomo (“ubriaco da tre giorni!” puntualizza una ragazza del centro sociale) viene arrestato. Ma è un ragazzo di colore che con la comunità non c’entra, ha urlato qualcosa contro gli agenti e il suo comportamento è stato stigmatizzato in primis dai rom: “così non ci aiuti, per favore”. Man mano che il tempo passa si aggiungono passanti, studenti della vicina facoltà di Architettura, volontari che hanno lavorato con questa gente e sono qui per difenderla. E’ questo il motivo che ha spinto anche Antonella, maestra elementare e mamma, a testimoniare a favore di “una comunità integrata, che vive con grandissima dignità. Ci hanno aiutato a fare dei lavori a scuola, sono persone oneste. Oggi i bambini sono arrivati a scuola in lacrime, shockati”.

STRANEZZE – Antonella non è l’unica a sollevare perplessità. In molti si chiedono il perché di un tale spiegamento di forze e di un’azione così perentoria. Si dice che il motivo sia la denuncia di un marmista che lavora in fondo alla strada, ridotto sul lastrico perchè i clienti “hanno paura ad arrivare fin lì“. “Il marmista? Ma se è abusivo!” dicono i Rom. Intanto lo sgombero si inceppa: la polizia si dispone, poi rompe le righe, poi si ridispone. Arriva Tiziana Orsi, del V dipartimento comunale, e propone ai rom una soluzione alternativa: il campo di Castel Romano, sulla Pontina. Ma la risposta è no: “è sovraffollato, c’è acqua solo per dieci minuti al giorno, la situazione igienica è disastrosa. In più abbiamo paura. Non è che non vogliamo andarcene, però dovete offrirci una soluzione”. Anche la Bernardini sottolinea questo punto:

secondo lei è stato violato il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, ratificato dall’Italia con la Legge 881 del 1977″, che sancisce “il divieto di sgomberi senza alternative di alloggio”.

SOLUZIONI “CREATIVE” - Dopo qualche tempo, fa la sua comparsa un cartello di sosta vietata che fra gli applausi ironici degli astanti viene piazzato all’inizio della via. “Me stai a dì che l’hanno messo per fargli le multe e poi portare tutto via col carro attrezzi?” chiede un giornalista all’altro. Quello non risponde nemmeno, ride e basta. Il piano si rivela inattuabile, tanto che il secondo cartello (quello di rimozione forzata), non viene neanche posizionato e rimane sul camioncino dei vigili. Il motivo è certamente la presenza, tra gli altri, dell’avvocato dei Rom, prontamente allertato sin dalla mattina (assieme ovviamente alla stampa). La polizia brancola nel buio, finchè una voce alla radio urla “Ho trovato! C’è questa ordinanza del 1991 che vieta la sosta di camper e automezzi nelle strade di proprietà del Comune”. Dopo poco il campo è invaso da poliziotti e vigili urbani: la missione – impossible! – è multare tutte le roulotte.

TUTTO E’ BENE… - Dopo il giro di multe, però, la situazione torna come prima. Per far passare il tempo, le bambine del campo raccolgono fiori e li portano ai poliziotti, ora lontani dalle roulotte e di nuovo in formazione. Applausi. Qualcuno scherza “Mo’ mettete giù i fiori e mazziate a tutti quanti!”. La polizia, quasi si offende. Dopo un pomeriggio teso, comunque, si capisce che l’aria è rilassata. Il motivo lo si scopre poco dopo, al ritorno di Di Maggio. Dopo un conciliabolo abbastanza breve, I Rom accettano una seconda proposta del Comune: trasferirsi in un’altra località “molto più che dignitosa” (sottolinea l’avvocato), nei pressi del Policlinico di Tor Vergata (nome tenuto fino all’ultimo momento all’oscuro di tutti). I camper iniziano a muoversi, i rom se ne vanno. Praticamente, mentre in strada si faceva il muso duro, dietro le quinte le parti trattavano come Craxi e Andreotti.

GIA’… - Mentre auto e camper sfilano silenziosi, alcuni passanti intorno fanno foto con i telefonini commentando fra loro a bassa voce: “Via, finalmente! Guarda il mercedes! Fuori! Ve ne dovete andare”. Nell’aria c’è come la sensazione di aver assistito a una fantastica messinscena, nella quale gli uni hanno detto agli altri: “Ok, a questo giro voi fate i Buoni, e noi i cattivi. Al prossimo, però, si cambia”. Appena fuori dalla piazza, c’è un poliziotto che parlotta al telefono: “Sì, se ne stanno andando. Abbiamo dovuto trovargli un’altra sistemazione. No, lascia stare.
Almeno abbiamo salvato la faccia“.

VIDEO: L’arrivo della Bernardini / La storia / Abbiamo votato Alemanno

Reportage Fotografico

EDIT: A proposito della frase sul “marmista abusivo“, Tiziana nei commenti ci dice invece: “Fabio da anni paga regolare affitto alle Ferrovie dello Stato che ultimamente non ha più pagato proprio perchè non poteva lavorare…

38 commentistampa - fallo leggere