Perché gli USA ce la potrebbero fare comunque
31/10/2008 - CINDIA – La prima riguarda i due giganti tra i cosiddetti Paesi emergenti: Cina e India. Nel primo, considerato il gigante economico e politico del futuro, IL nodo fondamentale sta per venire al pettine: la politica oramai tri-decennale del figlio
CINDIA – La prima riguarda i due giganti tra i cosiddetti Paesi emergenti: Cina e India. Nel primo, considerato il gigante economico e politico del futuro, IL nodo fondamentale sta per venire al pettine: la politica oramai tri-decennale del figlio unico per famiglia sta portando a un rapido invecchiamento della popolazione. Meno giovani significa meno forza e difatti sta avvenendo un sensibile innalzamento del costo del lavoro, principale vantaggio competitivo di quel Paese. L’India, l’altro Paese che ha superato il miliardo di abitanti, non ha mai applicato il controllo delle nascite e oggi si ritrova con un terzo della popolazione
sotto i vent’anni, con 450.000 tra laureati e diplomati di tipo tecnico sfornati ogni anno da quelle chesono diventate tra le migliori università del mondo, (negli USA ne escono 70.000 l’anno): c’è da meravigliarsi se l’India supera la Cina in investimenti stranieri nei settori della ricerca e sviluppo e del software? Peccato che in India siano “democratici”, per cui le infrastrutture si ammodernano all’italiana, tra inefficienze, lungaggini e magna magna: lento pede, di questo passo rimarrà un gigante legato come un salame, un’Italia moltiplicata per venti. Il secondo elemento dirompente nelle dinamiche demografiche, distingue i Paesi Occidentali ai due lati del Pond: Europa e America. Sia Europa che USA sono investiti dagli anni 80 in poi da massicci fenomeni migratori. Emerge una crescente, oggettiva difficoltà qui da noi a integrare culture molto diverse da quelle “ospiti”, anche dopo tre o quattro generazioni e anche dove ci hanno messo tutta l’esperienza e la buona volontà – visitare Londonistan, Marseille, Bruxelles o Copenhagen per capire. Inoltre gli alti tassi di fertilità degli immigrati sovrapposti a quelli scarsi europei stanno comportando una rapida SOSTITUZIONE di popolazioni a sostanziale parità di popolazione totale.
GLOBAL - Negli USA invece, Paese già di suo cromosomicamente adatto ad assorbire immigrati, lo scenario è diverso. Gli arrivi sono da Paesi Latini, diversi in usi e costumi ma non così culturalmente opposti. Inoltre l’immigrazione s’è innestata in un innalzamento della fertilità autoctona, per cui l’arrivo massiccio di migranti sta contribuendo all’AUMENTO della popolazione, caso unico tra tutti i Paesi sviluppati. Di fatto, dopo la generazione dei baby boomers – ottanta milioni di persone in USA, quelli che ora hanno tra i 44 e i 63 anni – in Europa c’è il progressivo e continuato declino, solo parzialmente tamponato dall’immigrazione; mentre negli Usa la storia è diversa, come sottolinea Kenneth W. Gronbach autore del libro “Common
census”: dal 1965 al 1984 gli USA seguono il declino europeo della cosiddetta “Generazione X”, circa 69 milioni di americani oggi tra i 24 e i 43 anni, dopodiché tra il 1985 e oggi nascono novanta milioni di americani, piu’ dei baby boomers! E’ la cosiddetta “Generazione Y”. Le dimensioni quantitative delle nuove generazioni avranno come primo inevitabile effetto quello di rallentare i flussi migratori, con buona pace di quelli che “le migrazioni sono un fenomeno epocale” (invece sin dai tempi dei Romani sono fenomeni demand piu’ che supply driven) e di quelli che “gli immigrati fanno i lavori che i nostri non vogliono piu’ fare”: fanno piuttosto quei lavori che i “nostri” non fanno perche’ di “nostri” non ce n’e’!
ADDIO MONDO - Nelle cafeteria e nei McDonald americani, le inservienti bionde con occhi azzurri iniziano a rimpiazzare le chicano: Generation Y is coming! Tutto questo – quantita’, competizione, crescita – da un punto di vista demografico e in ultima istanza economico, e’ un bene, cosi’ come e’ male la stasi, la frenata e il conseguente invecchiamento sino-europeo. Prepariamoci a dire addio all’Europa come la conosciamo oggi nel giro di cinquant’anni, e pure alla Cina! Gli Usa invece avranno l’opportunita’ di vedere un poderoso ritorno dell’industria e una ulteriore espansione, perche’ avranno la forza lavoro e quella “consumo” appropriate. Sempre se riusciranno ad attrezzarsi nel modo migliore per superare questi anni di “gap” tra Generazione X e Y, di passaggio tra baby boomers che si ritirano dal mondo produttivo al ritmo di uno ogni otto secondi e la limitata Generazione successiva, nel mentre cresce l’onda Y. Questa sara’ la grande sfida di Obama e/o McCain nei prossimi cinque/dieci anni, ma di ricette al proposito non si trova traccia in nessuno dei programmi. Si spera nel pragmatismo.













Adesso l’ho letto tutto. Sei molto Malthusiano. Ma c’è un ulteriore istanza, che accombagna il ”reale -potenziale” quadriennio Obama ( non penso di più è troppo carismatico e i carismatici fuori dalle Chiese alla lunga rompono ) se gli ”amici dei giuguaro” non lo steccano prima ( deve stare attento quando esce dagli evening-meeting, facendo l’emulo dondolo sculettante con Ellen De Generes, lesbica e con un nero, adesso noi del KKK, spariamo togliendoci il cappuccio, è troppo
). Il feedback 9/11. Riuscirà con il bilancio pubblico che la Fed oggi si ritrova in ”dare” sulle spalle, a scongiurare un eventuale nuova guerra in Medio-Oriente con Siria e Iran? Che Bush jr. e padre sbalzati, cercheranno di fargli esplodere sotto il sedere dall’opposizione, con l’aiuto dei falchi israeliani (altro nodo fondamentale infatti saranno le eventuali elezioni anticipate in Israele) per punire gli Stati canaglia, non ancora regolati dopo il 9/11? Quale sarà l”’exit strategy” dalle attuali carneficine di generazione Y in Afgahnistan e Iraq, col Petreus che pesta i piedi? E’ su una polveriera e forse non sa neanche lui ( ma può anche essere Mc Cain, non fa differenza )quanto scotta il prossimo ”President Seal of United States of America” and his Administration. E poi bisognerà vedere se avrà tutto o parte del Campidoglio dalla sua Barack ( sempre che vinca ). In più da martedì ( quando Vespa andrà a dormire) a metà gennaio, giorno di reale insediamento, cosa capiterà in due mesi e mezzo?(recente bombing nelle terra di Damasco docet).In più i democratici in ”foreign affairs” levati, son sempre stati un disastro. Ne vedremo delle belle. Staremo a vedere. Ciao
Ho letto solo adesso. L’ultima frase e’ quella vera: i dems. sono sempre stati molto piu’ interventisti dei Reps. Questiultimi recentemente imbastarditisi nel loro isolazionismo dalle contaminazioni NeoCon in libera uscita da “sinistra”. Lo stesso Obama s’e’ lascito sfuggire frasi del tipo “andremo a combattere AlQuesda in Pakistan” ch ela dice lunga …
Obama comunque avra’ molto supporto dal Congresso, dove avra’ maggioranza nei due rami. Sara’ il veor problema per l’America: non tanot Obama, quanto la Pelosi (nomen omen). Il Capitol poi (l’esecutivo) lo nomina lui, per cui …
Non saranno tanto i falchi demo pluto giudaico massoni, il rischio vero sono i cretinetti arabi cresciuti (si fa per dire) a pugnette e vanagloria: potrebbero credere di farla franca e scatenare qualcosa contro Israele. A quel punto, qualunque cosa scelga di fare Obama sara’ un disastro.
Vedremo. Comunque qualcosa è cambiato. L’America è un grande Paese. Quattro anni sono lunghi. Al tuo nuovo pezzo. CIAO