La moglie di Vallanzasca: “Presto il mio libro e il film su Turatello”

Antonella D’Agostino annuncia “Faccia D’Angelo”, racconto in cui ripercorre la vita del grande rivale di suo marito. La vita di...

Antonella D’Agostino annuncia “Faccia D’Angelo”, racconto in cui ripercorre la vita del grande rivale di suo marito.

La vita di Francis Turatello raccontata dalla moglie di uno dei suoi più acerrimi rivali. Il progetto è vicino alla realizzazione. L’opera è già stata depositata, col titolo di “Faccia D’Angelo, la vera storia di Francis Turatello”. E sarà presto pubblicata. La firma è quella di Antonella D’Agostino, compagna di vita del Bel Renè, Renato Vallanzasca, il bandito che come Turatello ha insanguinato e seminato terrore nella Milano degli anni ‘70. Una storia particolare quella dei due: prima l’un contro l’altro armato, fin dalla giovinezza (la banda del primo era maggiormente dedita a rapine e sequestri, quella del secondo al controllo delle bische clandestine e allo sfruttamento della prostituzione), poi un avvicinamento che li porterà a stringere una forte amicizia.

L’autrice, una signora che Turatello l’ha conosciuto molto bene, di persona, e fin dalla adolescenza, parla con noi del libro e del rapporto tra suo marito e il protagonista del racconto. “Si tratta di un libro dal quale sarà poi quasi sicuramente tratto un film – dice soddisfatta Antonella – diversi produttori si sono già fatti avanti. Mi farebbe piacere toccasse ancora una volta ad Elide Melli, già produttrice de Gli Angeli del Male (il film di Michele Palcido su Vallanzasca appena presentato a Venezia e di prossima uscita nelle sale, nda).

Come mai l’idea del libro?

La ritenevo una storia degna di essere raccontata, Francesco per me è stato come Renato, un fratello. Con Renato c’è stata un’“evoluzione” col passare degli anni. La fratellanza s’è tramutata in amore, fino al matrimonio. Con Francesco, che era un po’ più grande di me, questa fratellanza è rimasta nel tempo, e dura ancora adesso. Non voglio salvarlo da niente, per carità, ma credo vada raccontato, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Quali pregi e quali difetti?

Premetto che non ometto niente, sono molto severa: spietatezza ma nello stesso tempo generosità e umanità. Sono caratteristiche che si contrappongono, ma fortissime.

A quanti anni e come lo hai conosciuto?

Avevo 13 anni. Lui 17. Conoscevo già Renato. Io lavoravo in via Montenapoleone, lui faceva il commesso in via Manzoni, in un negozio di tappeti.

Che impressione le aveva fatto? Com’era Turatello a quei tempi?

Ricordo che faceva boxe. Era una persona pacata, tranquilla, educata, normalissima.

Come ha vissuto il passaggio da Turatello avversario di Renato al Turatello grande amico?

Questa avversità non c’è mai stata in realtà. Io ho vissuto in prima persona questa storia. Erano i ragazzi di Turatello a i ragazzi di Renato che fomentavano pettegolezzi. Due bande di delinquenti che vivevano l’invidia, come fossero due squadre di calcio. Si facevano cose per aizzare loro due, ma in realtà Renato e Francesco provavano molta simpatia l’uno per l’altro. Francesco magari era sorpreso dal coraggio di Renato, fino a ritenerlo un pezzo da novanta, Renato era affascinato da un personaggio molto carismatico, serioso, potente. Se non ci fossero state le bande e le rivalità sarebbe stato diverso. Quando si sono incontrati si sono capiti subito.

Ma le cronache del tempo parlano d’altro…

C’è stato solo uno scontro dovuto ad una vigliaccata. Qualcuno di Francesco ha minacciato la compagna dell’epoca, Consuelo, che aveva avuto un bambino da Renato, ma Francesco non ne sapeva nulla.

Quando si parla di Vallanzasca e di Turatello si parla inevitabilmente della fine di Francis, avvenuta in carcere. Come ha vissuto e come vive lei i sospetti e le voci che a uccidere Turatello sia stato un ordine di Renato? L’enigma non è ancora stato risolto…

Non ho mai avuto nessun dubbio. Quando è successo ero vicinissima a Renato. So come l’ha vissuta, so come si è disperato. Nella vita reale non è come appare dai giornali. Quando è successa quella disgrazia Renato non aveva nessuna possibilità di comunicare con nessuno perché era nei braccetti della morte, non vedeva e non parlava con nessuno da anni. L’unica persona che poteva avere contatti con lui ero io, ma tramite gli agenti. E pochissime volte. Vallanzasca non c’entra niente. Credo che Renato abbia voluto più bene a Francesco che a suo fratello.

Cosa avevano in comune e cosa li distingueva?

Beh, in comune niente. Erano due persone completamente diverse. Renato è un ragazzo, ancora adesso. Francesco a diciotto era già uomo.