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Come i pubblicitari cileni sconfissero il regime di Pinochet

The Telegraph racconta la vera storia di “No” il nuovo film di Pablo Larrain che racconta la lotta non violenta dei pubblicitari che portò il popolo cileno a votare contro il referendum che avrebbe di fatto lasciato Pinochet al suo posto per altri otto anni.

 

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IL NO DEL CILE – Il risultato storico del 55,99 % contro il 44,01% scalzò Pinochet in uno dei referendum più importanti di sempre. È di fronte all’uscita nelle sale del film di Pablo Larrain che The Telegraph ricorda la vera storia di “No”. Corre l’anno 1988 in Cile e durante l’estate il presidente Augusto Pinochet annuncia il referendum per votare la sua riconferma. L’apertura del dittatore al popolo gli sarà fatale: dopo 15 anni di dittatura feroce che porta alla morte di 3 mila dissidenti politici, 3 mila scomparsi e oltre 30 mila torturati, il popolo è chiamato ad esprimere la sua opinione sull’operato di Pinochet. Confermare o meno il Generale, voleva dire solo dire “Sì o No” scrive The Telegraph.

 

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RIBALTARE LA VITA – Pinochet non temeva l’opposizione, altrimenti non si sarebbe mai spinto tanto oltre e addirittura concesse uno spazio televisivo ai “No” del referendum. Francisco Celedon, membro del partito democratico cristiano, intuì che il generale aveva guardato con leggerezza ai contrari e sapeva che quello spazio televisivo avrebbe potuto rappresentare la via per il cambiamento: 15 minuti ogni sera per la propaganda e scelse di collaborare con Eugenio Garcia per mettere su una campagna ad hoc. Una telefonata iniziale tra i due ha creato l’accordo: “Questa è l’occasione che stavamo aspettando”. Questa è la storia di come Garcia e un gruppo di pubblicitari siano riusciti a rovesciare uno dei regimi più repressivi al mondo e oggi è finita in un film: “No”. La pubblicità può anche essere utilizzata con un fine positivo e non solo per consigliare o manipolare l’opinione pubblica. Quando Garcia e Celedon hanno iniziato a discutere della strategia da tenere non immaginavano il futuro successo e anzi temevano di non farcela: dovevano convincere il popolo a non lasciarsi spaventare né intimidire dal voto contro il regime. Il “No” è un concetto negativo, è difficile da vendere come qualcosa di positivo dice oggi Garcia che vive a Santiago: “Il ‘No’ non era una persona, non era un candidato. Non aveva una personalità né etica o estetica. Il primo lavoro fu quello di creare un ‘prodotto’ che avrebbe dovuto conquistare la massa. Quale messaggio sarebbe stato in grado di unire tutti i cileni giovani e non giovani?”. Il primo pensiero è stato quello di utilizzare i filmati con gli orrori del regime fatti di esecuzioni, arresti e torture per ricordare agli elettori i crimini di Pinochet ma poi è arrivata la svolta: l’odio non avrebbe battuto l’odio. I creativi si spinsero oltre e decisero di promuovere un messaggio positivo, qualcosa in grado di galvanizzare la nazione per contrastare la paura e l’oppressione. Garcia capì che avrebbe dovuto trasmettere il sole ai cittadini e arrivò lo slogan: “La alegría! Chile, la alegría ya viene”. Garcia ha spiegato che in spagnolo ‘Alegria’ significa un sentimento collettivo e non solo la felicità e questo “trasmette molto di più rispetto al carnevale o a una festa”. “Dopo anni di repressione, il paese aveva bisogno di vivere in pace”.

L’ARCOBALENO – L’obiettivo è stato quello di trovare il modo giusto per riempire quei 15 minuti al giorno disponibili per 27 notti: è stato ideato un logo, un semplice arcobaleno e poi bandiere, striscioni, manifesti e magliette. Di fronte alle torture mosse da Pinochet, inizialmente la campagna piena di colore e leggerezza mossa dal fronte dei “No” sembrò quasi una mancanza di rispetto verso le vittime del regime. Garcia ha spiegato: “Non avevamo bisogno di uccidere Pinochet ma di rinsaldare lo spirito del paese”. La prima trasmissione è iniziata con un arcobaleno dipinto, la parola “No” e in sottofondo le note di una canzone orecchiabile, poi la camera si è spostata su Patricio Banados, uno dei lettori di notizie più amati del paese fino a quando non è stato cacciato dal governo: “Cile, la gioia è sulla strada giusta”. Oggi, questa forma di espressione può apparire banale ma allora segnò una grande rivoluzione e colpì di sorpresa il regime di Pinochet. La campagna del “Si” fu “terribile” ha raccontato Garcia, inoltre gli scagnozzi di presero di mira gli avversari. Malmenati o licenziati dal loro posto di lavoro: questo il prezzo da pagare per manifestare l’alternativa. “Molti di noi sono stati minacciati e malmenati durante la campagna del ‘no’. Spiavano le nostre telefonate e con le loro auto ci seguivano fin davanti la porta di casa. Nessuno di noi riusciva a dormire, per timore o per l’adrenalina” ha detto Garcia. È stato proprio il loro coraggio a spingere i cittadini a fare altrettanto e a opporsi a Pinochet e il 5 ottobre si sono presentati in milioni alle urne: l’afflusso più alto mai registrato che ha portato alla vittoria dei ‘No’. “Il giorno della vittoria, il clima era fantastico, le persone in strada abbracciavano i poliziotti. C’erano magliette con l’arcobaleno ovunque”. Nel 1990 il Cile ha assunto un governo democratico mentre Garcia ha cambiato mestiere: “Sentivo che un capitolo della mia vita si era concluso. Quando si ottiene quello che si vuole per che cosa si deve combattere?”

(Photo Credit/Getty Images)