Siamo sicuri di sapere davvero cos’è l’inflazione? Se ne parla spesso in modo confuso, errato, quando non interessato ad allarmare l’opinione pubblica. Noi, se possibile, proviamo a vederci un po’ più chiaro.
Sono molte le cassandre di un mondo preda dell’inflazione, divorato nella sua ricchezza e unito a invocare soluzioni politiche. Tra tutte scelgo Giannini di Repubblica.it (non me ne voglia) perché emblematico della
confusione che monta intorno.
NON CE LA RACCONTANO TUTTA – Parlare in termini catastrofici di una inflazione italiana al 3,6% fa sorridere. Economisti come Allsopp hanno appena sottolineato come, nonostante il petrolio, l’inflazione sia piuttosto contenuta. L’Italia è passata da inflazione a due cifre, il che rende il tasso attuale uno starnutino. Oltretutto è tutta l’Europa vanta un aumento, tanto che in Germania l’inflazione è del 3,0%, in Spagna del 4,7% e in Belgio del 5,2%. Le preoccupazioni delle autorità monetarie europee riguardano l’evoluzione futura, non l’inflazione attuale. Lo stesso Friedman, chiamato in causa a sproposito, oltre ad aver sottolineato la natura monetaria dell’inflazione ha sempre proposto politiche coerenti con inflazione al 3-5%, il che dà la misura dello stato dell’informazione attuale. Peggio ancora è metter in mezzo il prestigioso Economist per dire che l’inflazione è tornata, senza avvisare che i suoi ottimi articolisti, confermando che i rialzi del petrolio non si sono ancora scaricati sul generale indice dei prezzi, evidenziano che sull’inflazione mondiale al 5,5% (vedi Friedman)
pesano paesi emergenti mai particolarmente virtuosi come Russia, Venezuela e Argentina.




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Beh guarda, se Sarko ha avuto il coraggio di dire che l’incremento nei prezzi dei generi alimentari prova la lungimiranza della PAC direi che ormai si può dire tutto.
Perché, quella di tassare i petrolieri per “calmierare” il prezzo della benzina, dove la metti?
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dopo la lettura di queste auliche pagine ho finalmente capito….
ma ‘e cozze io ‘e venn’ sempre a tre euro ‘o kilo
Bel pezzo ma che Giannini abbia seguito lo stesso corso di economia della Radio Scuola Elettra dove hanno dato il diplomino anche a Tremonti è cosa risaputa.
L’unica cosa che sottolinerei è che lo sganciamento delle monete dalle base aurea ha portato l’inflazione ad essere il facile sfogo di tutte le tensioni monetarie e di mercato possibili.
Fare aggio o disaggio sull’oro è stato per secoli il segnale sicuro della crisi di un determinato sistema economico-politico.
Il discorso sarebbe lungo e complicato ma basti pensare che mentre negli USA si masturbano sui futures sulle commodities e su titoli sempre più sintetici i Cinesi comprano campi agricoli e aziende in tutto il Mondo.
più facile sfogo, necessaria conseguenza.
sfondi una porta aperta.
più che facile sfogo, necessaria conseguenza.
sfondi una porta aperta.
L’Euro forte ha dato una mano nel contenere la crescita dei prezzi, in caso contrario l’effetto petrolio avrebbe avuto un impatto ben superiore sui prezzi interni. L’inflazione futura e’ un po’ un’incognita, dipende soprattutto da quanto tempo restera’ a questi livelli il prezzo del petrolio. E’ questo che spaventa la Bce (anche perche’ la situazione rigida di alcuni settori somma l’inflazione passata a quella futura, essendo poco elastica nel ridurre i prezzi tra l’una e l’altra).
PS storicomicomaneanchetanto: non dimenticare che per l’alto prezzo del pane una regina ha perso la testa. E’ piu’ pericoloso sottovalutare la gente che l’inflazione. Vedi pescatori a Bruxelles.
> “i Cinesi comprano campi agricoli e aziende in tutto il Mondo.”
Chiamali scemi! Stanno pure prendendo accordi importanti con Stati africani, ricchi di materie prime, sia per la sua “fame” di materie prime, sia perche’ “chi controlla le materie prime controlla il mondo”.
Scusate se scrivo di seguito, pero’ questa volevo condividerla: http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2008-06-05_105221541.html
Una regina ha perso la testa nel periodo di maggior ricchezza della storia di Francia pre-rivoluzionaria.
La folla si aizza quando ha paura di perdere ciò che ha conquistato indipendentemente da quanto sia o non sia già ricca.
Oggi in Europa i pescatori di Bruxelles hanno paura di non poter mandare due figli all’università per questo protestano, non perchè gli manchi il pane.
Non giova far notare che non c’è mai stato, e dico assolutamente mai, dalla preistoria ai giorni nostri, un periodo di cotal ricchezza e così tanto diffusa in Europa.
E che tutta questa ricchezza ha cominciato a diffondersi alla metà degli anni sessanta, ma si è rafforzata e radicata dopo la metà degli anni settanta… cioè… proprio quando il famigerato gold-standard è stato abbandonato e l’economia si è progressivamente trasformata in inflazionomia.
L’effetto “netto” è stata la trasformazione dell’economia da una economia fondata sul risparmio-investimento ad una fondata sul debito-speculazione.
Il che si riperquote nelle tasche di noi “proles” con l’impossibilità del risparmio.
Tutti noi siamo dei “true-believer” e la cosa che temiamo di più è l’impossibilità di “sperare” in un futuro migliore del presente che abbiamo, poichè in qualche modo “sentiamo” che questo presente è “speculativo”.
Tanto più orrendo è ingiusto ci viene dipinto il presente tanto più speriamo in un futuro “migliore” senza vedere che il presente che abbiamo è ben migliore del miglior futuro in cui i nostri predecessori potessero sperare.
Circa il prezzo del petrolio. Normalizzando i dati rispetto ai salari e sopratutto rispetto all’M3 e al concambio, negli 70 il petrolio costava molto più di ora.
Anche solo normalizzando rispetto al concambio l’aumento è stato del 7% all’anno di media in 10 anni, rispetto anche all’M3 è del 4,5% dal 1998 al 2008…
Mi pare che più chiara di così la causa dell’aumento del prezzo del petrolio non possa essere, sempre a scanso di equivoci su chi dice che abbiamo passato il picco.
Inferire soluzioni con questo sistema è troppo semplicistico, purtroppo. Qualunque storico dell’economia potrebbe controbattere che il gold standard si prende un bel pezzo di “merito” per la grande depressione (non sono americana!) di fine anni ’20 inizio anni ’30.
Anche la crisi del ’29 è stata una crisi monetaria innescata da una brusca contrazione della circolazione, operazione che fu denunciata da pochi senatori dell’epoca in tempo utile.
Soprattutto furono le politiche messe in atto dopo ad allungarne la durata.
Come di questa crisi, l’effetto “netto” di quella fu una concentrazione di asset fisici in un numero ridotto di soggetti a mezzo della svalutazione di asset speculativi in mano ad un gran numero di mani.
Mi riferivo alla parte del commento in cui mi sembrava attribuissi i meriti della crescita del dopoguerra al regime di convertibilità di Bretton Woods. Il senso del mio commenta era che le soluzioni, purtroppo, non possono essere inferite da un solo episodio.
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