Salvatore Ligresti, cosa Bollorè in pentola?

13/10/2010 - Emblema del capitalismo relazionale e gerontocratico – quel sistema nascosto, felpato un tempo chiamato “foresta pietrificata” – per l’ennesima volta trova il modo di salvarsi grazie a Mediobanca. Sono di questi giorni le notizie relative al finanziere francese Bollorè il

     
 

di

Emblema del capitalismo relazionale e gerontocratico – quel sistema nascosto, felpato un tempo chiamato “foresta pietrificata” – per l’ennesima volta trova il modo di salvarsi grazie a Mediobanca.

Sono di questi giorni le notizie relative al finanziere francese Bollorè il quale, socio di Mediobanca ed a capo di un gruppo del sindacato di controllo, sta aumentando la sua partecipazione nel capitale di PREMAFIN cosa che ha determinato una rapida e sostanziosa ripresa della medesima PREMAFIN e della controllata Fondiaria SAI.Il motivo per occuparsene è che la Premafin è una finanziaria di partecipazioni che fa capo all’ing. Salvatore Ligresti personaggio fondamentale ed architrave del sistema italiano di capitalismo relazionale e gerontocratico. Ligresti infatti a titolo personale o attraverso qualcuna delle sue società controllate e partecipate, possiede partecipazioni fondamentali ai fini del controllo di società cardine del sistema economico e finanziario italiota. Da Mediobanca ad RCS (Rizzoli Corriere della Sera), da Pirelli ad altre che non serve neppure nominare. Tutte queste società accolgono nel loro sindacato di controllo e nel management personaggi che si ritrovano in ciascuna delle altre società a costituire insomma un “sistema” che è di reciproco appoggio ed assistenza.L’operazione di acquisto che Bollorè ha compiuto per Premafin si inquadra in questa logica e pare prodromica alla salvezza del gruppo di don Salvatore Ligresti che si trova con fortissime esposizioni finanziare sia per le sue società personali che con la grande Fondiaria SAI. Anzi, la Fondiaria SAI si è trovata ad essere acquirente di immobili ceduti da altre società di Ligresti per circa 530 milioni cosa che in momenti di difficoltà del mercato immobiliare non riempie di gioia i piccoli azionisti di Fondiaria. Che il mercato immobiliare sia in crisi lo dimostrano i salvataggi della Risanamento di Luigi Zunino piuttosto che di Pirelli RE che sta mettendo a dura prova Tronchetti Provera.

CERTI DEBITORI SONO PIU’ UGUALI DEGLI ALTRI – La vicenda dei salvataggi conduce diritti diritti all’altro punto cruciale del capitalismo relazionale: le banche. Impegnate in finanziamenti multimiliardari, ad evitare perdite multimiliardarie nei loro bilanci, si stanno mostrando propense a salvataggi mediante consolidamenti ed operazioni assai complesse che alla fine lasciano i debitori saldi in sella se e solo se i debitori sono dell’importanza e del rilievo sistemico di Salvatore Ligresti. Ma chi è Salvatore Ligresti? Come si è costituita la sua fortuna?  Nativo di Paternò, si laurea in Ingegneria a Padova da dove si muove per cercare fortuna a Milano. L’edilizia è il suo campo d’azione ed in questo campo che costruisce la sua fortuna che estende pian piano alla finanza sulla scorta degli insegnamenti di due conterranei piuttosto discussi ai loro tempi come Michelangelo Virgillito e Raffaele Ursini. A Milano Ligresti incrocia anche la famiglia di avvocati Larussa che per un certo tempo ne curano alcuni interessi. L’attività di costruttore, di grande costruttore, pone Ligresti a contatto con la politica che a Milano ed in Lombardia si sta craxizzando con la quale stringe rapporti sempre più stretti. A Milano Ligresti si sposa, e si sposa con Giorgina “Bambi” Susini il cui padre svolgeva il confortevole mestiere di provveditore capo delle opere pubbliche in Lombardia.

HE’ S SHADY – Sono gli anni ’80 e Ligresti comincia a rastrellare quote di società importanti quali quelle prima nominate ed altre ancora. E’ del 1989 l’acquisizione della SAI, società assicurativa posseduta da Raffaele Ursini, acquisto assai controverso e confermato solo attraverso una durissima contesa giudiziaria nella quale si disputava sulla proprietà di un pacchetto di azioni SAI che Ursini rivendicava e Ligresti sosteneva essere suo avendo versato il corrispettivo ad Ursini. Troppo complicata la vicenda per riassumere qui questa storia della quale si parla anche per evidenziare l’origine piuttosto opaca delle fortune sia di Ursini che di Ligresti. Del 1990 è un articolo della rivista americana Forbes che, nel compilare l’elenco dei paperoni del pianeta, include don Salvatore valutando la sua fortuna personale in 1,4 miliardi di dollari ma non mancando di definire “shady” l’origine della sua ricchezza. E shady sta per ambiguo, di incerta origine, losco. Comunque sia la SAI diventa di don Salvatore che riprende la sua ascesa fino a quando, sono i tempi di Mani Pulite, viene arrestato e condannato per corruzione ad oltre 2 anni di carcere che sconterà con affidamento ai servizi sociali. In quel periodo,primi anni 90, di nuovo la magistratura cominciò ad interessarsi dell’origine della fortuna di Ligresti. Questo interessa fu suscitato in seguito all’entrata nelle indagini della società di costruzioni veneta Grassetto il cui proprietario aveva venduto a Ligresti prima di lasciare l’Italia “stufo di pagare tangenti”. Quel momento è di crisi finanziaria per Ligresti, crisi durissima dalla quale si salva con l’aiuto del grande vecchio, Enrico Cuccia gran patron di Mediobanca e nume tutelare del capitalismo senza capitali, uomo secondo il quale le azioni non si contavano ma si pesavano. E quelle di Ligresti pesavano moltissimo. Gli anni di Craxi furono un periodo fecondo per Ligresti per tessere rapporti, conquistare quote azionarie di società importanti ed entrare in contatto con personaggi quali De Benedetti ma anche Berlusconi del quale divenne simpatizzante al momento della discesa in campo.

LA MEDIOBACHETTA MAGICA – Mette conto per inquadrare Ligresti e quello che abbiamo definito “sistema” acennare alla conquista di Fondiaria da parte di SAI, la società di assicurazioni passata da Ursini a Ligresti. Era il 2001 con Fiat in crisi la quale, avendo un piede nell’energia, decide insieme ad altri soci di lanciare un’offerta pubblica di acquisto verso Montedison. Lo scopo di accrescere il suo peso nell’energia era per Fiat di acquisire una attività anti-ciclica cioè capace di generare cassa ed utili anche in periodi di crisi. La Montedison a sua volta era proprietaria di altre società tra cui la Fondiaria. Questa operazione suscita la contrarietà di Vincenzo Maranghi succeduto al defunto Enrico Cuccia come capo di Mediobanca. Ad un’opa occorreva opporre un altro acquirente ed ecco che viene individuato l’ing. Ligresti il quale verso Mediobanca aveva obblighi di quelli pesanti che vanno ricambiati. La SAI avanza dunque una proposta che andava sottoposta alla Consob che, dopo aver compiuto il suo vaglio, ritenne possibile solo un’opa di SAI verso Fondiaria. SAI semplicemente non aveva i quattrini per l’opa ed ecco che entra in azione Mediobanca e soprattutto il geniale finanziere Francesco Micheli e compiono il miracolo trovando soci potenti come JP Morgan, Mittel, Commerzbank ed altri che acquistano Fondiaria e successivamente la cedono alla SAI.

SALVATE IL SOLDATO LIGRESTI – Oggi, le azioni si pesano ancora, forse ancor più che ai tempi di Cuccia e comunque ne è convinto il gran capo della finanza italiana, il potentissimo Cesare Geronzi che appoggiato da Ligresti al momento della nomina a presidente di Mediobanca è stato appoggiato anche per divenire presidente di Assicurazioni Generali che a sua volta ed insieme ad Allianz è socia di Fondiaria SAI nella gigantesca operazione immobiliare milanese Citylife . Come è evidente, il cerchio del sistema si chiude con amici, soci e banche che si danno da fare per soccorrere il loro amico e sodale Ligresti oggi che la crisi morde di nuovo duramente. Intanto per inquadrare i fatti, cliccando su questo link e poi sul link in basso “partecipazioni al 3 dicembre 2009″ si potrà osservare il panorama delle partecipazioni finanziarie di Premafin che NON esaurisce tutte le società che fanno capo a Salvatore Ligresti. Ed infatti, il salvataggio avverrà mediante operazioni infragruppo, cioè tra due società facenti capo a Ligresti Sinergia ed IMCO. La Società Sinergia venderà alla IMCO una tenuta agricola, detta la Cesarina per 76 milioni di euro. La IMCO raccoglierà un totale di 150 milioni di euro sui 340 milioni già ristrutturati (!!!!). I fondi arriveranno da Unicredit quanto a 130 milioni e saranno garantiti da un’ipoteca su dei terreni edificabili siti accanto all’IEO a Milano e destinati ad ospitare la costruzione del CERBA Centro di ricerca biomedica aavanzata. Le risorse, saranno destinate a ripianare debiti verso la GE Capital e verso, guarda il mondo come è piccolo, Unicredit per 108 milioni.

L’ENT DELLA FINANZA – In soldoni, Unicredit rientra di 108 milioni verso Sinergia di Ligresti e concede 130 milioni di finanziamenti ad IMCO di Ligresti. Non c’è che dire: la quadratura del cerchio. Nell’ottica della capacità creditizia, della possibilità di essere suscettibile di finanziamenti, l’aumento della partecipazione di Bollore è in Premagin come sopra riferito, ha fatto schizzare in alto la quotazione sia di Premafin che di Fondiaria SAI. Per chi opera nella finanza e per gli azionisti di grandi società, le quotazioni sono un elemento vitale: sovente le azioni possedute si offrono alle banche a garanzia di finanziamenti ricevuti. Ovviamente il parametro sono le quotazioni, sicchè se la quotazione è alta e sale, la garanzia è solida ed il finanziamento viene concesso e tenuto in vita. Se viceversa una quotazione scende, sovente le banche chiedono rientri parziali del finanziamento. Nel caso di Premafin, l’elevatezza delle quotazioni è un aiuto per Ligresti per ragioni che l’eccesso di lunghezza sconsiglia di illustrare rinviando però all’articolo di Repubblica linkato qui. In molti consigli di amministrazione, da tempo don Salvatore è stato sostituito dai suoi figli ma il suo contributo relazionale, la sua conoscenza del mondo economico e finanziario, la sua lunghissima esperienza, di certo la sua intelligenza lo rendono personaggio insostituibile nel tenere in piedi quello che abbiamo definito il “sistema” non nascosto, ma riservato, felpato ma sempre potentissimo che di fatto rappresenta la perpetuazione con altri mezzi del sistama bancario-finanziario che una volta veniva definito come “foresta pietrificata”.

     
 

2 Commenti

  1. Fabio scrive:

    Ottimo pezzo.Bravo Elle.

  2. Pingback: The best of our best

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie