Celebrità inutili in politica: anche gli Usa nel loro piccolo…

30/10/2008 - Poco memorabile, ma di grande impatto mediatico, fu l’esperienza di James George Janos, noto ai più come Jesse Ventura, wrestler di successo riciclatosi prima come attore (uno dei film cui ha partecipato è Predator, nel 1987, al fianco… dell’attuale governatore

     
 

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Poco memorabile, ma di grande impatto mediatico, fu l’esperienza di James George Janos, noto ai più come Jesse Ventura, wrestler di successo riciclatosi prima come attore (uno dei film cui ha partecipato è Predator, nel 1987, al fianco… dell’attuale governatore della California), quindi come telecronista, infine come politico, concorrendo come indipendente (e prima ancora per il Reform Party) alle elezioni a governatore del Minnesota nel 1998. A dispetto di ogni pronostico, contro avversari ben più favoriti (e secondo molti assai più competenti), Ventura riuscì a stupire l’America, vincendo la corsa con un margine ridotto. Nel giro di brevissimo tempo, si diffusero per tutto lo stato t-shirt e gadget riportanti la scritta “Il mio governatore può fare a pezzi il tuo governatore”. Purtroppo per lui, amministrare uno stato si rivelò assai più complicato che fingere di prendere a pugni avversari sul ring e, fin dai primi giorni di mandato, si inimicò la stampa delle Città Gemelle St. Paul e Minneapolis. La non esaltante performance alla guida del Minnesota lo portò a non ripresentarsi per un secondo mandato, mettendo fine alla sua carriera politica nel 2002.


ARNOLD CONTRO ARNOLD
– Sempre in tema di anabolizzati al potere, grande scalpore destò, nell’anno 2003, la partecipazione (con vittoria finale) di Arnold Schwarzenegger alle elezioni per la carica di governatore del soleggiato stato della California. L’attore ed ex culturista dai natali austriaci è, senza ombra di dubbio, la più grande celebrità mai candidatasi per una carica nella storia degli Stati Uniti. In concomitanza con l’inizio del declino della sua carriera cinematografica, sancito da pessimi risultati al box office, Schwarzenegger si dedicò con sempre maggior impegno e interesse alla politica, prima come consulente dell’ex governatore Pete Wilson, con deleghe relative all’educazione fisica e al fitness, quindi come attivista per la raccolta firme contro il governatore Gray Davis, azione che portò al voto per la revoca del suo mandato. La star del genere action spaccamuscoli di fine anni 80 e primi anni 90 decise – poco dopo l’uscita nelle sale del terzo episodio di Terminator – di annunciare la propria candidatura a governatore dalla poltrona di ospite del Tonight Show di Jay Leno. Con una imponente campagna elettorale, non fu per lui difficile sbaragliare tutta la concorrenza, composta da politici di professione quali il primo sconfitto Cruz Bustamante, ma anche, grazie alla particolare pazzia californiana e per la serie “only in America”, personalità quali Jerry Springer, noto presentatore di talk-show a sfondo trash al cui confronto l’opera omnia di Maria De Filippi è un trattato sul galateo e sulla buona educazione, la pornostar Mary Carey, che presentava un alquanto interessante piano economico che prevedeva la tassazione degli interventi di chirurgia plastica (“Se puoi permetterti di rifarti le tette, puoi permetterti di pagare un po’ più di tasse” fu uno slogan della Carey) e, last but not least, Gary Coleman, indimenticato protagonista della serie “Arnold”, ora guardia giurata di un supermercato. Travolti avversari di tale caratura, Schwarzenegger, nel corso degli ultimi anni, ha saputo mettersi in evidenza come un leader politico trasversale (repubblicano, ma molto vicino, causa consorte, al clan dei Kennedy), capace di intraprendere battaglie ambientaliste spesso in aperta critica con il partito d’appartenenza, convincendo i californiani a confermargli il mandato nel 2006.

4 NOVEMBRE: NON SOLO OBAMA VS MCCAIN… – Ultimo, ma solo in ordine cronologico, a gettarsi nel calderone della politica dal trampolino dell’entertainment è il comico Al Franken. Rinomato autore del Saturday Night Live, la più longeva trasmissione a sfondo comico-satirico della storia televisiva americana, Franken – pro-choice, a favore di un più rigido controllo delle armi, dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e di una pressione fiscale progressiva sui redditi – non ha mai nascosto le sue simpatie liberal. Si narra persino che negli anni d’oro del SNL avesse sbattuto il telefono in faccia all’allora segretario di Stato Henry Kissinger, che contattò lo studio per prenotare dei biglietti per suo figlio (“Sai, non fosse stato per i bombardamenti in Cambogia di dicembre, avresti potuto avere i tuoi fottuti biglietti!”, esclamò un furente Franken). Tra i più feroci critici dell’amministrazione Bush, contro la quale ha anche scritto un libro accusatorio dal titolo che non lascia spazio a interpretazioni (“Balle”), Franken è attualmente in corsa per un posto al Senato americano in rappresentanza del Minnesota, suo Stato natale. Una carica che, fino al 2002, fu coperta dal democratico Paul Wellstone, morto in un incidente aereo e sostituito dal repubblicano Norm Coleman, attuale sfidante del comico. Dopo aver superato la prova delle elezioni primarie, Franken ha ricevuto l’appoggio del Minnesota Democratc Farmer Labor Party e, al momento, i più recenti sondaggi lo danno in vantaggio, seppur di poco, sull’avversario repubblicano. Il 4 novembre, giorno in cui gli americani decideranno il loro prossimo presidente, sarà noto anche l’esito della scommessa di Franken, ennesima celebrità prestata alla politica. E Robin Williams avrà ancora più materiale su cui lavorare. Sempre che non decida di candidarsi lui stesso.

     
 

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