Che colore è uscito sulla roulette americana?
29/10/2008 - ED È QUI CHE INIZIANO LE BUONE NOTIZIE - La vittoria dei democratici, non solo alla Casa Bianca, ma nelle due camere del congresso, ci restituirà un’America un po’ meno entusiasta dell’economia globale, ma molto più attenta ai suoi conti.
ED È QUI CHE INIZIANO LE BUONE NOTIZIE - La vittoria dei democratici, non solo alla Casa Bianca, ma nelle due camere del congresso, ci restituirà un’America un po’ meno entusiasta dell’economia globale, ma molto più attenta ai suoi conti. Vista la sensibilità dell’opinione pubblica sull’argomento, i democratici ridurranno l’aumento delle tasse allo stretto necessario e taglieranno nei settori storicamente a loro meno graditi (agricoltura, spesa militare). Soprattutto mi aspetto una diminuzione delle importazioni e un innalzamento delle barriere doganali (gli USA hanno molto più margine di manovra su questo di noi europei), con l’obiettivo di difendere posti di lavoro e produzioni americane (non di aziende americane, ma realizzate negli USA), con l’intento esplicito di salvaguardare posti e salari. Vecchia politica? Forse, ma richiesta a
gran voce, perché gli americani amano solo una cosa più d’insegnare al mondo come vivere, sentirsi più ricchi di chiunque altro. E ora non ci si sentono più. Per qualunque economista che non abbia bruciato la foto di Keynes, tutti questi fattori indicano una probabile ripresa dei consumi interni e della produzione e una riduzione del deficit con l’estero. A questo aggiungeteci che le famiglie e il sistema produttivo statunitense è storicamente più reattivo degli altri agli stimoli (sia in positivo che in negativo). Certo ci saranno i debiti di questa crisi da pagare sui cui tempi è difficile fare previsioni, almeno fino a quando le grandi aziende e le banche non manderanno in giro bilanci meno terrificanti. Ma la ripresa non nascerà solo dal settore pubblico. Torniamo a quegli 1,6 trilioni di dollari di fondi che stanno tornando negli USA: seppur “tosati” dalle perdite di questi mesi, prima o poi torneranno in circolo nell’economia. L’impressione è che dopo la diaspora di questi anni verso paesi emergenti ed Europa diverranno molto più casalinghi, accentando rischi e rendimenti minori. Altra benzina per la vecchia locomotiva a stelle e strisce guidata dall’insolito macchinista Barack Obama. A lui dimostrare di essere capace di farle raggiungere la velocità massima.













Mi soffermo sul solo dato del dollaro.
Io sinceramente non so quanto ci si possa affidare al cambio euro dollaro in questa fase per carpire un qualsiasi rapporto di forza tra le economie europea e americana; il cambio è “drogato” da operazioni di carry trade più o meno scoperte (su IHC paventavo la cosa come una minaccia, qualche giorno fa una controparte bancaria mi ha detto che la cosa era già in atto, e ora si sta smontando), il che significa che venendo a ridursi la prospettiva di guadagno (materie in dollari in calo, tagli dei tassi ovunque e quindi incertezza sulla tenuta del carry) si vanno a smontare le operazioni portando a casa il guadagno… e smontare significa comprare dollari e vendere euro.
1,60 era probabilmente gonfiato dal carry, e forse 1,28 sconta l’effetto opposto.