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Le Iene, il Forteto e i bambini affidati ai pedofili

La Iena Pablo Trincia ha raggiunto le vittime che hanno denunciato abusi all’interno della comunità del Forteto. Ecco i racconti di chi è stato torturato per anni con l’obbligo di prestazioni sessuali “in cambio di affetto”.

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I RACCONTI DEL FORTETO – I volti rassegnati, le parole lente una dietro le altre scorrono per raccontare gli abusi subiti: sono i testimoni incontrati dall’inviato delle Iene  Pablo Trincia. Le storie dei “bambini cresciuti” che hanno subito violenze dai genitori affidatari sono raccapriccianti: “Ebbi un rapporto orale con lui e di conseguenza non l’ho più riconosciuto come mio padre” racconta una donna, un altro dice: “Mi dovevo concedere a lui”. Tutte le persone intervistate da Trincia parlano la stessa lingua che è quella di chi ha vissuto un abuso sessuale da bambino, all’interno della Comunità “Il Forteto”. Qui è possibile rivedere l’intero servizio.

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IL FORTETO – “Vivono, lavorano insieme e non hanno quasi mai rapporti con l’esterno” racconta un testimone spiegando come si vive all’interno della Comunità Il Forteto. È come se fosse “un mondo a parte”, un “paradiso” che, a detta dei testimoni, si è rivelato essere “un inferno”. “Il Forteto è una comunità agricola che ha sede nel Mugello e nasce negli anni ’70 come esperimento di vita in comune. Il progetto è stato creato da Rodolfo Fiesoli, detto “Il profeta”” spiega Trincia. La Comunità ottiene la fiducia dell’esterno e il tribunale di Firenze affida loro decine di bambini con problemi ma nel 2011 arrivano le accuse: “Comunità lager”, “Abusi sessuali”, “Violenza” e Il profeta finisce in manette insieme ai vertici della comunità. Marika, una vittima, è stata affidata a Luigi Goffredi che sapeva degli abusi subiti dalla bambina e le disse che “il solo modo per superarli era rivivere i traumi subiti”, il padre affidatario le fa rivivere lo stesso abuso per “Non avere più rabbia verso gli uomini” e verso i dodici anni ha avuto rapporti sessuali con la madre affidataria e con altre due con cui ha avuto relazioni: “Se volevo affetto dovevo passare nell’abuso sessuale”. Marika è stata picchiata dalle tre madri affidatarie, è stata picchiata più volte e abusata. La stanza del forno era il luogo adibito per picchiare i bambini, così conferma Lara, un’altra testimone.

LE STORIE DEI TESTIMONI – “Mi picchiava, mi faceva male. Ero tutta pesta tanto che non andai a scuola per tre giorni” racconta Lara. Stessa sorte è toccata a Paolo, che prima di finire nel Forteto aveva subito abusi sessuali e all’interno della comunità ne ha subiti altri. Un altro testimone al telefono ha raccontato: “Sono arrivato nel Forteto a 14 anni e ha abusato di me. Non era solo il Fiesoli che abusava di me, con gli altri ragazzi non ho mai parlato degli abusi”. Le testimonianze dei giovani ascoltati dalle Iene non sono i soli e la Regione Toscana ha istituito una commissione per indagare: i risultati sono finiti in una relazione di 80 pagine. Maria Luisa Chincarini, consigliere regionale ha dichiarato: “Ogni bambino di sei, sette anni che entrava nella comunità veniva violentato da ‘Il Profeta’. Poi arrivavano gli abusi sessuali da tutti gli altri membri della comunità. Il Forteto è una cooperativa e un’azienda di successo”. Il Forteto nasconde una realtà ben diversa, quella di una setta che doveva rispettare le regole del Fiesoli: “I rapporti eterosessuali erano vietati, vista l’assenza di bambini, il Fiesoli ha dato l’avvio al meccanismo degli affidi e l’ha imposto a tutti i membri della società” ha detto ancora Chincarini.

LA VITA NEL FORTETO – “C’era un solo telefono e ogni giorno i bambini subivano dei richiami e venivano messi alla berlina davanti a tutti. Le chiamate venivano amplificate un altoparlante in sala mensa e quindi il bambino non poteva raccontare” ha detto ancora Chincarini parlando di “lavaggio del cervello” e Giuseppe, una vittima, ha confermato: “Mi hanno convinto a denunciare gli abusi sessuali dei miei genitori, mi hanno fatto il lavaggio del cervello”. Trincia spiega che Fiesoli e Goffredi nel 1985 erano stati condannati ad alcuni anni di carcere “Per abusi sessuali e atti di libidine violenta nei confronti dei minori e disabili” e nel 2000 la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per gli abusi del Forteto e nonostante questo: “Il tribunale di Firenze ha mandato bambini in affido per 25 anni”. Trincia raggiunge la Comunità e subito viene fermato da Domenico Premoli, una delle 23 persone sotto processo. Ecco cosa succede all’interno.

ALL’INTERNO DELLA COMUNITA’ – Il vertice al completo riceve le Iene: “Noi non si va in televisione, non si va sui giornali” e Trincia raggiunge uno dei fondatori che ha lasciato la comunità, Gino racconta: “Ho subito un’aggressione quando ho denunciato un approccio del Fiesoli su mio figlio affidatario” e Trincia ha mandato in onda il pestaggio che Gino ha registrato. Rodolfo Fiesoli è stato allontanato dalla comunità e Trincia lo raggiunge ma l’uomo si barrica in un pollaio: “Non sono stato condannato, non so nulla. Fa caldo, sto male, ho l’asma”, l’uomo si nasconde il volto e non risponde quando esce fuori. Ma chi controllava questa comunità? Una delle vittime ha raccontato quanto subito agli assistenti sociali: “Violenze, rapporti omosessuali, lavori forzati”, Lara ha raccontato tutto nel 2004 ma non le hanno creduto. Una delle madri affidatarie ha spiegato come avveniva “la ridistribuzione dei figli”: “Era Fiesoli che decideva a chi dovevano andare i bambini”. Com’è possibile affidare dei bambini a una persona condannata per abusi sessuali? I servizi sociali del comune di Vicchio rispondono: “Come responsabile dei servizi sociali, ho fatto tutto quello che bisognava fare e mai è emerso un dubbio” spiega Maria Antonietta Cimarosa e l’inviato dimostra che ci sono documenti che attestano “la perdita del controllo della situazione da parte degli assistenti sociali”. La responsabile raggiunge il sindaco di Vicchio Roberto Izzo ma non rispondono se non con un: “La mia amministrazione non c’entra nulla con il Forteto” e poi scappa e si chiude in Chiesa. Non c’è ancora una sentenza e le accuse devono essere affrontate in tribunale.

(Photo Credit/Video Mediaset)