Beatrice Lorenzin: dal liceo classico al ministero della Sanità

Beatrice Lorenzin

L'ex capo segreteria di Paolo Bonaiuti tenta l'impresa al ministero della Salute. Ce la farà?

Ce la faranno i giovani ministri nominati da Enrico Letta a superare la prova del governo? L’attenzione degli osservatori politici, oltre che ai dicasteri chiave dell’economia, del lavoro e dello sviluppo economico, non può che essere rivolta anche ai rappresentanti della nuova generazione di parlamentari che ora (con il nuovo esecutivo) succedono ai principali protagonisti del ventennio berlusconiano.

 

Giorgio Napolitano, Enrico Letta, Emma Bonino e Beatrice Lorenzin

 

MINISTERO DI RILIEVO – Tra loro compare la 41enne deputata Beatrice Lorenzin, impegnata in politica dal ’96 (quando aderisce a Forza Italia), eletta alla Camera per la prima volta nel 2008, oggi scelta come nuovo ministro della Salute al posto di Renato Balduzzi. Il suo onere è rilevante. La Lorenzin dovrà infatti vigilare su una montagna di spesa pubblica, quella sanitaria, che – stando all’ultimo Documento di Economia e Finanza del ministero – corrisponde al 7,1% del prodotto interno lordo (circa 150 miliardi di euro).

IL CURRICULUM – Per esprimere un giudizio sull’operato del neoministro bisognerà – dunque – aspettare la fine dell’esperienza di governo o – comunque – alcuni mesi. Il curriculum non aiuta a fare previsioni sul successo o l’insuccesso. La Lorenzin può vantare solo un diploma di maturità classica e un’esperienza (2004-2006) da capo della segreteria di Paolo Bonaiuti, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio durante gli anni di governo di Berlusconi, deputato per Forza Italia e Pdl dal ’96 al 2013 e appena rieletto nelle liste del Cavaliere al Senato. Per il resto: tanta militanza. Il neoministro della Salute si è guadagnata, nel 2005, l’incarico di coordinatore regionale di Forza Italia per il Lazio, e tra il 2006 e il 2008 ha ricoperto il ruolo di coordinatore nazionale dei Giovani per la Libertà, formazione giovanile di Forza Italia.

 

 

IL PREDECESSOREIl confronto con Balduzzi è eloquente. L’eredità della Lorenzin è pesante. L’ex ministro è professore ordinario di diritto costituzionale all’Università Cattolica, e presso l’Università del Piemonte Orientale ricopre l’incarico di direttore del Centro di eccellenza interfacoltà per il management sanitario e di coordinatore del Dottorato in Autonomie locali, servizi pubblici e diritti di cittadinanza. Tra Genova e Torino ha insegnato Istituzioni di diritto pubblico, Diritto parlamentare, Dottrina generale dello Stato, Tecnica della normazione, Diritto costituzionale italiano e comparato. E’ autore di oltre 110 pubblicazioni.

L’ESORDIO – La prima mossa della Lorenzin riguarda una campagna “a favore della vita” sui temi etici ancora al centro di acceso dibattito in Italia e nella lotta all’anoressia e alla bulimia, in particolare quando l’istigazione a “scegliere” la malattia viaggia su internet, sui siti cosiddetti “pro-ana”. Un’iniziativa, in verità, non totalmente innovativa. Nell’agosto del 2010, infatti, il governo Berlusconi già presentò una “agenda biopolitica” in cinque punti cardine su ricerca ed etica, fine vita, disabilità, problemi legati all’uso di materiale biologico umano e la vita al momento dell’inizio. Ad illustrarli a palazzo Chigi furono allora i ministri del Welfare e della Salute Maurizio Sacconi e Ferruccio Fazio, insieme al sottosegretario Eugenia Roccella. In quella occasione intervenne anche la Lorenzin. “L’intesa trasversale sulla priorità dei temi etici che sta emergendo dalla presentazione dell’agenda biopolitica del governo, con l’adesione a essa di numerosi parlamentari dell’area cattolica del Pd, evidenzia – dichiarò la deputata – il fatto che i problemi di fondo tendono comunque a emergere nonostante i fumi del teatrino della politica. E su questi problemi fondamentali c’è un’evidente maggioranza parlamentare ‘pro life’ pronta a esprimersi dal biotestamento alle forme di aborto farmacologico”. Idee che ritornano.

(Fonte foto: LaPresse)