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Romano Prodi e la mortadella: una breve storia

Al principio fu Nino Strano. L’apertura della prima pagina di Libero su Prodi e la mortadella è frutto della simpatica “scenetta” che mise in piedi il senatore di Alleanza Nazionale il giorno della caduta del governo di Romano. Anche se le radici del soprannome si perdono nella storia (sic) della pubblicistica italiana.

PRODI MORTADELLA – Narrano le cronache che il primo a portare una mortadella vicino a Romano Prodi fu Corrado Guzzanti, il quale si presentò con il salume al guinzaglio del professore durante un’imitazione. Lo scherzo, forse derivato dalle origini emiliane del professore, venne ripreso come tormentone da Ezio Greggio a Striscia la notizia e cominciò quindi ad essere poi riportato come nomignolo nelle cronache politiche di basso ed alto livello. Fino alla prima pagina di Libero di oggi:

prodi mortadella libero

NINO STRANO, PROI E LA MORTADELLA – L’apoteosi della mortadella arrivò il giorno della caduta del secondo governo Prodi. Il 24 gennaio 2009 l’onorevole Nino Strano festeggiò il risultato del voto con questo video:

E scatenò la “fantasia” – si fa per dire – degli avventori:

LE SCUSE DI STRANO – Secondo l’anedottistica d’epoca la mortadella venne portata da Domenico Gramazio, suo compagno di partito. Nino Strano è poi entrato in Futuro e Libertà. Qualche tempo dopo si scusò del gesto:

Sono dispiaciuto, ricreduto, mortificato». Non è una giornata facile per il senatore Nino Strano: sembra sia stato ricusato dal Popolo della libertà per manifesta scostumatezza. «Mi hanno detto che Berlusconi avrebbe dichiarato…». Tolga il condizionale. «Sono affranto, è un momento orribile per me. E resto incredulo». L’ etichetta di supercafone un po’ se l’ è meritata. «Ho inviato una mail di scuse a ciascuno dei senatori». Quelle foto in giro per il mondo! «Una mia mail di scuse è giunta anche a Romano Prodi». Non basta. «Anche ai ministri». Non basta. «Ho acquistato un’ intera pagina del quotidiano La Sicilia nel giorno in cui Gianfranco Fini, il mio leader, è giunto nella mia terra. Scuse a carattere cubitali». Lei adesso è il male da estirpare. «Me ne sono accorto, e non capisco». Gianfranco Fini, poveretto, cosa può dire? «Mi onoro dell’ amicizia sua». Comanda Berlusconi. «La cosa che più mi colpisce è questa accusa di indegnità». Potrebbe dire: avrò mangiato la mortadella, ma ladro non sono. «Mai rubata una mela». Ha taroccato capitolati di appalti, concorsi? «La mia vita di amministratore è lucente». Tangenti? «Ero ricco e con la politica sono divenuto povero». Resta la mortadella ficcata in bocca. «Ma ho detto che sono affranto, disperato di quel gesto». Ma ha capito che è tutto cambiato? «Chiudere la mia vita politica per indegnità è un offesa al mio onore, alla mia famiglia, una cosa veramente impossibile da descrivere».