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di Maddalena Balacco (loska)
pubblicato il 31 ottobre 2008 alle 09:20 dallo stesso autore - torna alla home

Che è successo al “movimento studentesco“? Se lo sono chiesti in molti all’indomani degli scontri di Piazza Navona che hanno gettato discredito su migliaia di studenti “pacifici” tout court. Significativo un commento lasciato da un avventore in uno dei tanti improvvisati mauriziocostanzosciò della rete, che all’incirca 20081030 artefatti Il vero infiltrato di Piazza Navonarecitava “Perché fino al giorno prima destra e sinistra manifestavano assieme e poi, ad un tratto, se le sono date?”. La risposta più facile a questa domanda era ovviamente quella del complotto, avallata peraltro da uno scoppiettante Kossiga in pieno amarcord, che paventava spavaldo scontri di massa a cui rispondere con una pioggia di manganellate come nei fantastici anni ‘70 quando fra gli altri – parole sue – c’era il “glorioso partito comunista”.

Su cosa sia successo davvero in piazza ci sono pochi dubbi: due gruppi di idioti se le sono date di santa ragione. Chi ha iniziato? In piazza, gli “antifascisti” (youtube parla chiaro), fuori dalla piazza, e ben prima, blocco studentesco ha selvaggiamente caricato studenti inermi. In realtà conta molto poco, come poco conta la tesi dell’infiltrato smontata – una fonte su tutti, e non certo tacciabile di fascismo – da Repubblica.it che rapidissima ha beccato il fantomatico poliziotto 21enne alla faccia del Corriere, il cui titolo blandiva l’ipotesi complottista. Forse perché conveniva. Come conveniva a Beppe Grillo, risorto dopo un lungo periodo di silenzio grazie ad un video oggettivamente poco probatorio e, nei fatti, rivelatosi falso, postato senza la minima decenza (controllare?) per soffiare sul fuoco della protesta e inserirsi a gamba tesa in un movimento numericamente significativo. Nel bene e nel male, etc etc. Il punto è che c’era poco da chiacchierare. La ricerca spasmodica del colpevole possibilmente pulotto, oltre che ideologica, ha nei fatti dato una grandissima mano a chi quella piazza la temeva sul serio. In soldoni, a chiacchierarne, si fa il gioco di chi vuole squalificare una “rivoltatrasversale (che abbiano torto o ragione ai fini di questo discorso poco importa) condotta sino a due giorni fa in un modo “nuovo“. Che rigettava in sostanza uno degli schemi più cari all’ultimo ventennio politico, quello dell’atavica contrapposizione comunisti vs fascisti, foibe vs campi di concentramento, berlusconiani vs resto del mondo. E in questo senso l’accostamento con Genova è davvero vergognoso, perché Genova fu una pagina nera della Storia della democrazia di questo paese. A Genova non ci fu una rissa fra ragazzini, a Genova ci fu un massacro fra quattro mura e non solo, un massacro continuo. Richiamare lo spettro di quella vergogna per dare una “dignità politica” alla rissa fra due gruppi di esaltati è fare il gioco di chi rema contro questa protesta, è far tornare qualcosa che poteva essere nuovo e diverso al vecchio schema.

In fondo l’opinione pubblica di questo paese non è sempre stata accusata di “faciloneria“? E dunque cosa c’era di meglio che ricondurre un discorso di dissenso complesso e stratificato alla vecchia dicotomia tanto cara alla nostra classe dirigente? Questo è stato il vero grande errore di Piazza Navona: permettere a chi si sentiva straniato dalla novità di tornare finalmente al vecchio comodo pensiero. A difendere la propria parte senza l’assillo di dover pensare: e difatti dall’annuncio della rissa in poi finalmente il popolo italiano ha potuto dare sfogo a una serie di improperi che da troppi giorni erano rimasti chiusi nel cassetto: e allora daje di “fascisti di merda!!!!!!!!!!!!!!”; “ci fosse ancora mussolini..”; “sono stati i fascisti a portare le mazze”; “sono stati i comunisti a tirare le sedie”. E per un attimo del motivo, della protesta, non si è più parlato. Malgrado la maggioranza degli stessi studenti, sia dell’una che dell’altra fazione, avessero invocato un ritorno all’unità necessario ai fini della loro battaglia politica. Perché in quella piazza, e anche ieri nelle varie piazze di Roma e d’Italia, insieme camminavano persone di destra e sinistra, elettori di Veltroni e Berlusconi. Ed è questo che spaventa, come tutte le novità. Che abbiano sul tema torno o ragione importa poco, ciò che conta è che finalmente in questo paese sembra essersi accesa, timida, una nuova concezione politica scevra da quella storia che dagli anni 40 in poi ha di fatto paralizzato l‘Italia in un duopolio di pensiero comodo e sbagliato. Sbagliato perché acritico.

(vignetta di Artefatti)