Claudio Moffa contro tutti

21/10/2010 - Excursus sulle posizioni controverse del prof negazionista che ha fatto scalpore:  dubbi sulla Shoah, Israele dietro l’ 11 settembre e parole di ammirazione per l’umanità di Ahmadinejad. Oramai tutti sanno chi è il professor Claudio Moffa perché una decina di

     
 

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Excursus sulle posizioni controverse del prof negazionista che ha fatto scalpore:  dubbi sulla Shoah, Israele dietro l’ 11 settembre e parole di ammirazione per l’umanità di Ahmadinejad.

Oramai tutti sanno chi è il professor Claudio Moffa perché una decina di giorni fa le sue oramai famose posizioni revisioniste riguardo alla Shoah sono tornate alla ribalta. L’opinione pubblica, abituata ad associare il negazionismo a Ahmadinejad o al massimo a qualche prete pazzo ha avuto una bella doccia fredda. Un docente universitario, uno storico dal curriculum chilometrico mette in dubbio l’Olocausto così come ci è sempre stato presentato, e non solo quello. Nel suo sito ricco di saggi, dossier, ricerche e articoli non si parla solo di Shoah ma anche della responsabilità di Israele dietro l’attentato alle Twin Towers e alla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni vittima di un incidente aereo nel 1962.

ISRAELE DIETRO L’11 SETTEMBRE -  In un articolo uscito l’anno scorso su policamentecorretto.com, Moffa affermava che, riguardo all’attentato alle Torri Gemelle “attraverso i primi articoli su internet e testate cartacee di sinistra, e soprattutto con un saggio pubblicato nei Quaderni di Contropiano nel gennaio 2002 sostenevo – già allora – che il vero obiettivo dell’attentato era creare un clima di odio fra mondo arabo e Occidente, e in particolare, fin dal settembre 2001, colpire e distruggere l’Iraq di Saddam Hussein“. In un altro saggio dal titolo eloquente I tre aspetti “soggettivi” dell’unitarietà dei teatri di crisi afghano e palestinese, la cosiddetta nuova “Yalta”, il sostegno sionista all’estremismo islamico e l’ombra di israele negli attacchi dell’11 settembre si parla delle connivenze e convergenze tra lo stato della Stella di David e terrorismo islamico, che nell’11 settembre hanno trovato il loro più perfetto coronamento. Il presupposto è quello che ci sia una inscindibile relazione, anzi, linkage,  tra lotta al terrorismo islamico e questione israeliana e che sia prima che dopo l’11 settembre fosse sotto gli occhi di tutti il rapporto tra il Mossad e Bin Laden e tra Israele e estremisti islamici in Cecenia, Kosovo e Bosnia. Ma tornando agli attentati del 2001, Moffa afferma che considerando la dinamica complessa, il tempo necessario per prepararli, il numero considerevole di persone coinvolte attivamente, e “l’accertata capacità dei grandi servizi segreti del mondo (a cominciare dalla Cia e dal Mossad) di monitorare, se non addirittura di infiltrarsi in quale che sia organizzazione “eversiva” del pianeta, è evidente che gli attentati dell’11 settembre hanno goduto della copertura indiretta, se non dell’aiuto diretto di centrali occulte di potere, che molto probabilmente hanno ben poco a che fare – almeno immediatamente – con l’Islam e con i paesi della “lista nera” che si intenderebbe colpire”. Moffa abbraccia quindi la tesi cospirazionista simile a quella di Giulietto Chiesa ma si discosta dalle posizioni di quest’ultimo nella misura in cui include il Mossad nella cabina di regia accanto alle lobby deviate statunitensi. Ecco alcune delle argomentazioni a supporto: “la notizia che 4000 impiegati ebrei sarebbero stati invitati dal Servizio di Sicurezza israeliano (Shin Beth), proprio il giorno dell’attentato, a non recarsi al lavoro nel World Trade Center. (…) Il dato di fatto che il grande-affittuario delle due Torri distrutte Larry Silverstein – un ricco finanziere ebreo, frequentatore di Rabin, Nethanyau e Barak e presidente dell’American Jewish Congress – aveva siglato il contratto d’affitto quell’aprile (un contratto che perdeva validità proprio in caso di attacco terroristico) e che, grazie a questa clausola e alla parallela e separata assicurazione di rito, avrebbe guadagnato dall’abbattimento dei due grattacieli all’incirca 1,3 miliardi di dollari“. Insomma, Israele che vuole spingere gli Stati Uniti allo scontro di civiltà e proprio facendo loro capire cosa significa avere il “nemico in casa” se ne conquista empatia e incondizionato sostegno economico e politico.

MATTEI UCCISO DA ISRAELE – Ma uno degli argomenti che a distanza di decenni ancora infiammano il docente antisionista è la morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni scomparso in un incidente aereo nel 1962. Moffa, che ha scritto fior di saggi e libri sul tema, considera evidente la responsabilità di Israele. Nell’articolo “Il caso Mattei e il conflitto Arabo-Israeliano (1961-1962)” pubblicato su Eurasia tre anni fa e in una relazione di agosto, il professore sostiene che Eni non avesse mai nascosto le sue riserve nei confronti dello Stato ebraico e che ” la questione-Israele sia stata centrale in tutta la battaglia di Mattei non solo per ragioni oggettive e “geografiche” – in Israele non c’è petrolio – ma anche per un di più di soggettivo e volontario che anima la linea di azione del fondatore dell’ENI, e di cui il rapporto strettissimo con Nasser e il sostegno attivo alla guerra di liberazione algerina sono gli emblemi principali”. Ricapitolando, Mattei, ex partigiano vicino ai movimenti anticoloniali e anti-imperialisti, per il sostegno offerto  al Fronte di Liberazione Nazionale algerino contro la Francia e per lo stretto legame di amicizia che lo legava all’allora presidente egiziano Nasser considerato a quel tempo un nuovo Hitler per la sua spinta antisionista entra nel libro nero di IsraeleMoffa afferma inoltre che la demonizzazione di Nasser messa in atto negli anni Sessanta ha spianato la strada alle “mostrizzazioni successive, Saddam Hussein ieri, Ahmedinejad oggi”.

     
 

4 Commenti

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  2. Gherardo Maffei scrive:

    Il professore Claudio Moffa non è il solo docente universitario revisionista. Ricordo perfettamente una vicenda simile avvenuta all’Università di Roma. Anche alla Sapienza di Roma c’è stata una campagna di stampa simile e ha avuto come bersaglio il docente universitario Antonio Caracciolo. Ricordo pure che dopo le affermazioni simili del docente, l’allora governatore del Lazio Piero Marazzo, affermare che gli sarebbe piaciuto guardarlo negli occhi. Salvo dimenticare che gli occhi gli doveva abbassare lui dalla vergogna e non il docente universitario.La verità ci rende liberi, è il metodo di ricerca storiografico stesso che per forza di cose è revisionista,non esiste una storia sacra dogmatica,la soah non può diventare il nuovo culto di stato imposto a tutti per legge (anche agli atei?)chiedere il licenziamento dei professori revisionisti, mettere in galera gli storici revisionisti, invocare la repressione e la censura è puerile,patetico,poco intelligente nell’era di internet. Stiamo tornando al medioevo, alla inquisizione, al processo alle streghe, coi relativi roghi in piazza per le streghe revisioniste!

  3. Davide scrive:

    Su 11 settembre tutte chiacchiere ampiamente sbufalate : http://undicisettembre.blogspot.com/

  4. Flavio giuliano scrive:

    Continuo a pensare che le idee, anche quelle più opinabili, non possano essere combattute a colpi di regole normative. Si aprirebbe la via a precedenti pericolosi, oggi si tratta dei revisionisti …e domani???
    Inoltre tutta questa campagna contro i negazionisti è servita solo ad accendere i riflettori sugli stessi provocando un’ulteriore diffusione delle loro tesi, peraltro non nuovissime, già nel primo dopoguerra Paul Rassinier, socialista francese internato nei lager nazisti, aveva sostenuto che le camere a gas non erano mai esistite.
    Far passare i negazionisti per martiri, perseguendoli giudiziariamente, sarebbe del tutto paradossale e favorirebbe solo il loro gioco. Da considerare infine che in un mondo globalizzato da internet basterebbe per i negazionisti spostare le loro argomentazioni su qualche sito straniero per continuare a diffondere le proprie discutibili (ma non perseguibili)opinioni.

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