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Vi racconto cosa significa lavorare a Chernobyl nella zona della morte

Der Spiegel racconta Chernobyl oggi attraverso le parole di chi lavora nella zona del disastro nucleare. Com’è la vita dopo una tragedia simile? Ecco la sofferta testimonianza di Viktor Stepanenko.

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DOPO IL DISASTRO NUCLEARE – Der Spiegel ha raggiunto l’Ucraina per ascoltare le parole di chi vive oggi nella zona del disastro nucleare che minò il paese il 26 aprile del 1981. Il giornale tedesco ha incontrato un uomo del posto per ascoltare i racconti di chi fa i conti ogni giorno con le conseguenze dell’incidente. Viktor Stepanenko, 45 anni, ogni domenica raggiunge il cimitero nella vicina città di Slavutych e depone un mazzo di fiori sulla tomba ortodossa dove riposa il figlio Michail, morto cinque anni fa di leucemia. Slavutych è a 50 chilometri dalla centrale nucleare di Chernobyl e qui sorge un nuovo complesso residenziale che è andato a sostituire la città di Pripjat evacuata il giorno del disastro. Alcune lapidi hanno il simbolo della centrale elettrica perché quasi tutti sono morti per le conseguenze letali dell’incidente del 1986.

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LAVORARE A CHERNOBYL – Stepanenko lavora nella centrale elettrica: “Per me è un lavoro normale che mi dà da vivere. Aiuto anche ad eliminare i rifiuti radioattivi”, eppure tra colleghi si chiamano “Smertniki”, l’appellativo che si dà a chi “sta per morire”. Ogni mattina alle 7:30, l’uomo raggiunge il posto di lavoro, indossa la tuta protettiva bianca e a volte deve anche indossare la maschera protettiva. La maggior parte dei lavoratori arriva da Slavutich, gli altri da Turchia, Azerbaijan, Portogallo e Francia. Un collega di Stepanenko dice: “Le radiazioni non mi preoccupano”. Gli operai indossano un’attrezzatura che li avverte quando si supera la dose di radiazioni. La vita qui ha un prezzo e si lavora per l’equivalente di 300 euro al mese, massimo 400: una cifra che si considera “dignitosa” perché l’Ucraina ha un alto tasso di disoccupazione in questo momento. “Le condizioni di lavoro sono buone ma qui quasi tutti hanno qualcuno in famiglia che soffre di cancro. Nonostante questo, non posso lasciare il lavoro”, dice Stepanenko.

(Photo Credit/Screenshot-Der Spiegel/Getty Images)